GOMMONI DA COMBATTIMENTO

 Il recente Pescare Show di Vicenza ha offerto molte novità nel settore del gommone da pesca.

Un mezzo vincente

I pescatori di superficie hanno sempre apprezzato le loro doti più evidenti: leggerezza e facilità di varo-alaggio-rimessaggio, favorevoli prestazioni velocistiche e di consumo grazie all’ottimo rapporto peso/potenza, stabilità garantita dall’appoggio strutturale dei tubolari e anche facilità negli abbordi sia in fase di ormeggio che di accostata ad altre barche.

Ma come dev’essere un gommone da pesca?

Stabiliamone la misura ottimale, che non può essere troppo piccola per non restringere gli spazi interni già compressi dalla presenza dei tubolari, e non troppo grande per non perdere alcune caratteristiche tutt’altro che secondarie del gommone, come ad esempio la carrellabilità e la facilità di rimessaggio. Diciamo quindi che la misura ottimale può oscillare fra i 5,50 e i 7,50 metri, dove nella scelta conta ovviamente la consistenza dell’equipaggio e la tecnica di pesca a cui il mezzo è destinato.

pozzetto gommone

Ad ogni tecnica il suo pozzetto

Il pozzetto è l’unico ambiente calpestabile del gommone e, data la dinamicità dell’utilizzo, deve offrire la massima libertà di movimento, ovvero avere il minimo possibile di ingombri. Un gommone da spinning, ad esempio, richiederà un pozzetto totalmente sgombro anche in caso di misure importanti per consentire a chi lancia la massima libertà di movimento, e non avrà più di tanto bisogno di portacanne dinamici. In un gommone da drifting, al contrario, questi spazi possono essere compressi a favore di strutture di servizio: alcuni battelli, ad esempio, hanno montato davanti alla consolle un “cassone” in cui riporre le casse di sardine necessarie alla pasturazione, vera essenza del drifting. E allo stesso tempo assumono importanza fondamentale per numero e tipologia i portacanna mentre, a seconda delle esigenze, può essere necessario uno spazio per montare una sedia da combattimento. Se poi passiamo ad un gommone da traina vediamo che, mentre resta l’esigenza dei vari portacanna, diventano prevalenti posizione e dimensione della vasca del vivo. Tutto questo può ovviamente essere risolto con vari compromessi, ma se si pratica prevalentemente una sola tecnica di pesca meglio allestire il gommone a suo uso e consumo.

portapenne gommone

I portacanna

I portacanna, elemento imprescindibile di qualunque barca da pesca, sul gommone hanno dovuto superare difficoltà strutturali di non poco conto. Se parliamo infatti di portacanna a riposo, quelli in pratica in cui si inseriscono le canne durante i trasferimenti o quando la barca non è in pesca, non esistono problemi particolari e molte sono le soluzioni adottate; nel caso di portacanne dinamici, che siano ad incasso o montati su una base in vetroresina solidale alla struttura, quello che è certo è che il tubolare di un gommone non può fare loro da supporto. Si sono così sfruttati inserti in vetroresina montati sui tubolari, e si è lavorato lo stampo dello scafo per fornire basi adatte a supportare i portacanne: sia nella parte poppiera del pozzetto che nello specchio di poppa vero e proprio, e in alcuni casi sono stati realizzati supporti idonei anche a mezzabarca o nella parte prodiera.

stivaggio pesca

Lo stivaggio

Alcuni cantieri, nei modelli di maggiori dimensioni, hanno sfruttato un vano ricavato nella consolle, molti hanno lasciato disponibili i tradizionali gavoni di prua, magari perfezionandoli: interessante ad esempio la soluzione di aprire un passaggio fra gavone laterale e gavone di prua per consentire in lunghezza lo stivaggio delle canne. A disposizione in ogni caso uno o due gavoni a pagliolo dove, in alcuni casi sono state realizzate vasche per il pescato.
E già che parliamo di pagliolo, da non dimenticare l’efficacia di un buon antisdrucciolo e di ampi ombrinali: da una parte perché per quanto un gommone sia stabile l’esigenza di un buon grip è sempre utile ai fini della sicurezza, dall’altro perché il pagliolo di una barca da pesca può facilmente sporcarsi (sardine, esche varie, sangue di pesce, ecc.) e l’esigenza di una presa a mare con relativa manichetta è pari a quella di ombrinali in grado di smaltire velocemente l’acqua di pulizia.

consolle gommone

La consolle

La consolle è il naturale supporto la strumentazione elettronica di cui nessun pescatore può oggi fare a meno. Più l’elettronica da pesca sviluppa nuove tecnologie, più cresce lo spazio necessario per posizionare i display. E d’altro canto una consolle è strutturalmente compressa dalle dimensioni interne di un gommone, quindi alla fine è sempre un compromesso che ogni cantiere risolve a modo proprio. Quello che resta importante a prescindere sono alcune caratteristiche basilari: come per esempio la robustezza dei tientibene solidali con la consolle, perché in navigazione con mare formato devono supportare sollecitazioni tutt’altro che indifferenti.

In qualche modo legato alla consolle, in senso letterale, è anche il T-Top, divenuto ormai dotazione standard o optional di molti gommoni da pesca sia se realizzato in vetroresina o in tela. Anche in questo caso la solidità della struttura è fondamentale, mentre la sua funzione oltre ad offrire riparo dal sole è utile anche per il posizionamento di antenne, portacanne a riposo, o eventualmente del radar, ne è da escludere che nella parte interna del T-Top possano trovare alloggio alcuni strumenti come fari, telecamere, pulsantiere, o vani portaoggetti di cui su un fisherman si ha sempre bisogno.

motori gommone

Motorizzazione

Essendo impensabile su un gommone da pesca altra motorizzazione che non sia quella fuoribordo, resta la possibilità di scegliere potenza e numero dei propulsori. Nel primo caso, pur essendo il battello pneumatico un’imbarcazione leggera per antonomasia, non si può esagerare. Nelle dimensioni giudicate idonee per un gommone da pesca, infatti, la mitica soglia del senzapatente è border line. Un 40 Hp può spingere più che decentemente un gommone di 5,50 metri o poco più purché l’equipaggio sia limitato, ma per gommoni di maggiori dimensioni occorre andare su potenze più elevate e magari considerare la possibilità di una doppia motorizzazione, una “doppia” che merita però un approfondimento. A parità di potenza e soprattutto su un’imbarcazione leggera, due motori sono notoriamente meno performanti di uno solo, ma offrono una sicurezza che su un fisherman, a prescindere dalla sua tipologia, va sempre considerata. I pescatori sono fra i pochi utenti four-season del mare, spesso amano spingersi a distanze considerevoli dalla costa, e la possibilità che un motore vada in avaria va sempre considerata. Questo ha portato anche a modificare la scelta del secondo motore inteso come ausiliario nella pesca a traina quando si tratta di fare ore e ore di moto a velocità minima. Fino a pochi anni fa si considerava ideale un motore intorni ai 10 Hp, oggi questa potenza si è praticamente raddoppiata anche su mezzi di 6,50-7,00 metri proprio in virtù dell’eventuale utilizzo di un 20 Hp per garantire un rientro in caso di avaria.

vasca vivo

La vasca del vivo

Solitamente viene posizionata sotto o adiacente (verso poppa) alla seduta di guida; nel primo caso non consente il massimo dell’accessibilità, mentre nel secondo ruba un po’ di spazio al pozzetto. Una vasca del vivo potrebbe risultare sostanzialmente inutile se non di generose dimensioni, e se non dotata di un ricircolo dell’acqua che ne mantenga adeguata la temperatura, meglio se con angoli smussati per favorire il nuoto di determinate esche come le aguglie, oltre ad essere preferibilmente di colore chiaro per evitare surriscaldamenti estivi. Dato che queste caratteristiche non si trovano sempre sulle vasche precostruite, molti ricorrono più facilmente all’adattamento dei contenitori termici (come il ben noto Igloo) che, fatte alcune modifiche, ben si adattano all’uso ed offrono una maggior polivalenza d’uso dato che a fine giornata possono essere portati a casa con dentro tutto il pescato.