Per la seconda volta Nelson aveva avuto la fortuna senza precedenti di essere avvistato da un mercantile.

Tre mesi dopo l’equipaggio della Saint-Antoine arrivò a Mahé, via Bombay. Come al solito, fu Ton Milot a darmi la notizia.

“E Nelson, adesso, dov’è?” chiesi.

“Seduto in testa al molo, come sempre. Ma abbia pazienza con lui, m’sieur. Nelson è un vecchio, ormai. Non è più lui. Il suo spirito è spezzato. Tutta una vita in mare, e adesso il mare lo tratta così. Ou capable croire?”

Scesi sul molo e vidi subito, in fondo, una figura solitaria. Nelson stava seduto con le gambe penzoloni giù dal parapetto, le spalle ringobbite, e fissava l’orizzonte vuoto. Un pover’omino, più insignificante che mai. Benché così lontano sentivo la sua solitudine. Volgeva le spalle alla cittadina, a Mahé e al mondo degli uomini in generale. Era isolato e vicino al mare: aveva ciò che desiderava.

Mi accostai lentamente, e mi fermai a qualche metro, di lato. Non si era accorto di me mentre mi appressavo e non diede segno di notare la mia presenza. Lo esaminavo di sottecchi. Il Nelson che avevo conosciuto era tarchiato e colorito in faccia, robusto e ancora nel vigore dell’età. Questo che vedevo sarebbe potuto essere suo padre, sparuto, curvo, fiaccato dagli anni, quasi decrepito. Lo si sarebbe detto un vegliardo vicino a morte.

“Salve, Nelson. Son contento di rivederti” dissi con calma.

Per una quindicina di secondi non mi diede risposta. Poi girò verso di me la vecchia faccia macilenta, adagio, con riluttanza, e io lo guardai negli occhi. Erano azzurri e sempre simili a quelli d’un bambino, solo pareva che non riuscissero a mettere a fuoco lo sguardo. Vidi la comprensione affiorare lentamente alla superficie e colmare un vuoto simile a quello del mare che li offuscava. Le labbra tremarono e si mossero e alfine una voce di vecchio, che ricordava quella d’una zampogna, esile, uscì in un sussurro.

“‘ngiorno, m’sieur. Grazie. Son contento di essere di nuovo a casa. E mi piace star qui. È tranquillo e silenzioso e nessuno mi disturba”.

Non intendeva rimproverarmi. Era soltanto la constatazione di un fatto. Sedetti accanto a lui per una decina di minuti, poi mi levai in piedi per allontanarmi. Non rispose al mio saluto di commiato, e parve che non si accorgesse neppure che me ne andavo. Nelson Toll, quello vero, era già lontanissimo, oltre la linea sottile dell’orizzonte, sul vasto oceano azzurro e vuoto come il suo sguardo.

William Travis, 1959