Ricciola, la regina delle secche

La ricciola è il più grande carangide esistente ed è anche uno tra i predatori più temibili del mar Mediterraneo

RicciolaLungo le nostre coste la ricciola è diffusa quasi omogeneamente, a condizione di trovare il proprio habitat naturale. Nel mar Adriatico è segnalata la sua presenza fino alle isole Tremiti, anche se al largo della foce del Po ne sono stati catturati alcuni esemplari di grande taglia, durante battute di pesca al tonno. Nel Tirreno la troviamo lungo tutte le coste, con maggiore concentrazione nei dintorni delle isole e in tutte quelle aree dove ci sono sbalzi di fondale o secche affioranti.E’ un pesce pelagico che, pur non compiendo vere e proprie migrazioni, si sposta alla ricerca di acque che mantengono costante la temperatura, infatti, durante i mesi freddi si porta a profondità maggiori, dove l’acqua non subisce l’influenza del clima esterno.La ricciola allo stato giovanile, dai 200 grammi ai 2 chili di peso, vive e caccia nell’immediato sottocosta, sia per la ricchezza di piccoli pesci, sia per trovare riparo dai predatori più grandi. Crescendo raggiunge la seconda fase d’età. Dai 2 ai 7-8 chili, abbandona l’immediato sottocosta, per portarsi su secche e cigliate più tranquille. Non ha ancora raggiunto l’età della riproduzione e quindi non effettua spostamenti considerevoli limitandosi a raggiungere fasce di mare più profonde per trovare temperature costanti. La terza fase nell’età di questo pesce, comincia con l’età della riproduzione. Da questo momento in poi il comportamento viene guidato da tre fattori principali: l’astuzia, la curiosità e la diffidenza. L’aumento di peso non è dettato soltanto dall’età, ma anche dal tipo e dalla quantità di alimentazione. In uno stesso branco di individui presumibilmente della stessa età, si possono trovare esemplari di 15, 20 o 30 chili, questo perché la crescita è determinata dall’assunzione di cibo. La ricciola è l’unico pesce che si cattura quasi esclusivamente con l’esca viva. Quelle che preferisce sono le aguglie, le occhiate, i cefali, le seppie e i calamari.

RicciolaLa traina alla ricciola si effettua affondando le esche e cercando di portarle quanto più vicino possibile alle cigliate delle secche o alle scarpate con forti dislivelli, dove presumibilmente si possono incontrare questi pesci in caccia o in fase di riposo. Per affondare le esche i sistemi più usati sono tre: il piombo guardiano, il downrigger e il monel.Le secche molto lontane dalla costa quindi tranquille, sono le aree dove le ricciole compiono le proprie scorribande di caccia, ma possono diventare anche la loro dimora essendo oasi di riserva di cibo. Pescando in queste aree bisogna considerare che un branco di ricciole quando si dedica alla caccia investe un’area considerevole, seminando il panico tra i piccoli pesci. Se una ricciola attacca l’esca mentre è in caccia, la partenza della frizione del mulinello sarà improvvisa e velocissima, e il pesce non appena si sentirà vincolato cercherà di guadagnare il fondo, per liberarsi della trazione.

All’alba si possono avere delle ferrate, ma il momento dura poco e non appena il sole esce e comincia a illuminare bene, le possibilità di cattura si assottigliano notevolmente. Al tramonto, in alcune aree, le ricciole si portano in caccia nell’immediato sottocosta, ma anche in questo momento della giornata conviene trainare sulle secche, dove non di rado i predatori stazionano in previsione della notte. Le ore migliori per le ricciole di taglia sono quelle centrali, in genere dalle 11:30 alle 14:00.

La ricciola è sicuramente uno dei pesci che, a parità di peso, oppone una difesa più tenace e più potente rispetto ad altri predatori. Persino il tonno, considerato la locomotiva del mare, a parità di peso con una ricciola, si arrende molto più facilmente, nonostante la sua fuga iniziale sia molto più energica. La ricciola non effettua fughe lunghe, ma la sua potenza è tale da non poter essere fermata quando tenta di guadagnare il fondo. E’ noto infatti che questo pesce tenta di recidere la lenza sulle rocce non appena si sente trattenuto. Ovviato al primo possibile tentativo di rottura della lenza, il combattimento con una ricciola di taglia avviene con continue fughe verso il fondo e relativi recuperi. Soltanto quando avrà dato fondo a tutte le sue energie si arrenderà e si farà trascinare vicina alla barca mostrando il fianco e muovendo leggermente la grande coda.

Le grandi ricciole, oltre a essere animali potenti e maestosi, sono eccezionalmente belli e qualche volta rendergli la libertà è un’emozione più forte che vederle morire lentamente nel pozzetto della barca.

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