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Superyacht n. 33 estate 2012

Le barche più belle e lussuose su Superyacht n. 33, la prestigiosa rivista edita da Nautica Editrice, dedicata a yacht e imbarcazionipiù grandi, con schede tecniche, immagini, foto, articoli, notizie e novità di mercato

LE BARCHE

Benetti – FB 253

Witters – Sarissa

CRN – 43 Lady Trudy

Overmarine – Mangusta 105

Sunseeker – 40 metri

 IL MERCATO

Horizon Yacht – RP 120 Muses

Sunreef Yachts – 114 Che

CNT 33 M – Veloce

Palumbo – Sport Hybrid 130′

Hatteras – 95 Raised Pilothouse

MC Conaghy Boats – Adastra

IAG Yachts – 135′ KingBaby

Gamma Yachts – 24 Mediterranèe

GLI ARTICOLI

Editoriale: Superyacht risorsa economica per la nazione

Refit: Il refit di “Angara”

Tecnica: Assonanze fra vela e motore – Ma che Yacht è

Designer: Guido de Groot Design – Il fascino del foglio bianco

Cantieri: Codecasa – Passato, presente, futuro

Capitani: Comandante Rohan Willner

Accessori: International Paint – Prodotti ad hoc per navi e yacht

Marina: We love crew il nuovo servizio di Marina

Meeting: Yare 2012 – Giorni di sole (pochi, ma buoni)

Tender & Toys: Renault Twizy

Industry Report: Il charter nautico di lusso – Analisi e prospettive

 

33 – ESTATE 2012
SUPERYACHT RISORSA ECONOMICA PER LA NAZIONE

Il settore dei superyacht si conferma ancora una volta il più vitale per la nautica italiana, sia perl’apporto di ordini e di lavoro sia per la componente di turismo nautico che, nonostante tutto,ogni estate si rivolge verso il nostro paese. La prima stesura del “decreto salva Italia”, dovecompariva la proposta di una tassa di stazionamento che colpiva anche le bandiere estere, èstata immediatamente cambiata, anche se poi i tempi della politica hanno fatto trascorrerequalche mese e ciò ha creato sconcerto, specie nel mondo del charter e nella programmazionedelle grandi organizzazioni diportistiche europee. Benvenuto, dunque, il dietro front delGoverno italiano.
Nei nostri porti manca ancora però una più attenta politica di accoglienzaalle grandi navi da diporto, di cui restiamo ancora i massimi costruttori. Le realizziamo inItalia, tanto che attualmente tale attività rappresenta la parte essenziale, praticamente l’unicarimasta, del lavoro dei nostri cantieri, ma nella quasi totalità esse non solo non rimangonosotto la bandiera italiana, ma emigrano verso porti esteri. Due le ragioni: l’offerta di servizimaggiormente competitiva nei prezzi e nella sicurezza; un atteggiamento molto soft da partedelle autorità marittime e fi scali di quei paesi.
La conferma delle potenzialità del settore delle grandi barche nella nostra industria nautica,viene confermata dai dati anticipati da Ucina al Satec di Rimini. Questo 2012, purtroppoun’ulteriore annata complessivamente poco brillante delle costruzioni nautiche europee, nonostanteciò vede ancora l’Italia primeggiare proprio nei superyacht, forte di circa 150 unità inproduzione per la stagione, con un fatturato stimato che supererà ampiamente i due miliardidi euro, dando occupazione a 23.000 addetti. Numeri rilevanti, addirittura eclatanti considerandoil periodo di congiuntura economica estremamente negativa.
Se poi guardiamo al turismo nautico, il concetto già espresso di un’Italia potenzialmente equiparabilealla Florida, un paradiso per i diportisti in senso lato, in una chiave di lettura incentrataal mondo delle navi da diporto acquista ancora più rilevanza. I numeri economici che una solagrande unità può generare sul territorio durante una crociera o, meglio, in un anno di normaleutilizzo, in termini di spesa corrispondono al fatturato di una piccola/media azienda, con unaconsistenza fra costi diretti – ormeggio, manutenzione, assistenza, ship chandler, equipaggioecc. – e indiretti – cambusa, ristoranti, shopping, noleggi ecc. – che può andare dalle centinaiadi migliaia fi no a svariati milioni di euro, a seconda delle dimensioni dello yacht, per unsolo superyacht! Investire sul turismo nautico, attirare le grandi barche verso i nostri marina,dovrebbe essere una strategia sistematica, ma ci sarà la forza di andare contro la demagogiapopulistica imperante in Italia, avversa alle barche?

Fabio Petrone

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