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Nautica Numero 463 novembre 2000

Sommario

    • Fai da te: Il carabottino, analisi delle tecniche di costruzione.
    • Il binocolo: Lontano… anzi vicinissimo. Analisi di uno strumento fondamentale per la nautica.
    • XL Salone nautico di Genova: Espositori e novità, la presentazione del salone genovese.
    • Comprare una barca: orientarsi nel vasto panorama delle offerte degli open fuoribordo.
    • Nautica ha provato in mare per voi, scoprendone pregi e difetti, le seguenti barche: Lagoon – Lagoon 570, Azimut – Azimut 68 Plus, Sealine – Sealine 41, Bertram Yacht – Bertram 390, Innovazioni e Progetti – Mira 40, Luhrs – 360 SX, Nautica Serena – Rio 1000 Cabin Fish, Nautica Salpa – Laver 31.5
    • Viaggio alla scoperta del Mar Rosso: Incantato Sudan
    • Nautica sport, foto e resoconto delle seguenti regate: le Olimpiadi di Sydney, Marina Yachting Sardinia Cup: Coppa da Re.
    • Analisi delle regole di regata.
    • Gli articoli del millennio: La Formula 1 della vela. La vela estrema, un banco di prova per le barche di domani? La rubrica “Una barca per tutti”, che comprende i piccoli annunci, affronta i seguenti argomenti: il charter: agenzie e proposte di noleggio e itinerario in barca scuole e patenti: indirizzi; l’usato: consigli e suggerimenti sulla manutenzione delle barche, le schede delle barche di una volta e intervista ad un broker; pagine blu.

 

Editoriale

C’E’ ANCORA POCO DA VENDERE
Nuovo salone nautico a Genova, nuova stagione. Saranno proprio le risultanze della manifestazione a indicarci lo stato di salute della nautica italiana, almeno a livello produttivo, ma già si può ipotizzare che continui, senza problemi, la fase di rilancio iniziata due-tre anni fa. La forza dell’economia americana ha prodotto grande ricchezza negli Usa e nei paesi dell’area del dollaro. La ripresa industriale nelle nazioni europee, favorita dall’alto valore della moneta americana e della sterlina, sta portando a un miglioramento dei consumi. Tutto perciò è positivo per la nautica internazionale e il moltiplicarsi dei miliardari favorisce particolarmente i costruttori delle grandi barche, che proprio nell’area del dollaro stanno facendo ottimi affari. In Italia, tutti i cantieri dei megayacht lavorano a pieno ritmo e hanno già contrattualizzato o quasi la produzione 2001, principalmente all’estero. Anche in base alle recenti risultanze del Floating Show di Cannes, il Salone di Genova dovrebbe portare alla scomparsa del quasi di cui sopra, costringendo a parlare di costruzioni e vendite per il 2002 e oltre. Praticamente si è passati da una situazione di anni molto critici per i cantieri, con pochissimi di clienti, a un’altra opposta per gli utenti, che non riescono ad acquistare barche grandi e medie per carenza di costruzioni, di prodotto. E ciò vale anche per le barche di importazione, che nonostante si paghino in dollari o sterline, hanno clienti affezionati e convinti. Dopo molto soffrire, ora i cantieri si mordono le mani per dover rinunciare a tanti affari, ma con il buonsenso derivato dalle amare esperienze del passato, preferiscono perdere vendite piuttosto che avventurarsi in spese di nuovi impianti, ritiro di un usato sopravvalutato e invendibile e altre operazioni che hanno mandato molti a gambe all’aria. Quanto durerà questo periodo di crescita? Abbastanza, sembra, almeno alcuni anni. Questo porterà però a un graduale ampliamento del mercato e cresceranno i posti di lavoro creati dalla nautica. Anzi, già nel 1999, in Italia, c’è stato un incremento nell’occupazione del settore, che è stato del 10% nel 1999 e dovrebbe essere ancora maggiore quest’anno. Ciò dimostra che, se lasciata a lavorare in pace, la nautica può produrre spontaneamente migliaia di nuovi posti di lavoro. Se si pensa che la politica, lo Stato, nella loro utopia, per creare un solo nuovo posto di lavoro nel Mezzogiorno investono molto più di un miliardo…

Ma tornando al mercato che ci propone Genova 2000, stando ai si dice, sembra che ormai agli utenti italiani sia rimasto ben poco da comprare e presumibilmente la disponibilità di barche sarà ancora minore nei prossimi mesi. “Se a ottobre è tutto venduto – dice qualcuno – che senso ha per gli operatori e per i potenziali acquirenti partecipare al Nautico genovese? L’attuale situazione del mercato sta premiando le prime esposizioni della stagione e rischia di danneggiarne altre. Per quanto riguarda l’utenza, la nuova realtà, con i prezzi che crescono, porta a un approccio al mercato più riflessivo, spingendo numerosi diportisti a ridimensionarsi, scendendo su unità di gestione più economica, più piccole, anche natanti cabinati e semicabinati, rivitalizzando così un settore che finora languiva. La notizia è stata anticipata dall’Ucina sui dati 2000 e messa in correlazione con il positivo effetto che le innovazioni normative introdotte in questi anni stanno avendo sul mercato. Ciò significa una ripresa del mercato interno? Per il momento non ci sembra ce ne siano ancora i veri presupposti, anche se le normative di questi ultimi anni – in gran parte proposte da “Nautica” e poi divenute, giustamente, merito e proprietà di tutti, perché tutti hanno remato a favore – hanno dato un bello scrollone al settore. Però, sempre in base ai dati Ucina, esportiamo ancora l’80% della nostra produzione nautica. Anche se benedette, perché hanno dato ossigeno al settore, queste vendite all’estero sono sicuramente sproporzionate rispetto al mercato interno e questo preoccupa gli imprenditori, per il loro futuro, in quanto sono consapevoli di non poter vivere sempre e solo di dollari. Però, è giusto ricordare che nella suddetta percentuale rientrano quasi tutti i cabinati a vela e i motoryacht acquistati da diportisti nazionali quando il loro valore supera i 7-800 milioni di lire. Infatti, in quel caso, è molto più conveniente acquistare col famoso leasing francese, operazione che però trasforma tali vendite in esportazioni, perché l’acquisto è fatto da una banca francese, che diventa proprietaria, e cede in leasing l’unità al diportista. Introducendo quel finanziamento nella normativa italiana, come si spera possa avvenire a breve, tale anomalia sarebbe eliminata e le cifre acquisterebbero il loro reale valore.
Concordiamo con l’Ucina che occorra un buon mercato interno, perché sarebbe vantaggioso anche per gli utenti, ma per ottenerlo bisogna battere nuove strade. Per raggiungere o quanto meno avvicinarci alla diffusione francese dell’oggetto barca, che ci sembra si aggiri attorno a una barca per ogni 35 abitanti, occorre puntare anche sullo sviluppo della nautica media e piccola. C’è un’utenza più popolare, che sicuramente ha già i mezzi per acquistare almeno un piccolo natante, ma vi rinuncia perché la spaventano i costi di gestione e le difficoltà d’accesso al mare. Consentiamo a costoro di diventare pescasportivi o diportisti e allora quel mercato interno importante sarà una realtà. Inoltre, il provincialismo che ci perseguita ancora non ci fa ragionare in chiave europea. Dall’imminente 2002, quando l’Euro sarà effettivamente nelle nostre tasche, il mercato interno sarà quello. Il ceppo italico forse finirà per essere una minoranza di fronte alle spontanee migrazioni che avranno luogo all’interno dell’Unione Europea, un po’ com’è già successo nelle grandi città italiane dove milanesi, romani ecc. sono poco più di una minoranza rispetto agli immigrati di altre regioni. Quando molti europei, per non parlare degli extracomunitari, scopriranno che con i loro Euro è preferibile vivere in Italia, diventeremo una nuova California, dove in tanti vorranno andare in barca. E noi abbiamo i porticcioli per le barche grandi e medie, anche se ancora in quantità insufficiente, ma non disponiamo di quella rete di piccoli approdi, di punti d’ormeggio, di campi di boe e di scivoli che servono per poter gestire un’unità a basso costo, cioè alla portata di tutti. Il problema della gestione dei porticcioli è strettamente legato alla qualità dell’offerta. Le attrezzature della nautica non si possono creare avulse dalla realtà del territorio e dalle facilità che portano la gente a preferire un posto rispetto a un altro. Altrimenti saranno per chiunque ingestibili, anche investendo miliardi. E’ vero che le operazioni di marketing fanno miracoli, ma ci deve essere qualcuno sempre interessato a continui investimenti, situazione inimmaginabile nella nautica. Le scelte economiche non sono pilotabili, altrimenti la Russia, con i suoi piani quinquennali, avrebbe conquistato il mondo. Le aggregazioni imprenditoriali avvengono spontaneamente per far fronte a richieste non soddisfatte nell’ambito di altre indovinate iniziative. Lasciamo agli operatori le scelte, magari supportandoli con suggerimenti e appoggi, per superare le molte difficoltà burocratiche e tecniche esistenti da noi. Le cattedrali nel deserto rimangono tali e spendere ulteriormente per salvarle significa solo perdere altri soldi, come insegna la centrale di Montalto di Castro. Inoltre, e ci riferiamo al progetto per lo sviluppo della portualità dell’Ucina, ora che tutta la portualità turistica, con le ultime Bassanini, è passata per legge alle regioni, non crediamo che in tale ambito ci possa essere una maggioranza politica disposta a rinunciare alla gestione delle infrastrutture presenti sul proprio territorio. E’ meglio adoperarsi, invece, affinché le regioni non ragionino esclusivamente in chiave di porticcioli, com’è stato in questi ultimi decenni, in una visione distorta e clientelare del problema, e programmino invece anche sulla portualità alternativa che va vista integrata nella politica e nell’organizzazione del territorio, quindi con la soluzione dei relativi problemi di viabilità, parcheggi, collegamenti ferroviari, aerei ecc. Solo allora il nostro mercato interno potrà decollare, coinvolgendo unità di ogni tipologia e dimensione. E su ciò gli interessi dei diportisti e dell’Ucina coincidono perfettamente.
Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl

Indice articoli presenti in questo numero

1
C’è ancora poco da vendere: Occhio alla barca
rubrica: Attualità | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 150

2
Citroen Xsara Picassso: Monovolume mon amour
rubrica: Autonautica | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 318
3
L’usato: Barche a motore e a vela
rubrica: Borsa nautica | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 457
4
Crociere dei Glenans
rubrica: Broker & Charter | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 439
5
L’agenzia svizzera Websailcharter
rubrica: Broker & Charter | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 444
6
Nigel Burgess: Yacht a cinque stelle
rubrica: Broker & Charter | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 440
7
Nuovi acquisti di Settemari
rubrica: Broker & Charter | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 444
8
Sunsail: Crociera in Thailandia
rubrica: Broker & Charter | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 442
9
Comprare una barca: si fa presto a dire “center console”
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 214
10
Fai da te: Il carabottino
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 210
11
Gli articoli del millennio/1: La formula 1 della vela
rubrica: Didattica e tecnica | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 202
12
CTE International: LPD CTE: Alan 507
rubrica: Giri di bussola | annata: 2000 | numero: 463 | pagina: 296

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