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Nautica Numero 414 ottobre 1996

Sommario

  • Prendiamo in esame l’attrezzatura che serve a garantire il sostentamento in acqua dell’uomo a mare: la cintura di salvataggio.
  • Cinque videoplotter a confronto con la cartografia standard Navionics.
  • Pensiamo di sapere tutto sui fari, ma non è sempre così. Ecco come funzionano, dal grande faro sulla montagna alla boa che segnala l’ingresso in porto.
  • Guida meteo: impariamo ad ascoltare e a capire la voce del vento.
  • Fai da te: seconda puntata della storia sulla ristrutturazione in navetta da crociera di un vecchio rimorchiatore. Tutte le fasi descritte e fotografate punto per punto.
  • Pesca: la guida esauriente di un esperto sulla tecnica del drifting ai tonni.
  • Sport: il resoconto dalle Olimpiadi, La Copa del Rey, la Coppa Primavela 1996 e il Campionato Italiano Assoluto IMS di Vela D’Altura.
  • Nautica ha provato in mare per voi, scoprendone pregi e difetti, le seguenti barche: Bavaria 46 Exclusive, Dufour 41 Classic, Ferretti 185 S, Hatteras 50 Convertible, Cat Harbor Boats Cabo 35 Express, Hardy Marine Seawings 355, Bayliner 3258 Avanti Command Bridge, Sealine 330 Statesman, Sea Ray 270 Sundancer, Patrone 25 Convertible, Zeta Craft Mixer 28 Open, Linetti 27,5
  • In cerca degli angoli più belli e sconosciuti della Grecia, tra isole disabitate e ancoraggi poco frequentati-seconda parte.
  • Nella rubrica del charter tutto sul noleggio di una barca alle isole Eolie.

Editoriale

Ancora giorni importanti per la nautica

TUTTI I NODI AL PETTINE

Dice un proverbio che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e, dopo il VHF, così è stato finalmente anche per il mancato coordinamento delle forze di polizia a mare.

L’accavallarsi dei controlli in alcune zone e la loro carenza in altre, il costante accrescersi delle flotte di ciascun organismo – con lo spreco di centinaia e, nel tempo, di migliaia di miliardi di pubblico denaro – hanno infine portato a un approfondito esame del problema, grazie a un disegno di legge presentato dai progressisti al Senato, per iniziativa dei senatori Arlacchi, Salvi e altri, e ora all’esame della Commissione Difesa. Della novità abbiamo già parlato sul numero d’agosto e ora approfondiamo nel Nautimondo di questo stesso fascicolo, offrendo anche a Capitanerie e Guardia di Finanza l’opportunità di spiegare ai lettori i rispettivi punti di vista in merito.

Inoltre, ricordiamo che analoga iniziativa, anche se più orientata, almeno in un primo momento, al coordinamento, era stata presa dal centrodestra, su proposta degli onorevoli Di Luca e Trevisanato. Così stando le cose, dovrebbero risultare volontà politiche convergenti sia da parte dei partiti di governo sia dell’opposizione, tuttavia le soluzioni potrebbero essere le più varie, vista l’aspra reazione dei potenti corpi che dovrebbero rinunciare ad una propria flotta.

Infatti, non sono gli eccessivi controlli alla nautica da diporto ad essere in ballo. Essi sono solo un aspetto delle gravi disfunzioni operative a mare e costituiscono soltanto la classica buccia di banana, il sassolino che ha messo in crisi l’assurdo sistema, punendo la mancanza di senso del limite dimostrata da qualcuno, la sordità rispetto ai molti appelli al buonsenso elevati, più e più volte, anche da questa rivista.

Nella realtà, sulla Guardia Costiera si giocano ben altri interessi e problemi, come il ruolo su tutto il territorio nazionale, acque marittime comprese, dei vari organismi responsabili dell’ordine pubblico e del rispettivo grado di autonomia, sempre che autonomia debba esserci, nei confronti del Ministero degli Interni, anche se poi alcuni hanno come referenti altri dicasteri.

Molti pensano che l’autonomia dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato sia una garanzia dello stato democratico, mentre altri affermano che si sovrappongano dannosamente dal punto di vista operativo e pesantemente dal punto di vista dei costi per la collettività. Probabilmente la verità sta nel mezzo. E gli eventuali eccessi vanno addebitati ai governi che finora, per debolezza politica, per convenienza o per entrambe, hanno consentito a qualcuno più libertà del dovuto. Ma ciò è avvenuto purtroppo in tutti i campi e ne paghiamo le dolorose conseguenze.

È anche comprensibile che ogni corpo voglia sempre incrementare la propria efficienza, ma i controlli a mare intensivi del naviglio da diporto sono serviti essenzialmente a cercare una copertura plausibile per il potenziamento delle rispettive flotte, in modo da poter dire a fine anno: abbiamo salvato tot persone che rischiavano di annegare, abbiamo soccorso tot imbarcazioni da diporto in difficoltà, abbiamo elevato tot verbali per mancanza dei documenti di bordo o di dotazioni di sicurezza e così via.

Si sono venute a creare situazioni di comodo e anche le visuali si sono adeguate. Plaudiamo per i salvataggi, comunque imposti a tutti i naviganti dalla normativa internazionale, comunitaria e nazionale, ma per il resto il danno economico causato al settore da questa eccessiva pressione è stato finora incalcolabile. Ha messo in fuga le barche straniere, ha fatto emigrare nei porti esteri, specie comunitari, circa trentamila unità da diporto italiane, ma, quel che è peggio, ha allontanato dalla nautica utenti vecchi o potenziali, concettualmente non disposti ad essere vessati e sfruttati.

C’è un giusto modo per fare ogni cosa, dicevano i romani: ebbene a mare, anche quest’estate, solo eccezionalmente, e l’appunto vale indistintamente per tutti i corpi, il modo di espletare i controlli è stato quello giusto sul piano formale. Arrembaggi, manovre per tagliare la rotta di fuga verso terra, un comportamento inquisitorio che in qualche caso sfiora l’abuso di potere, multe elevate ad ogni costo per accrescere il numero dei verbali che devono dimostrare l’importanza della presenza a mare dell’equipaggio; il diportista, in pratica, viene chiamato a dimostrare la propria innocenza, quando le leggi di tutti i paesi civili, il nostro compreso, prevedono l’esatto contrario.

Tutte queste esagerazioni sono accresciute proprio dalla presenza di troppi corpi, dall’esigenza che questi hanno di ritagliarsi un proprio spazio, dalla volontà di sovrastare gli altri e le prime facili vittime ne sono i diportisti, mentre la malavita organizzata ne trae vantaggio per le sue attività criminali.

Per questa ragione è assolutamente necessario che qualcosa cambi, che venga creata una Guardia Costiera sul modello di quella americana, cui affidare il controllo e la gestione del mare. Ciò non vuol dire che, come in America, gli altri corpi non possano conservare proprie unità per particolari operazioni di grande riservatezza, ma le acque marittime e interne dovrebbero essere di esclusiva competenza di questo nuovo organismo. Sì, anche le acque interne, se, come previsto nel disegno di legge Arlacchi, le unità degli altri corpi, quindi anche quelle che già operano su laghi e fiumi, dovessero confluire nella Guardia Costiera.

Un comando unico porterebbe certamente a un salto di qualità nel servizio operativo (totalmente da rivedere, specie nei mezzi, sull’esempio di nazioni all’avaguardia), a un migliore addestramento degli uomini e conseguentemente a un miglior rapporto con l’utenza ma, ciò che più conta in questi tempi di tagli alle pensionie alla spesa sociale, a un congruo risparmioper lo Stato e, quindi, per il contribuente.

Questa è la soluzione auspicata da anni da questa rivista e trova conferma anche nelle prime centinaia di risposte al referendum da noi indetto nel Forum di «Nautica on line», il sito di Nautica su Internet. Dopo due giorni, circa il 95% delle risposte è per una nuova Guardia Costiera e una netta maggioranza la identifica nelle Capitanerie, anche se qualcuno ha votato Carabinieri, Guardia di Finanza o Polizia di Stato. Abbiamo deciso di lasciare il referendum su Internet fino alla chiusura del numero che porteremo al 36° Salone Nautico Internazionale di Genova e su di esso vi daremo con esattezza i risultati. Tanto il dibattito politico sarà lungo e difficile.

Prendiamo atto dell’entusiasmo di Arlacchi e del gruppo che lo sostiene, ma non possiamo negare di temere su quello che sarà il risultato finale. Un compromesso lascerebbe di fatto le cose come stanno, continuando a danneggiare il settore e i diportisti, e tutto fa pensare che si arriverà a una mediazione. Il disegno di legge Arlacchi è logico, trae la sua sostanza dal Codice della Navigazione e dal ruolo affidato alle Capitanerie di Porto anche dalla normativa comunitaria in materia di sicurezza della navigazione e salvaguardia della vita umana in mare. Ma avrà bisogno di una maggioranza parlamentare, di una volontà politica che lo stesso centrosinistra non sarà in grado di garantire fino in fondo.

Sarà una grossa battaglia. Non va dimenticato che la Guardia di Finanza ha dalla sua la maggiore consistenza di unità ed equipaggi nonché la sua specifica capacità operativa nei confronti del contrabbando e dei traffici illeciti e aspira a divenire essa stessa la Guardia Costiera. I Carabinieri, che possono contare su una presenza capillare in tutti i porti, approdi e darsene, tenteranno invece una strenua difesa dello statu quo, magari con un maggiore coordinamento, altrimenti sarebbero comunque soccombenti. La Polizia di Stato, tra i quattro organismi citati, è quella numericamente meno dotata e ancora flotte minori sono quelle del Corpo Forestale dello Stato, della Polizia Penitenziaria e di varie altre presenze sul mare. Una cosa però è certa, che tutti lotteranno strenuamente per la loro sopravvivenza. Per venire a capo del problema, qualunque sia la soluzione, occorrerà una grande volontà politica. Le audizioni sono già cominciate, ma cosa accadrà con la prossima legge Finanziaria? Certamente i lavori parlamentari si bloccheranno per le votazioni di articoli ed emendamenti che richiederanno la presenza in aula di tutti. E a farne le spese non sarà solo il disegno di legge Arlacchi, ma anche i tanti decreti legge reiterati e in attesa di approvazione.

Tra essi quello famoso che comprende articoli sulla potenza massima dei motori conducibili senza patente (40.8 HP e 750 cc), sull’iscrizione degli skipper del diporto alla gente di mare e sui registri del noleggio (operatori e barche). Ora in Commissione Trasporti sembra si sia creata una situazione di stallo, con i progressisti desiderosi di bruciare i tempi e altri invece che non hanno fretta. Così non sembrano esserci speranze per un’approvazione in tempo per il Salone di Genova.

Per questa ragione rivolgiamo un vivo appello a tutti i Gruppi parlamentari, affinché il provvedimento sia approvato almeno alla Camera, così che entro l’anno possa essere varato anche dal Senato.

Il testo reiterato finora, almeno per quanto riguarda la nautica da diporto, va benissimo. Forse potrebbe essere migliorato, ma ciò significherebbe ripartire da zero, quindi nessuno vuole che sia modificato.

L’importante è dare un segnale di certezza al mercato, che potrebbe essere traumatizzato se il decreto alla sua prossima scadenza, a ottobre, o in una successiva per qualsiasi altra ragione non venisse reiterato.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl

Indice articoli presenti in questo numero

1
Delta del Po: Un parco «sui generis»
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 170

2
Progetti: Ipotesi di un marina a Formia
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 176

3
Tutti i nodi al pettine
rubrica: Attualità | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 62

4
Fiat: 504 modi di essere Marea
rubrica: Autonautica | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 184

5
Agamare: Caraibi a vela
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 243

6
Charter alle Eolie: Magnifiche sette
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 240

7
Forzatre: Cavallo degli anelli
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 242

8
Henri Schongut: Tramonto maldiviano
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 243

9
Maratticus: Natale in Florida
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 244

10
Med: Vela nel Delirio
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 244

11
Multiproprietà
rubrica: Broker & Charter | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 239

12
Cinture di salvataggio: Sicurezza personalizzata
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 1996 | numero: 414 | pagina: 64

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