Nautica 675 di luglio 2018

Nautica luglio 2018

In copertina

Il Frauscher 858 Fantom Air.

Manovra d’ormeggio

La manovra d’ormeggio rappresenta, in genere, il momento di maggior tensione per chi naviga per diporto. Nella realtà dei fatti, è in mare che si devono prendere le decisioni più importanti per l’incolumità della barca e dell’equipaggio. Ma è anche vero che, avvicinandosi alla costa e manovrando in acque ristrette, i tempi di decisione si accorciano e i rischi di produrre danni aumentano.

Finnboat

Una manifestazione unica nel suo genere che ha riunito oltre 50 giornalisti della stampa specializzata internazionale nel più grande arcipelago del mondo, presentando il meglio della nautica finlandese in un salone non solo galleggiante ma anche itinerante.

finnboat

Non chiamateli tender

Shadow boats, barche ombra, chiamate anche support vessel o yacht support, che stanno diventando un “accessorio” fondamentale nel magico mondo dei super e mega yacht.

Shadow boats

Coppa America, un investimento azzardato

Ernesto Bertarelli, il patron di “Alinghi” a 360°, su vela, future classi olimpiche e persino su una visione dell’apparente caos che ci avvolge. Ma soprattutto sull’America’s Cup.

coppa america

Ocean Literacy

Lo scorso dicembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una proposta che ha istituito la decade delle scienze del mare per lo sviluppo sostenibile.

ocean literacy

La biodiversità di Maria La Gorda

La bellezza dei Caraibi è nota: mari cristallini, sabbia bianca, banchi corallini variopinti. Cuba, ne è uno degli emblemi. L’isola vanta infatti alcune tra le più famose spiagge al mondo e un mare dalle infinite sfumature che invita il viaggiatore a esplorarne gli abissi.

biodiversità marina

La rotta del corallo rosso

Alghero: un affascinante scrigno pieno di storia, archeologia e arte, con parchi terrestri e marini e spiagge baciate dal sole.

alghero-corallo-rosso

Terra di baci azzurri

Alla scoperta di Malta, Gozo e Comino, un trittico di isole che compongono la Repubblica di Malta insieme a una manciata di isolette. Una piccola flotta di pietra adagiata nel cuore del Mediterraneo dove trovare baie incantevoli, moderni marina e una eccellente gastronomia, oltre a un ricco patrimonio storico, artistico e culturale.

Le prove in mare

Azimut Yachts Atlantis 51
Bénéteau Gran Turismo 50 Sportfly
Frauscher 858 Fantom Air
Arkos 23 Jaws
Invictus Yachts 250 CX

 

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L’editoriale

In politica, in economia, nella vita di tutti i giorni, un fattore che incide negativamente su qualsiasi decisione è la paura. Soprattutto quella declinata in tre particolari specificazioni: quella degli altri, quella di sbagliare, quella di perdere consenso.
Da essa può infatti scaturire un vero e proprio stimolo doloroso che sollecita assai più l’istinto che non il ragionamento e che, proprio per questo motivo, porta a compiere gesti di reazione assai più ampi del necessario, fino a diventare essi stessi più pericolosi di ciò che li ha indotti.

Proprio come quando, percependo sulle labbra l’inatteso bruciore di una bevanda bollente, importata dagli Usa. Ed ecco la sorpresa che ci riguarda direttamente: spulciando tra le voci di questa “lista nera”, ne troviamo ben otto che praticamente coprono l’intera gamma nautica prodotta dagli Stati Uniti. Se questa sorta di rappresaglia venisse applicata, innescherebbe immancabilmente la classica spirale del botta-e-risposta sugli stessi beni, ma con un pauroso sbilanciamento a sfavore dell’Europa in generale e dell’Italia in particolare.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che gli Usa rappresentano il primo luogo di destinazione delle unità da diporto prodotte nel nostro Paese e che il peso del nostro fatturato sul complesso dell’economia nazionale è nettamente più elevato rispetto a quello degli Usa e anche a quello dei nostri due principali concorrenti europei, il braccio scatta in un movimento inconsulto, violento ed eccessivo che provoca la caduta della preziosa tazza e lo sversamento di tutto il suo contenuto. O come quando un presidente degli Stati Uniti legge sul suo telefonino un comunicato che gli scotta e “twitta” di slancio la sua reazione mandando all’aria, in un istante, un delicatissimo G7 durato due giorni e una notte.

È esattamente ciò che è avvenuto il 10 giugno scorso, a poche ore di distanza dai negoziati di Charlevoix che, sebbene non potessero essere considerati un successo, avevano quantomeno lasciato aperto il dialogo sui dazi minacciati da Trump per colpire le merci “straniere” che “invadono” il suo territorio. Tutto all’aria, insomma. Almeno per il momento. Fatto sta che, secondo una tipica strategia economica dal sapore militaresco, Bruxelles è tornata a studiare le sue contromisure, anch’esse sotto forma di dazi doganali da applicare, per ritorsione, alle merci che l’Europa impor- cioè Francia e Germania. Insomma, siamo quelli che hanno più da perdere. Pensiamoci bene.

Corradino Corbò

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