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Nautica Numero 408 aprile 1996

Sommario

  • In regalo una carta nautica
  • I resoconti dal salone di Rimini e da quello di Miami, con tutte le novità del mercato.
  • Progettare una barca è desiderio di molti appassionati, che magari hanno delle idee, ma non sanno come materializzarle sulla carta. Con questo secondo articolo cercheremo di rispondere a queste problematiche.
  • Cerchiamo di capire meglio il trim, strumento che se ben impiegato risolve molti problemi della navigazione.
  • Test di tre nuovi GPS palmari a confronto.
  • Patente nautica: le manovre da eseguire nell’esame di pratica. Una guida per esercitarsi fino alla perfetta esecuzione.
  • Bricolage a bordo: come fare da sé alcuni lavoretti, conoscendo a fondo la propria barca, gli attrezzi pi&ugrabe; utili, ecc. Prendiamo in esame l’impianto elettrico.
  • Radiocomunicazioni marittime e Telecom: un esauriente articolo sulle comunicazioni satellitari dalla barca.
  • Mezzo da diporto subacqueo: il sottomarino comincia ad affacciarsi nel settore del turismo. Vediamone le caratteristiche.
  • Nautica ha provato in mare per voi, scoprendone pregi e difetti, le seguenti barche: Riva 54 Aquarius, Sea Ray 400 Sedan Bridge, Fairline Targa 39, Gobbi 265 Cabin, Renken 2688, Rio 650 Fish.
  • I contadini del mare: la raccolta delle alghe nella laguna di Aveiro, in Portogallo, e le loro caratteristiche barche da lavoro.
  • Rafting sul fiume sacro agli indiani, il Gange, e ne ripercorriamo il corso, la storia e le numerose tradizioni a cui è legato
  • Un viaggio in barca tra le isole del Venezuela ci porta a scoprire un mondo poco frequentato e bellissimo.
  • Nella rubrica del charter tutto sul noleggio di una barca all’Argentario.

Editoriale

Le elezioni del 21 aprile sono molto importanti per la nautica italiana

E’ IN BALLO IL SUO FUTURO

La nautica da diporto si è conquistata in questi ultimi anni uno spazio anche nei discorsi elettorali di quasi tutti i partiti. Tutti si sono resi conto che, specie nelle località di mare senza altre possibilità occupazionali, solo la nautica da diporto può offrire qualche speranza di progresso economico.

Ma molti uomini politici non riescono ancora a spogliarsi dal convincimento che chi ha la barca è comunque ricco ed evasore, identificando in essa una specie di feticcio da odiare visceralmente per ciò che rappresenta, il benessere, che spegne lo spirito rivoluzionario.

Ma il benessere è fortunatamente una realtà in una nazione come la nostra, dove oltre il 70% dei cittadini è proprietario di una casa e molti anche di due. È il benessere va difeso dando ampio spazio all’iniziativa privata, mentre vanno lasciati allo Stato l’indirizzo politico – non avulso dalla realtà e dall’interesse reale della gente – il controllo contro le storture e gli eccessi dell’economia di mercato e l’intervento sociale a favore di quanti ne hanno veramente bisogno. Ma in tale quadro è lecito, crediamo, pensare a trarre anche dal tempo libero quelle soddisfazioni esistenziali che non sempre il lavoro elargisce, come autonomia e sensazione di libertà, che invece proprio nell’andar per mare trova la sua realizzazione, iniziando dal modesto windsurf, per crescere alla barchetta per pescare, al natante equivalente all’auto utilitaria o all’imbarcazione-auto familiare.

È vero, nella darsena del Salone di Genova e nei porti turistici fanno bella mostra di sé anche imbarcazioni più grandi, che costano di più e anche molto di più, le cosiddette barche miliardarie, ma oggi nella nautica italiana rappresentano una minoranza in continuo decremento, che emigra verso gli altri paesi comunitari, dove, al contrario dell’Italia, l’utenza e l’imprenditoria nautica vengono agevolati.

Ma l’immagine delle grandi barche – alla cui costruzione lavorano peraltro decine di grandi cantieri con migliaia di addetti, gli unici in grado di mantenere attiva, con i loro alti fatturati, la bilancia commerciale del comparto – non deve fuorviare. La nautica italiana, per quanto riguarda l’utenza, non è più elitaria, ma è praticata da oltre tre milioni e mezzo di cittadini, di tutti i ceti sociali, e agevolarne lo sviluppo significa solo arricchire la nazione di nuove possibilità imprenditoriali ed occupazionali a costo zero per lo Stato.

Né possiamo accettare i colpi ad effetto di certa televisione che porta in trasmissione l’esempio di due acquirenti di barche milionarie che dichiarano venti milioni di reddito. L’Italia è piena di evasori, quindi è fisiologico che ce ne siano anche tra gli utenti nautici, ma da ciò a fare di tutta un’erba un fascio ce ne corre. Anche perché non esiste in Italia attività più controllata della nautica sotto l’aspetto normativo e fiscale, con elenchi di proprietari di barche prelevati dalla Guardia di Finanza nei cantieri, dagli importatori, dai rivenditori, dai registri degli uffici marittimi, dai noleggiatori o ricavati da decine di migliaia di controlli a mare. E poi la nautica ha già fatto l’esperienza funesta del redditometro, cui va addebitata l’inizio della crisi attuale. Evasori importanti, al contrario di quanto ha cercato di provare Santoro – per agevolare eventuali futuri provvedimenti demagogici di qualche ministro contro le barche per avere la mano libera sul sociale – nella nautica ormai da anni non ce ne sono. Sono rimasti solo i ladri di polli, mentre le persone importanti, assistite da schiere di commercialisti e avvocati, mettono in vetrina i megayacht solo quando sono compatibili con la loro dichiarazione dei redditi.

Invece noi possiamo testimoniare, attraverso fax, telefonate e messaggi via Internet che la stragrande maggioranza degli appassionati che vanno per mare, quelli per i quali la nautica è ragione… di vita, sono fieri di esporre la bandiera italiana, tanto da tempestarci con richieste di chiarimenti ogni qual volta nuove normative modificano tasse, dotazioni e procedure.

Quindi, a chi vincerà le prossime elezioni, noi chiediamo soltanto di essere lasciati in pace, facendoci pagare il giusto ed equiparandoci ai diportisti cittadini degli altri stati della Comunità europea. Occorrono nuovi porti e l’iniziativa privata può farsene carico, per il resto il settore – nonostante i parlamentari della prima repubblica si vergognassero di parlarne perché squalificante a livello politico – se non perseguito, ha in sé la forza non solo di andare avanti, ma di mantenere e sviluppare il prestigio conquistato all’estero col suo Italian style.

I sindacati a livello locale ciò l’hanno capito, invece a livello nazionale sono ancora schiavi del potere industriale e finanziario, che dalla nautica non può guadagnare nulla. Ma a Santa Margherita, Viareggio, Fiumicino, Baia, Venezia, Forlì e in quasi tutte le località di mare dove non è possibile creare insediamenti produttivi, la nautica rimane l’unica alternativa per ottenere, senza investimenti pubblici, nuovi posti di lavoro e il rilancio delle economie locali. Se poi ciò non interessa ne terremo conto. Non si possono sacrificare i cantieri, gli artigiani e i piccoli operatori della nautica, con relativi dipendenti, alla politica della grande industria e della speculazione finanziaria, come si sta facendo con tanti piccoli negozi, costretti a chiudere davanti a discount, ipermercati e supermercati sempre aperti e favoriti in ogni modo da comuni e regioni.

Anche in questo caso, una politica errata sta creando centinaia di migliaia di disoccupati, in nome di un progresso di tipo americano, che rischia di distruggere il tessuto connettivo delle nostre città e della nostra cultura. Ma noi non aspiriamo certo a divenire una copia della peggiore società americana, quella della violenza, della droga e della povertà che vediamo nei telefilm. Invece siamo coscienti della nostra forza, della nostra cultura, non siamo disposti a subire violenza da nessuno e lotteremo per il nostro diritto ad andare in barca.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl

 

Indice articoli presenti in questo numero

1
Marina degli Aregai: Piccole dimore sul blu
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 180

2
Novità per i pontili Martini Marinas
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 184

3
Porto Lotti: Un marina intelligente
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 182

4
E’ in ballo il suo futuro
rubrica: Attualità | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 98

5
Citroen: Saxo suona la carica
rubrica: Autonautica | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 186

6
India: Sacra Madre Gange
rubrica: Avventura | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 164

7
Il moliceiro e il tre di spade
rubrica: Barche e cantieri | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 158

8
Aregai Yachting: Armatori in multiproprietà
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 271

9
Charter all’Argentario: La costa d’argento
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 268

10
Charter in Liguria: Veleggiando
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 272

11
Eritros Viaggi: Seychelles d’Eritros
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 270

12
Orizzonti Blu Italia: Caribe venezuelano
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 408 | pagina: 272

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