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Nautica Numero 433 maggio 1998

Sommario

  • La borsa: le imbarcazioni a vela, cabinati, derive e multiscafi
  • Le novità del Thalas, Mostra della nautica carrellabile e dei porti verdi
  • Navigando tra le norme: documenti da tenere a bordo, patenti, tassa di stazionamento, Iva
  • Seconda puntata dell’inchiesta esclusiva sui porti italiani: i prezzi degli ormeggi.
  • I costi di gestione di una barca
  • 34 valide offerte di fuoribordo senza patente
  • L’impianto elettrico a bordo
  • Tutto sull’ormeggio dell’imbarcazione in porto
  • Progetto dello Scorpion 27′, trimarano carrellabile studiato per la crociera a vela e a motore
  • Gli skiff: le derive velocissime dell’ultima generazione
  • Nautica ha provato in mare per voi, scoprendone pregi e difetti, le seguenti barche: J Boats J 120, Notika My 85, Sunseeker Predator 80, Colombo Atlantic 38, Larson Cabrio 254, Grady White 226 Outboard
  • Pesca: III Grand Slam Pesca d’Altura alle Mauritius
  • La nuova legislazione sui parchi marini: a chi giova?
  • Navigando alla scoperta dell’arcipelago Mergui, in Birmania
  • Sport: le preolimpiche di Anzio, i mondiali ISAF di Dubai, Settimana velica di Alassio
  • Nella rubrica del charter tutto sul noleggio di una barca in Grecia.

Editoriale

BUON SENSO, DOVE SEI?

Parchi marini e licenza per la pesca sportiva in mare: ogni tanto le buone notizie ti allargano il cuore. Pensate che monotonia nella nautica se non vi fossero in giro delle menti vereconde che per perseguire i propri interessi non vi creassero dei problemi.

Ma sì! Un problema in più che vuoi che sia, solo alla morte non c’è rimedio. Però un certo rodimento ti assale quando pensi «finalmente avevamo ottenuto dei risultati positivi sul piano normativo… l’entusiasmo della gente per la nautica sta ricrescendo più forte del passato» e poi, all’improvviso una fredda Gazzetta Ufficiale ti annuncia che sono stati istituiti tutta una serie di parchi marini, in pratica in tutti i siti più belli dei nostri fondali, in tutte le aree più belle frequentate dalla nostra nautica da diporto. È vietato anche passarci sopra con la barca, pur se non sono segnalati. «Ma no!», pensi. «È uno sbaglio (ma nel privato useremmo un termine molto più forte e colorito)! Non è possibile». E invece, è proprio così.

Ma non è finita. Un funzionario dello Stato un bel giorno si sente preso da angoscia esistenziale e dice «Poiché una sentenza del Tar del Lazio ha bloccato l’istituzione della licenza di pesca sportiva in mare e tutto è rimasto sospeso nel tempo, ora ci penso io a difendere quei poveri pescatori professionisti dal depauperamento dei nostri mari causato dai pescasportivi». E là, eccoti un bel disegno di legge di iniziativa ministeriale.

Con due colpi, un piccione, costituito proprio dalla nautica da diporto. Anche questo è un record. E sì, perché l’unico vero risultato è quello di danneggiare la nautica italiana e allontanare verso lidi più ospitali gli appassionati delle barche, una specie non molto prolifica, senza parlare dei subacquei e dei pescasportivi che comunque si avvalgono di unità da diporto.

Che i parchi prima o poi arrivassero c’era da aspettarselo. Troppi quattrini fermi in attesa che fossero creati e nominati gli enti gestori con benemerenze di partito. Verdi, bianchi e rossi, un vero e proprio tricolore. E poi il denaro non odora, è pur sempre denaro, in nome dei parchi, dei consorzi di pesca e dello spirito… politico che li amalgama. Si fanno i parchi senza impedire che scenda a mare tutto ciò che quotidianamente la mano dell’uomo affida a fiumi, torrenti, canali e fossi. Ma di chi è la colpa dell’inquinamento? Delle barche a motore che passano su fondali resi eutrofici da detersivi, coli, mercurio e schifezze varie. Tanto eutrofici da richiedere il salutare rimescolio ossigenante delle eliche delle barche a motore.

Quindi, finalmente si fanno i parchi, ma naturalmente concepiti a tavolino, prescindendo dalle realtà locali e dagli interessi che si vanno a ledere. Si è preparata una normativa nell’ottica del «frattanto li creiamo, poi si vedrà», un pò come si è fatto per la chiusura dei manicomi. E sì che proprio un manicomio sarà l’impatto di chi va per mare con queste aree misteriose, entità semplicemente geografiche, indeterminabili per gli stessi gestori.

Infatti, la loro delimitazione consiste in una serie di coordinate che sulla terra potrebbero comunque chiaramente essere indicate da cartelli e che in mare invece non sono in alcun modo individuabili. E non esiste uno strumento in grado di fornire esattamente la posizione delle barche. Com’è noto, anche il GPS può commettere errori di centinaia di metri. Chi può dire se il navigante si trovi entro o fuori l’area interdetta? Non certo i mezzi navali delle varie polizie che si trovano nelle stesse difficoltà dei diportisti. Quindi, pensate alla conflittualità che nascerà a mare.

Se poi i pescherecci, sotto gli occhi di tutti passano gli strascichi fino a rasentare la battigia, la colpa è sempre dei pescasportivi e della nautica. Si, è vero che sulle spalle dei pescasportivi campano decine di migliaia di persone e che per loro non si devono fare accordi di pesca da migliaia e migliaia di miliardi con paesi confinanti o i più lontani, però a tutto c’è un limite. Vanno perseguiti, rompono le scatole alle spadare! A quanto pare, costerebbe trecentomila lire a testa la licenza per trainare e, come se non bastasse, tutti sulla barca, familiari e ospiti compresi, devono essere muniti di licenza.

Ma, qualche tapino può osservare, la nautica si è salvata dal disastro totale solo grazie alla vendita di barche per gli appassionati di pesca. Che importa. Si deve riempire un vuoto della legge, per carità, una carenza assurda, ma sempre in maniera avversa al cittadino, sempre ad aumentare le tasse da pagare. E la nautica lì a pagare, decine di migliaia di imprenditori a rischiare la chiusura, milioni di utenti disgustati dalle vessazioni.

Concludendo, pensiamo che qualche mente politica più lungimirante possa intervenire a conciliare le esigenze di tutti, a consentire di vivere i parchi a tutti gli appassionati, come fanno i nostri vicini francesi e spagnoli, a consentire sia l’attraversamento degli stessi alle barche sia le immersioni subacquee nel rispetto di regolamenti anche severi. Non trasformiamo, in nome dell’ambiente, i parchi in aziende di lucro riservate a pochi. Attorno ai parchi ci sono interessi economici vitali da rispettare e anche i diritti dei diportisti, che pagano le tasse come tutti. Per quanto poi riguarda la licenza di pesca, che ci sembra un’iniziativa voluta più che altro per proteggere l’attività delle spadare – una vergogna che ci sta facendo mettere al bando dalla comunità internazionale – e impedire o limitare la vendita del pescato amatoriale ai ristoranti e sui mercati, siamo certi che si sia imboccata la strada sbagliata. I falsi sportivi continueranno la loro attività indisturbati, i veri pescasportivi, quelli ai quali tra attrezzature, esche e carburante, un chilo di pesce viene a costare centinaia di mila lire e forse più, avranno tutte le ragioni per appendere la canna al chiodo o portare i loro quattrini all’estero per tranquille vacanze di pesca. Qualcuno si è mai chiesto quanto turismo nautico di pesca si pratica in Italia? La realtà è inimmaginabile.

Perciò, andiamoci piano con questa licenza, che potrebbe arrecare molto più danno che introiti all’erario.

Questo testo, se non si riferisce a, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl

Indice articoli presenti in questo numero

1
Il porto fluviale di Cremona
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 206

2
Il gancio di traino: Metterlo di serie
rubrica: Autonautica | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 224

3
Opel Astra IIa Serie: Non solo station wagon
rubrica: Autonautica | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 220

4
Suzuki Street Magic: Una piccola magica moto
rubrica: Autonautica | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 222

5
Le imbarcazioni a vela
rubrica: Borsa nautica | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 267

6
Charter & Stage di vela: Magna Grecia
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 298

7
Charter a vela: Crociere su «Licya»
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 300

8
Charter a vela: West Grecia
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 299

9
Charter in Grecia: Nel regno di Poseidone
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 296

10
Charter: Grecia a motore
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 298

11
Imbarchi individuali: Grecia da soli
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 300

12
Vacanza finanziata
rubrica: Broker & Charter | annata: 1998 | numero: 433 | pagina: 300

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