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Nautica Numero 429 gennaio 1998

Sommario

  • In regalo una carta nautica
  • I nostri inviati riportano le novità dei saloni di Fort Lauderdale, di Atene e del Metz, dedicato agli accesori,
  • Elementi di ergonomia: progettare gli interni di un’imbarcazione da diporto.
  • Sotto la lente: Suzuki 60/70 4 tempi. Esaminiamo due motori similari con alimentazione ad iniezione.
  • Meteo, leggere le carte: arte o scienza?
  • “Barche che non si producono” ma che si possono far realizzare da un artigiano agli stessi costi della produzione di serie: ecco uno studio sui trawler.
  • Fai da te: migliorare gli interni
  • Inchiesta sugli scivoli dell’Emilia Romagna
  • 18a Middle Sea Race: radunate alla regata di Malta alcune delle più belle barche del Mediterraneo.
  • Nautica ha provato in mare per voi, scoprendone pregi e difetti, le seguenti barche: Jeanneau Sun Odyssey 45.2, Dalla Pietà DP 48 Altair, Ars Mare Advantage 120, Sabre Sabreline 36 Express, Mako Marine Mako 252, Glastron GS 209
  • Ripercorriamo la storia del «Pride of Baltimore», seconda ricostruzione della goletta americana “corsara” che ricorda l’epoca dei «Baltimore clipper»
  • Il secondo «capo» del giro del mondo: Cape Leeuwin, la punta meridionale occidentale dell’Australia.
  • Sport: Mondiale ILC 25 a Marciana Marina, Italiano Este 24 a Torbole, Mondiale 2.4 S.I. ad Alassio, Rolex Cup match race femminile a Newport R.I., le ultime notizie dalla Whitbread.
  • Nella rubrica del charter tutto sul noleggio di una barca alle Isole Vergini.

Editoriale

La rinascita della Sardegna passa anche per la nautica. In prospettiva

UNA HOLDING PER 41 PORTI

Quello di un grande rilancio della nautica in Sardegna è un progetto che «Nautica» cerca di stimolare da tempo, perché le potenzialità del settore in quell’isola sono grandissime e possono costituire la migliore alternativa a un’industrializzazione inseguita da anni, ma nei fatti improbabile se non impossibile.

La Sardegna in campo nautico potrebbe addirittura divenire un progetto pilota per tutta la nazione, ma occorre un piano politico, che individui gli obiettivi e i mezzi di intervento e guardi a tutte le coste dell’isola in maniera integrata. Ci sono da lanciare aree che solo dal turismo nautico possono essere vitalizzate, com’è successo in Francia per lunghi tratti della costa mediterranea, dove attorno a tali insediamenti si sono moltiplicati gli investimenti di privati e le iniziative imprenditoriali, così zone una volta poverissime e arretrate hanno conosciuto un boom economico altrimenti impossibile. Un’invitante offerta di ormeggi e servizi della Sardegna potrebbe fare dell’isola un punto di riferimento per tutti i diportisti europei. I Caraibi europei, come molti chiamano le diverse acque sarde, aspettano solo di essere valorizzati. Ma il problema di fondo è politico, perché si impongono scelte e soluzioni coraggiose e lungimiranti, che disturbano interessi consolidati e devono vincere le ultime resistenze psicologiche di diffidenza verso tutto ciò che viene dal mare. Com’è noto, quello che poi fa sopravvivere l’economia isolana è il turismo e in tale ambito la nautica può diventare il richiamo numero uno.

Avendo appreso che la S.F.I.R.S., Società Finanziaria Industriale Rinascita Sardegna, si muove proprio in tale direzione, abbiamo voluto incontrarne il presidente, il prof. Benedetto Barranu.

Ricordiamo brevemente che la S.F.I.R.S., è la finanziaria della Regione Sardegna, che ne è l’azionista di maggioranza. Si tratta di una società privata e ne fanno parte anche dieci banche e altri enti. Perciò la S.F.I.R.S. è un intermediario finanziario a tutti gli effetti, vigilato dalla Banca d’Italia, e risulta la più grossa finanziaria regionale europea, con 240 miliardi di capitale sociale.

«Fino a ieri – ci dice il prof. Barranu – la S.F.I.R.S. poteva intervenire erogando servizi finanziari e assumendo partecipazioni solo con le sue consociate, ma recentemente abbiamo modificato lo statuto cosicché ora può intervenire a tutto campo, come una vera banca di medio credito. Quindi, possiamo erogare servizi finanziari sia alle nostre partecipanti, perché la partecipazione continua a essere uno degli elementi fondamentali della nostra attività, poiché agiamo principalmente come banca d’affari, sia a società non di capitali e così possiamo intervenire anche nel campo della portualità turistica».

Ma con quale programma?

«Abbiamo chiesto alla Regione di poter svolgere un ruolo per rilanciare il patrimonio dei porti turistici costruiti in questi anni in Sardegna con notevoli erogazioni pubbliche. Infatti, con finanziamenti notevoli, ammontanti a circa 500 miliardi, la Regione ha contribuito a realizzare 41 porti turistici, distribuiti prevalentemente sulla costa orientale e sud-orientale dell’isola, ma ha cominciato a investire anche nella costa occidentale. Ora è necessario, nell’interesse di tutti, che gli approdi costruiti non rimangano delle incompiute. Perciò, abbiamo fatto presente alla Regione che se si vuole utilizzare questo patrimonio in senso imprenditoriale, noi siamo disponibili a favorire la creazione di società di gestione dei porti turistici. Tali gestioni dovranno tutelare il servizio pubblico, cioè la proprietà pubblica, ma al tempo stesso devono avere caratteristiche imprenditoriali di tipo privatistico per garantirne una sana gestione».

Finalmente. È quanto va predicando «Nautica» da anni, ma come intendete agire?

«Essendo una finanziaria che opera con metodologie privatistiche ma con un azionariato a maggioranza pubblica, ha una funzione pubblica e può essere da un lato garante dell’istituzione pubblica, che nella maggioranza dei casi è il comune, nel senso che può garantire la permanenza del servizio pubblico, ma dall’altro può assicurare all’imprenditore privato la necessaria autonomia gestionale per avere un conto economico che non sia in perdita».

Per «Nautica», il porto non deve essere visto come un’occasione di profitto per l’ente locale, ma va considerato come una maggiore opportunità d’accesso al territorio comunale e dovrebbe, nella migliore delle ipotesi, essere gestito senza fine di lucro da società miste pubblico-private, a maggioranza privata, o da O.N.L.U.S., società appunto senza fine di lucro, reinvestendo nella gestione e in migliorie il ricavato dell’attività. Così, oltre tutto, si potrebbe dare spazio e lavoro ai giovani. Lei che ne pensa?

«Proprio quest’ultima possibilità è estremamente interessante e va approfondita. Inoltre il nostro indirizzo è proprio in sintonia con quanto da lei detto. Non si possono caricare sul gestore, già chiamato a pagare una tassa di concessione demaniale molto alta, altri adempimenti onerosi per soddisfare le richieste del comune. E ciò vale specie per i porti più lontani dai centri abitati e in quelli con pochi utenti ma preziosi per la loro ubicazione ai fini della sicurezza della navigazione. In questi casi, non vi sono adeguati elementi di certezza economica per la gestione e il piano finanziario, se non se ne tiene conto, può fallire. Perciò, sono in parte d’accordo con l’obiettivo, ma sui mezzi da utilizzare per raggiungerlo occorre entrare più nel merito. Lo schema di società che noi stiamo proponendo a chi si è rivolto a noi per la gestione dei porti, è una società mista dove al comune va soltanto il 40% e il resto va suddiviso tra la S.F.I.R.S., che è presente dal 10 al 20%, e il privato o i privati, tra cui anche piccoli imprenditori che desiderano entrare nell’azionariato perché già gestiscono una piccola parte dell’approdo o si propongono di gestirla o vi svolgono attività artigianali e servizi».

Ma la parte amatoriale, cioè quella non a fini di lucro, è compresa?

«I circoli nautici, come la Lega Navale e altri, possono trovare uno spazio, sapendo, naturalmente che devono tener conto sia dei diportisti associati sia di quelli non associati, ma che hanno tuttavia necessità di usufruire di questi servizi. Dall’esperienza che stiamo cominciando ad acquisire, l’idea è di partire da società che siano gestite in modo privatistico, ma garantiscano la finalità pubblica del servizio».

Qual è il vostro obiettivo immediato?

L’obiettivo è di creare intanto un primo network di 6-7 porti turistici, in modo tale che, così come avviene nei castelli irlandesi, dove si comprano dei voucher e poi si è in grado di utilizzarli nell’uno o nell’altro castello, il diportista abbia non solo analoghe tariffe, ma anche una distribuzione ottimale dell’offerta e di altri servizi e ciò è vantaggioso sia per gli utenti che per gli imprenditori. Inoltre sarebbe ottimale nei periodi di sovraffollamento, perché si avrebbe sempre a disposizione un porto da scegliere, anche in emergenza. Naturalmente l’ideale sarebbe di arrivare a una holding che gestisca in modo unitario i 41 porti turistici comunali della Sardegna».

Quali difficoltà incontrate?

«Purtroppo, ciascun porto è una storia a sé. Ad esempio, la società concessionaria che ha l’obbligo per convenzione di gestire il porto nei primi anni, spesso chiede di rimanere anche successivamente. Poi c’è da tener conto delle realtà imprenditoriali locali, artigiani, gestori di servizi, delle cui esigenze i sindaci si fanno portatori. Quindi, il problema è molto complesso e coniugare le esigenze economiche con quelle nautiche non è semplicissimo.

Credo perciò che se la realtà è questa, la holding debba essere costruita come un mosaico, pezzo per pezzo, e poi, alla fine, si potrà tentare di omogeneizzare il tutto, anche pensando a una società consortile. Tutti gli aspetti dell’esistente vanno visti uno per uno, però l’importante, a mio avviso, è l’obiettivo che noi vogliamo raggiungere: creare il network dei porti regionali in Sardegna».

Ma potrete applicare tariffe concorrenziali con l’offerta estera, specialmente francese?

«I costi devono essere competitivi, non c’è dubbio, e al tempo stesso devono fornire adeguati servizi. Ciò è possibile solo con delle gestioni economiche ben fatte e per ottenerle si deve partire dai canoni demaniali e comunali, che non devono taglieggiare l’imprenditore gestore, qualunque figura giuridica abbia esso. Taglieggiare il gestore significa avere meno servizi o servizi inefficienti o più cari e di conseguenza avere meno diportisti. E qui la Regione può svolgere un ruolo molto importante. Prima di tutto può chiedere che il problema dello sviluppo della nautica in Sardegna sia affrontato con la stessa apertura concettuale ormai accettata a livello politico nazionale: la nautica va sostenuta perché crea posti di lavoro e ricchezza. Poi, sempre la Regione, può esercitare una pressione nei confronti del Governo per la riduzione dei canoni demaniali, troppo alti per tutti e quindi con effetti recessivi. Infine, attraverso l’Esit, può favorire una maggiore e migliore distribuzione della domanda di posti barca, sollecitando la predisposizione di pacchetti turistici tutto compreso, anche durante l’inverno, dato il clima favorevole che abbiamo in Sardegna, per incrementare la presenza nei weekend di coloro che vengono dal continente italiano o europeo; così saranno incentivati a lasciare la propria imbarcazione nei nostri porti turistici, spendendo e portando ricchezza in Sardegna. Si deve comprendere che questi 41 porti turistici, se ben gestiti, sono un patrimonio economico rilevantissimo, sono altrettante iniziative produttive, imprese industriali che creano reddito e che quindi migliorano il prodotto interno lordo regionale».

Perciò il messaggio è lanciato e con grande autorevolezza. Ora sta alla Regione, ma ancor più al Governo realizzare i presupposti per tale rilancio. E, ove occorresse, c’è un testimonial della massima importanza, il presidente della Bicamerale, Massimo D’Alema, che proprio la scorsa estate si è reso conto di persona delle potenzialità economiche non sfruttate dell’isola in campo nautico, esprimendo il suo rammarico e la necessità di una nuova politica.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl

Indice articoli presenti in questo numero

1
I porti turistici presenti al 37° Salone Nautico di Genova: Tendenza a incrementare
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 144

2
Porti turistici: Una holding per 41 porti
rubrica: Attualità | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 54

3
Lancia K Coupé 3.0 24v: La nuova ammiraglia
rubrica: Autonautica | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 158

4
Motor Show 1997: Show made in Japan
rubrica: Autonautica | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 156

5
Charter alle Isole Vergini: Nel covo della filibusta
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 216

6
Charter vela: Connessioni britanniche
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 220

7
Charter vela: Vergini a Forzatre
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 219

8
Charter: Vergini a motore
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 220

9
Med: Vergini in catamarano
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 218

10
Offerte: Charter invernale
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 215

11
West Coast: Clienti affezionati
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 218

12
Elementi di ergonomia: A misura d’uomo
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 1998 | numero: 429 | pagina: 68

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