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Il sarago

Il sarago è uno dei pesci più conosciuti e ricercati sia dai pescatori sportivi che da quelli professionisti

Il suo nome scientifico è Diplodus Sargus, appartiene alla famiglia degli Sparidi ed è talvolta confuso dai profani con i suoi congeneri; è conosciuto come sarago maggiore.Non sto a dilungarmi sulla sua morfologia, per la quale sono stati versati fiumi di inchiostro. Questo splendido pesce è insidiatissimo dai pescasportivi e dai pescatori professionisti per le qualità che offre, sia in senso culinario, per la prelibatezza delle proprie carni, che dal punto di vista sportivo, quando rimane allamato a lenze di diametro estremamente sottile.

Le barche
Cosa occorre quindi per pescare il sarago, che è un pesce abitudinario del basso fondale e che risulta una preda tanto agognata, specialmente nel periodo delle vacanze estive? Innanzitutto, non sono necessarie imbarcazioni di stazza enorme, è sufficiente (mare permettendo) anche un piccolo natante o una imbarcazione che consenta almeno di poter pescare con una certa agibilità. Ad esempio: un gozzo, una pilotina, un piccolo fisherman, o al limite anche un gommone assolveranno egregiamente le funzioni alieutiche richieste. Insomma, la pesca del sarago è alla portata di tutti: qualsiasi diportista nautico può passare bene il tempo insidiando questo sparide.

Le attrezzature e i relativi finali di fondo
Per quanto riguarda le attrezzature, occorreranno canne, mulinelli e monofili di nylon di tipo medio-leggero.Scendendo nel dettaglio, le canne avranno una lunghezza variabile da circa 3 fino ad oltre 4 metri e dovranno essere, generalmente, di materiale composito in misto resine fenoliche e carbonio alta resistenza, oppure totalmente in carbonio alto modulo. Questi componenti strutturali forniscono alle canne un’elevata potenza ed un’estrema leggerezza. Tali peculiarità si rivelano essenziali per avere una garanzia sul recupero della preda e per una riposante azione di pesca.I mulinelli saranno quelli di tipo ordinario a tamburo fisso e dovranno essere dotati di buoni cuscinetti a sfera per garantire i recuperi più gravosi.

Dulcis in fundo, le lenze con i relativi terminali, gli ami e i … piombi! Le prime varieranno in: lenza madre o trave, calamento e braccioli. La lenza madre dovrà avere una lunghezza di circa 200 metri e verrà avvolta in bobina; la sua sezione varierà da 0,30 a 0,35 millimetri, a discrezione. Il calamento, che dovrà formare un finale per la pesca a fondo, verrà fissato tramite una girella al capo libero della lenza madre e avrà una lunghezza di circa 2,5 metri con una sezione di mm 0,25. I braccioli, da utilizzarne almeno 3, di lunghezza di circa cm 30 e di sezione di mm 0,22/0,25, verranno fissati “a bandiera” al calamento, tramite girelle apposite, le quali dovranno girare liberamente sul calamentostesso ed essere fermate tramite due nodi a “otto” con tanto di perline antiscorrimento.

Questi terminali, di realizzazione un po’ complessa all’inizio, ma praticissima in seguito, avranno il compito di evitare ingarbugliamenti di lenza.Gli ami già fissati varieranno nella misura e nel tipo; sono preferibili quelli ad artiglio d’aquila dal n. 4 al n. 1/0. La scelta è a nostra discrezione e dipende dalla grandezza dei pesci presenti in zona.Al capo libero dell’ipotetico finale, tramite una girella, fisseremo sempre la zavorra, costituita da un piombo con peso variabile dai 30 ai 150 grammi, a seconda della corrente presente nella zona di pesca.

Le esche
Dopo la madre lenza e finale, passeremo necessariamente alle esche, la cui scelta è determinante ai fini di una buona pescata di saraghi. Visto e considerato che il sarago è un pesce di fondo, oltre all’impiego dell’universale sardina freschissima innescata in tocchi, i gamberetti (preferibilmente vivi), i granchi neri di scoglio e gli anellidi, come l’arenicola, rappresentano il top delle esche. Funziona molto bene anche il calamaretto freschissimo tagliato in piccoli segmenti ed innescato trapuntandolo
sull’amo.

I luoghi di pesca e i momenti migliori
Il sarago lo si insidia un po’ ovunque, in modo particolare nelle vicinanze dei bordi delle secche, nei relitti, vicino ai manufatti e alle scogliere artificiali, ai confini tra i “bianchi e neri” (formazioni di posidonia, sasso-tufo e sabbia) e tra gli anfratti delle rocce spartite.Il periodo migliore è la primavera, allorquando i branchi di saraghi risalgono le “cigliate” e si radunano formando il cosiddetto “montone” per espletare la loro funzione riproduttiva. Dopo la primavera, il periodo più propizio si rivela a fine estate o all’inizio dell’autunno. E’ notorio che il sarago maggiore comincia a grufolare nel momento seguente la calata del sole,per continuare poi durante la notte fino alle prime luci dell’alba, ma anche il momento dell’ora cosiddetta “calda” risulta abbastanza fruttuoso.

Come si svolge l’azione di pesca
Immaginando di essere con la propria imbarcazione nei dintorni di una secca più o meno conosciuta, è necessario scandagliare diverse zone e provare a pescare sulle scarpate prossime al bordo di un rilievo. La profondità interessata varia dai -18 circa, fino ai -35 metri. Quando l’ecoscandaglio segnalerà il punto a noi più favorevole, calcoleremo la direzione della corrente tenendo conto approssimativamente dello spostamento in deriva dell’imbarcazione e getteremo l’ancora.

Prima di montare la canna e congiungere lenza madre e finale, è necessario svolgere un’azione preliminare di pasturazione a fondo. La pastura da usare sarà preferibilmente quella contenuta in sacchi a rete di circa kg 5, formata per la quasi totalità da sarde macinate; eccellente quella di Spagna Guerrino. Unitamente a questa, che deve essere collegata con una piccola cima e zavorrata sul fondo, si possono impiegare dei pezzi di sarda gettati periodicamente sottobordo per creare, oltre alla mangianza, una piccola scia adescante. Nei casi limite di forte corrente, è necessario impiegare un pasturatore cilindrico per scaricare i pezzi di sarda sul fondo. Vengono impiegati con successo altri tipi di pastura a base di cozze e ricci di mare frantumati con aggiunta di sabbia a grana grossolana; il tutto viene poi ovviamente raccolto in una sacca a maglie fitte.Appena faremo arrivare sul fondo il nostro finale perfettamente innescato, metteremo la lenza madre in leggera tensione facendo flettere leggermente il vettino.

Se i saraghi sono presenti, le toccate non mancheranno, e dovremo intervenire prontamente con un colpo deciso e “lavorare” di frizione quando lo si richiede con le prede più qualificate. I saraghi più smaliziati e grossi tenderanno ad abboccare lentamente facendo filare la lenza per verificare se esiste l’inganno. A questo punto non resta che “caricare” la canna (cedere filo) e ferrare sperando nel buon esito. Nell’attesa, si ripete l’operazione. Se invece sono saraghetti, metteremo gli ami più piccoli (n.4). Spesso e volentieri con i saraghi maggiori allameremo anche esemplari di saraghi testa nera e di tanute.
Buon divertimento e…buon appetito!

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Nautica Editrice

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