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Nautica Numero 444 aprile 1999

Sommario

  • Resoconto di tre importanti saloni: il Miami Boat Show, il Nautex di Rimini che si è svolto a Pesaro e il 30° Nauticsud di Napoli
  • I numeri, le statistiche e le prospettive della nautica in Italia
  • Le trasmissioni di superficie: un’idea geniale di Fabio Buzzi
  • Quarta puntata del Corso di vela: come issare il genova
  • Studio sulle onde: i tipi, le dimensioni, le onde anomale
  • Quarta puntata del corso di regata per tutti: regolazioni e assetto di bolina
  • Greenwich: la misurazione del tempo e la ristrutturazione del museo
  • La Borsa del Nuovo: motoryacht e barche a vela
  • Le isole Tremiti, le più belle isole dell’Adriatico, chiamate anche le isole di Diomede
  • L’arcipelago di Tonga: la terra dove comincia il tempo
  • Nautica ha provato in mare per voi, scoprendone pregi e difetti, le seguenti barche: Benetti Classic 35 meter, Siltala Yachts Nauticat 515, Sciallino 30 Fly, Nautica Po Sea World Fly Bridge, Cantiere Parente Delfino 75
  • Sport, servizio e foto delle seguenti regate: SORC a Miami, Mini Coppa America, le conclusioni della penultima tappa dell’Around Alone, i campionati invernali
  • Nella rubrica del charter: le offerte delle agenzie presenti al Salone del Mare e altre proposte di charter nel Mediterraneo

Editoriale

IL VERDE NELLE NOSTRE TASCHE

Il Ministro verde dell’Ambiente Ronchi, affiancato dal sottosegretario Calzolaio, sembra voler mettere il cappello su tutte le zone belle o meno d’Italia che si prestano alla costituzione di un parco o di una riserva marina.

È stato annunciato che, dopo le 15 già create, nei prossimi mesi saranno istituite le riserve delle isole Pelagie e Capo Gallo – Isola delle Femmine in Sicilia; Capo Caccia, Asinara, Testa – Punta Falcona e Golfo Oroseri in Sardegna; Capri in Campania; Isole Pontine e Secche di Tor Paterno nel Lazio; Arcipelago Toscano in Toscana.

Se continuiamo di questo passo, la nostra penisola sarà tutto un parco e una riserva. Ma creare 50, 60, 100 aree protette, tanto per acquisire un impero a un partito politico e alla pletora di associazioni ambientalistiche che ne fanno parte, ci sembra un’operazione assurda e in malafede, come lo sono gran parte delle prese di posizione dei verdi finalizzate ad ottenere risultati che con l’ambiente hanno poco a che vedere. Tra dirigenti, esperti e forze di lavoro e di controllo si stanno costituendo un piccolo esercito. A ciò va aggiunto il costo dell’attrezzatura del parco, a partire dalla sede, e tutto ciò che contribuisce all’organizzazione, tra cui mezzi nautici, creazione di darsene e di servizi. Pensate al costo reale in miliardi che tutti questi enti parco e riserve comporteranno per il nostro erario, per i bilanci delle regioni e delle province.

Ma perché nessuno si ribella? I partiti di opposizione sono impotenti, quelli della coalizione di governo che volessero esprimersi contro sono bloccati dal ruolo di ago della bilancia assunto dagli ambientalisti. L’equilibrio è precario, figuriamoci se si può aprire un contenzioso con i verdi.

Anche noi vogliamo i parchi. Chi scrive ha fatto parte per alcuni anni della Consulta per la Difesa del Mare, prima che di fatto cessasse di esistere, e ha seguito in molte battaglie Gianfranco Amendola – il noto magistrato ora sostituto procuratore della Repubblica a Roma, uno dei pochi veri difensori dell’ambiente -, che ne presiedeva una sezione. Risultato? Alla scadenza non ci hanno più rinnovato l’incarico. Era un coacervo di interessi che non ammetteva battaglie e noi eravamo degli stupidi difensori dell’interesse pubblico e il sottoscritto addirittura della nautica, avendo di fronte forze potenti come società petrolifere e associazioni di pesca professionale. Stendiamo un velo pietoso.

Siamo convinti assertori della difesa dell’ambiente e della necessità dei parchi, ma non a pioggia. Se ne possono fare diversi, ma sull’esempio europeo, dove il parco è aperto a tutti, in una concezione non museale, con pochi vincoli da rispettare, ma rigidamente. Ogni parco deve essere ben studiato e attuato e per ciascuno i finanziamenti devono essere adeguati ai risultati che si vogliono ottenere. Ma soprattutto è importante saper conciliare le esigenze di difesa dell’ambiente con la piena fruibilità da parte dei cittadini che pagano le tasse, anche per i parchi e riserve marine. E tra essi sono compresi milioni di appassionati che praticano il diporto nautico. Per questo in Francia e in Spagna le aree protette non sono sottratte al pubblico e riservate a pochi eletti ma sono viste come motivo di richiamo turistico, di cui si avvantaggia tutto il paese, specialmente rivolto proprio alla nautica da diporto.

In Italia, invece, non si parla d’altro che di chiudere a questo e a quello, mentre si consente ogni cosa alla pesca professionale, che è quella che distrugge i fondali, e non si pone rimedio al catastrofico flusso di sostanze nocive all’ambiente marino che arrivano dagli sfoci delle acque interne. E cosa fanno i verdi dinanzi a queste situazioni a dir poco devastanti? La risposta è semplice: nulla o quasi. Quelli sono invece i veri punti dolenti e non certo il danno solo presunto causato dalla nautica. Per non parlare poi delle spadare e dei parangali che flotte peschereccie italiane, giapponesi e di altri paesi svolgono nelle acque internazionali di tutto il Mediterraneo.

Si cita ad esempio l’Isola di Ustica per additare al grande pubblico i risultati che si ottengono con le riserve marine, ma Ustica funziona da qualche decennio, era la sola in Sicilia e ha avuto tutto il tempo per organizzarsi e arrivare all’attuale grado di efficienza.

In realtà, ci sembra quasi che sotto l’assillo di un possibile cambio di Governo, i verdi vogliano bruciare i tempi per accaparrarsi l’accaparrabile. E non ci si parli di ambientalismo, qua si tratta solo di centri di potere per assicurarsi il futuro.

Oltre tutto, si decide della destinazione di aree importanti per il nostro turismo e per la nostra economia marittima, senza minimamente interpellare le popolazioni locali, come è già successo, ad esempio, in Liguria, nella Penisola Sorrentina, a Ponza dove le proteste sono cadute nel nulla e il Ministro continua imperterrito sulla sua strada. Anche a La Maddalena, dove un’associazione di cittadini ha organizzato addirittura un referendum che ha bocciato quasi all’unanimità il parco, la precisa volontà espressa dal popolo è stata completamente ignorata con un atto d’imperio da dittatura vecchio stile. Del resto cosa vogliamo aspettarci da chi, ignorando un referendum nazionale che esprimeva l’opinione contraria di tutti i cittadini al finanziamento pubblico ai partiti, ha trovato nuove strade per ottenere lo stesso risultato, senza che colui che dovrebbe essere l’imparziale difensore della costituzione e del popolo si stia opponendo a questi penosi giochi di destrezza.

Siamo indignati e con noi milioni di persone, ma siamo impotenti.

Lo scorso anno, nel primo impatto con la pioggia di parchi e riserve, il pugno duro è stato usato solo a Portofino, i cui abitanti, utenti del diporto, lavoratori e operatori hanno invano clamorosamente protestato. Nel resto d’Italia, tranne qualche episodica eccezione, le nuove norme introdotte non sono state applicate, forse grazie al buonsenso delle forze di polizia a mare.

Cosa succederà quest’anno? Varrà la pena di tenere la barca in uno dei paesi della Penisola Sorrentina o nella stessa Capri? Quali sorprese ci preparano a La Maddalena? Potremmo continuare in un lungo elenco, ma ci sembra che a questo punto l’unica possibilità per godersi la barca è quella di andare all’estero: in Corsica, in Francia, in Slovenia, in Croazia, in Tunisia, in Grecia, in Turchia, dove ci aspettano a braccia aperte. A che vale avere la maggioranza dei parlamentari favorevoli alla nautica se poi in pratica ti proibiscono di usare la barca? A che vale che i ministri Treu e Bassolino al Nauticsud parlino di nuovi provvedimenti allo studio per la nautica e di nuovi approdi se poi Ronchi sbarra le coste e le isole? Probabilmente anche quest’anno tutto si risolverà all’italiana, con multe a campione per i malcapitati trovati in aree interdette e gli altri che neanche si accorgeranno del pericolo corso. Questa conduzione della cosa pubblica non è più accettabile e ben venga allora il regionalismo. Il cittadino va rispettato, non vessato. Deve essere al centro del sistema. Non è possibile che un Ministro che rappresenta una percentuale veramente minima dei voti espressi dal popolo, imponga con violenza le sue discutibilissime scelte approfittando della situazione politica che gli attribuisce un potere coercitivo altrimenti insperato. Quanto ancora durerà questa vergogna?

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl

Indice articoli presenti in questo numero

1
A Lipari, “Eolie a segno”
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 190

2
Dragato il porto nuovo: Novità a Cefalù
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 188

3
Iniziati i lavori alla Darsena Medicea: Miracolo a Portoferraio all’Isola d’Elba
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 188

4
Marina di Arenella
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 192

5
Pontili Martini al Duca degli Abruzzi di Genova
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 189

6
Portovenere: Le Grazie, sta cambiando: sembra in meglio
rubrica: Approdi e residenze | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 193

7
Il verde nelle nostre tasche
rubrica: Attualità | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 92

8
Alfa 166 V6 24V Super: Ammiraglia italiana
rubrica: Autonautica | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 204

9
La borsa del nuovo: Le novità del 1999
rubrica: Borsa nautica | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 251

10
12° Salone del Mare: La Borsa del Charter
rubrica: Broker & Charter | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 300

11
Barca Sicura di Organizzazione Mare
rubrica: Broker & Charter | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 302

12
Charter in Mar Rosso: Acquario di Dio
rubrica: Broker & Charter | annata: 1999 | numero: 444 | pagina: 298

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