Eravamo in quattro come al solito: Annamaria Flambard, Ada, Gianpiero ed io. Erano le dieci di sera, e, una volta giunti sulla riva, davanti all’acqua nera e per nulla incoraggiante, ciascuno di noi pensò: “Ma chi me lo fa fare?”

La prima sorpresa fu che non era poi freddo del tutto: l’acqua aveva conservato il calore immagazzinato nella giornata ed era, relativamente, molto più calda dell’aria notturna; la seconda fu nel poterci perfettamente dirigere verso il fondo, nel quale penetrava molto bene la luce delle stelle, cosicché potevamo vederci l’un l’altro e distinguere i dettagli del fondale roccioso! Poi spostando la mano dinanzi a me, vidi apparire un fascio di scintille! Altrettante ne provocavano i movimenti dei miei compagni, specialmente le pinne e le mani! Si trattava di nottiluche, minuscoli animali che divengono luminosi in seguito agli urti e ai movimenti bruschi. Mantenendomi immobile, potei pure vedere spostarsi sul fondo delle luci, per poi sparire, proprio come stelle filanti: era un piccolo gamberetto.

Ogni tanto Gianpiero accendeva la nostra unica lampada subacquea; il suo raggio era giallastro, ma quando mi trovavo ad oltre dieci metri di distanza la luce diveniva di uno splendido verde smeraldo!

Dimitri Rebikoff, 1953