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Nautica Numero 435 luglio 1998

Sommario

  • La borsa: battelli pneumatici e motori fuoribordo
  • Inchiesta “Parco selvaggio”: tutto sulle riserve marine, quelle già istituite, quelle di prossima istituzione e le altre aree proposte; chi le gestisce, i divieti; i pareri in proposito. Uno scippo al patrimonio di tutti.
  • Abbiamo visitato gli ultimi saloni nautici della stagione che si sono svolti nel Porto Turistico di Jesolo e a Marina di Portorosa in Slovenia
  • Cosa propone il mercato delle antivegetative: caratteristiche e prezzi
  • Seconda puntata sui controlli indispensabili da fare sulla barca prima di partire in crociera
  • I detti marinareschi sulla meteorologia: quali sono giusti e quali invece non hanno nessun fondamento, articolo a firma del navigatore solitario Silvio Dell’Accio
  • Nautica ha provato in mare per voi, scoprendone pregi e difetti, le seguenti barche: Ferretti 53, Conam Synthesi 40, Portofino 10 Fly, Bénéteau Flyer Viva 9.20, Chapparal 2335 SS, Sessa Key Largo 23, Arimar Pioneer 540, Sea Doo GTX RFI
  • Vi presentiamo in anteprima il nuovo romanzo “Naufraghi” di Folco Quilici
  • Un viaggio nella terra sulla quale il sole non tramonta mai: in barca sulle coste della Norvegia
  • Scopriamo l’isola di Cipro. Storia, tradizioni, itinerario nautico e informazioni utili
  • Sport: È finita la Whitbread, il giro del mondo in equipaggio; Roma per 2 e per Tutti; Trofeo Zegna a Portofino; Baltic Cup; 500×2; Mini Altura
  • Nella rubrica del charter tutto sul noleggio di una barca in Corsica.

Editoriale

Uno scippo dell’ambientalismo politico al patrimonio di tutti

PARCO SELVAGGIO

Con molta fatica, con l’aiuto del Ministro Burlando e con l’atteggiamento concorde di tutti i partiti politici, attraverso una serie di provvedimenti legislativi, si stava tentando di risollevare le sorti della nautica italiana.

Una ventata improvvisa di ambientalismo politico ha scippato all’economia di isole e coste, di cui la nautica è volano, tutti i posti più belli d’Italia, con una sorta di grande operazione di privatizzazione. Infatti, all’attuale accesso libero alle aree di interesse ambientale si sostituisce un regime burocratico, oltretutto poco chiaro nelle sue regole, che accrescerà le difficoltà di quanti amano navigare o lavorare in attività nautiche.

Piangevamo sulle 30.000 unità da diporto che hanno preferito emigrare nei porti francesi piuttosto che sottostare al regime uterino delle acque nazionali, dove chi si alza prima alla mattina comanda e dove non c’è una norma che valga contemporaneamente in due posti diversi. Approfittando della situazione politica, i verdi, in questo momento un pò l’ago della bilancia in una crisi governativa che tutti dichiarano impossibile, ma che invece è sempre lì dietro l’angolo, hanno ottenuto dal Ministro Ronchi alcuni decreti che praticamente hanno espropriato alle libere attività imprenditoriali e alla nautica quelle bellezze naturali che ne costituivano il punto di forza. Tutte le isole, tutti gli arcipelaghi, tutte le penisole sono già state imbrigliate, o lo saranno tra breve, in una serie di divieti entrati automaticamente in vigore con la pubblicazione, avvenuta recentemente, sulla Gazzetta Ufficiale.

Zona A, zona B, zona C… a parte il fatto che è impossibile per chiunque sapere se una barca si trova effettivamente nei limiti di una riserva o meno, sia esso diportista sia appartenente alle forze di polizia a mare di controllo, la confusione è accresciuta dal fatto che le norme sono diverse per ciascuna zona, per ciascun luogo. Interpretarle diventa un rompicapo incomprensibile anche per la gente del posto, figuriamoci per il diportista che voglia avvicinarsi senza incorrere in verbali di infrazione con conseguenze anche penali e multe salatissime, da 200.000 lire a 5 milioni.

In questi parchi, al momento, non esiste assolutamente nulla, tranne la delimitazione delle zone sulla Gazzetta Ufficiale e l’assunzione di personale locale con la costituzione dell’ente di gestione. L’unico parco all’altezza dei parchi esteri è l’isola di Ustica, dove sono predisposti punti di ormeggio, per impedire che si danneggino i fondali, e un’organizzazione di accoglienza in grado di soddisfare le richieste del turista nautico. Ma Ustica è in funzione ormai da oltre un decennio ed è stata messa a punto con la collaborazione dei massimi esperti e scienziati a livello mondiale. Invece l’operazione italiana dei parchi è stata realizzata attraverso il Ministero dell’Ambiente col classico lancio dei cappelli sulle poltrone da occupare. Quel posto è mio, il resto non interessa. E questa è la filosofia che il Ministero ha sempre seguito dal momento della sua prima costituzione: mettere il cappello. Per questo definiamo «parco selvaggio» l’operazione in atto; in ballo non c’è la salvaguardia di quei posti ma soltanto la volontà di accaparrarseli, di acquistare dei diritti su di essi.

All’estero, invece, i parchi istituiti sono pochi per precisa scelta e sono stati realizzati in maniera da attirare la nautica da diporto, perché proprio i diportisti sono i migliori utenti di queste zone, altrimenti non facilmente raggiungibili e in genere sfornite di grosse strutture alberghiere. Così i diportisti arrivano anche da lontano con le loro barche e possono navigare ovunque purché non si ancorino o peschino al di sopra di esse. Ci sono le boe d’ormeggio già predisposte e la gente è libera di immergersi per fotografare o fare del sea-wachting o, se lo preferiscono, affidarsi a guide del parco.

In Italia non esiste nulla di ciò, né esisterà per alcuni anni e, nella filosofia vetero- ambientalista, le imbarcazioni sono escluse e ricacciate su fondali di centinaia o migliaia di metri, il che equivale a impedirne la sosta.

Per la maggior parte delle zone è vietato anche l’attraversamento in superficie, che invece all’estero è consentito, e quindi, già da questa estate, ciò comporterà lunghi giri per passare da una parte all’altra della costa, da una parte all’altra dell’isola.

Noi non contestiamo i parchi, anzi, vorremmo che ce ne fossero ma non troppi e ben studiati e attrezzati, sull’esempio francese e spagnolo. In tal modo tali zone diventerebbero il miglior richiamo per la nautica da diporto. Ciò che non possiamo accettare è che la nautica, addirittura anche quella a vela, sia off-limits, mentre, sicuramente già da quest’estate, vedremo sfrecciare avanti e indietro barconi turistici dei parchi o delle società da essi autorizzate che staccando costosi biglietti d’ingresso, sfrutteranno a fini privatistici un bene pubblico. Invece, per veder installate le boe d’ormeggio previste dai decreti dovremo certamente aspettare alcuni anni.

Quindi, sotto accusa è il modo e non la sostanza. I parchi devono essere fatti in modo scientifico, con fondi impiegati nel loro miglioramento e non per speculazione economico-politica. E particolarmente le decisioni che li riguardano non devono essere cervellotiche o opportunistiche, ma ispirate soltanto alle risultanze di indagini preventive e successive sperimentazioni, che diano la prova della bontà delle scelte. Invece, siamo costretti a contestare il modo selvaggio con cui si stanno costituendo, come proprietà esclusiva del comune nella cui giurisdizione ricadono, infischiandosene completamente dei diritti altrui e spesso specialmente degli altri comuni vicini, nella solita faida tra guelfi e ghibellini. Ciò in breve tempo comporterà solo una cosa: che alle succitate 30.000 barche già emigrate all’estero se ne aggiungeranno altre migliaia, con un fenomeno che sicuramente sarà agevolato dalle politiche di incentivazione che i paesi che ci circondano lanceranno nei confronti dei nostri diportisti, per accaparrarseli.

I veri nemici delle riserve sono i subacquei professionisti che fanno caccia per rifornire i ristoranti, i pescatori di frodo che lanciano bombe, le strascicanti che distruggono i fondali e le migliaia di tonnellate di elementi inquinanti che da tutti i nostri fiumi, canali e fossi ogni giorno si riversano nei nostri mari. Questi nemici sfuggono al controllo, o meglio, molto spesso sono volutamente non controllati per non scontrarsi con persone pericolose, organizzazioni più o meno mafiose, poteri industriali che pagano lautamente. Perciò, alla conclusione dei fatti, gli unici a pagare saranno i diportisti ignari, che solcando le acque non fanno un soldo di danno ed anzi nel caso contribuiscono alla loro ossigenazione, come ha insegnato la guerra alle mucillagini in Adriatico. Essi, come al solito, saranno il facile capro espiatorio per molte situazioni in cui qualcuno vuole dare una dimostrazione di forza e di impegno.

Quest’anno può darsi che le autorità preposte chiudano un occhio e, ingenerando la classica situazione all’italiana, pur esistendo le leggi non si commineranno le multe, ma nel giro massimo di tre anni questa situazione si aggraverà a tal punto da consigliare l’espatrio nautico. Tre anni, perché questo sarà il tempo necessario a tutta la gente delle barche per capire realmente che nei luoghi tradizionali delle vacanze le più belle aree sono proibite e non vi si può navigare. Tre anni per comprendere la drastica portata dei divieti messi in essere.

Insomma, il sistema politico che ha praticamente in mano l’ambientalismo ha fatto l’en plain, perché, oltre tutto, i fondi stanziati dai decreti costituiscono solo l’inizio, poi, a discrezione del Ministero dell’Ambiente, le strutture create potranno avere ulteriori stanziamenti con richieste integrative per necessità che scaturiranno in corso d’opera. Di contro sicuramente la nautica italiana sentirà il contraccolpo della nuova situazione. È come se al settore auto avessero tolto all’improvviso le autostrade, rimandando tutti sulle provinciali. Ci sarebbe un crollo commerciale e produttivo. È ciò che succederà alla nautica se qualcuno non interviene immediatamente a mitigare la portata dei decreti appena emanati, per renderli più compatibili con le nostre realtà. Questa è la richiesta di «Nautica» ai sindaci delle località coinvolte, altrimenti la nautica da diporto decrescerà ulteriormente nel numero degli addetti, diretti e indiretti, e il turismo nautico si rivolgerà a siti più accoglienti.

Questo testo, se non si riferisce al , viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl

Indice articoli presenti in questo numero

1
Marina di Portorosa avanti a tutto gas
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 168

2
Un marina fra Venezia e Trieste: Marina 4
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 167

3
Un porticciolo vicino a Bari: S. Spirito
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 166

4
Parchi selvaggi: Addio Mare Nostrum
rubrica: Attualità | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 70

5
Parchi selvaggi: Parchi all’italiana
rubrica: Attualità | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 70

6
Parco selvaggio
rubrica: Attualità | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 68

7
Mercedes SLK: Stella a due facce
rubrica: Autonautica | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 180

8
Antivegetative: Vietato aderire!
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 92

9
Arti virtuali e marinaresche: Parole, parole, parole…
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 104

10
Controllare la barca prima della crociera estiva: Il 99,9% non basta
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 102

11
Controllare la barca prima della crociera estiva: La coperta «sopra e sotto»
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 96

12
Aemme Colori: Skipper’s, una gamma completa di vernici
rubrica: Giri di bussola | annata: 1998 | numero: 435 | pagina: 188

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