Nautica numero 670 di febbraio 2018

Nautica febbraio 2018

In copertinaNautica febbraio 2018

L’eleganza del Riva 56’ Rivale in uno scatto di Alberto Cocchi.

 

 

 

 

 

 

Salone Nautico Internazionale di Parigi

L’ultimo salone dell’anno dà inizio a un 2018 che si presenta con buoni auspici per tutti gli appassionati di nautica. Necessariamente “a secco” il Nautic di Parigi consente di ammirare e valutare
ciò che delle barche viene celato dall’acqua nei saloni più “marini”, ovvero le carene.

Salone nautico di Parigi 2018

Oltre la virata

Generalmente, l’attrezzatura di un moderno sloop da crociera viene utilizzata molto al di sotto del suo potenziale, con pesanti conseguenze sulle prestazioni, sul comfort e anche sulla sicurezza. Scopriamo qualche tecnica avanzata, magari mutuata dal mondo delle regate, per fare un bel salto di qualità.

Virata tecnica di manovra di vela

L’interceptor

Stiamo parlando di quella piccola lamina verticale sporgente dallo specchio di poppa che, incredibilmente, permette di migliorare in modo sensibile le prestazioni di uno scafo planante, e non solo.

Cetacei a rischio

I delfini passano l’80% del proprio tempo sott’acqua. La cattura accidentale, gli effetti dell’inquinamento costiero e la scarsità di prede, diretta conseguenza dell’overfishing, gravano sulla vita di questi mammiferi marini che stanno scomparendo sempre più velocemente.

Faber Navalis

La valigia degli utensili che Maurizio Borriello porta con sé ogni volta che inizia a lavorare in un nuovo cantiere è un vero e proprio museo mobile delle meraviglie. Un atlante geografico che narra di luoghi diversi e lontani.

Faber Navilis

Nel blu di Trinacria

In barca, alla scoperta degli splendidi fondali del profondo Sud della Sicilia, situati nel punto più orientale e meridionale dell’Isola

Hawaii, le Isole Aloha

Kauai e Hawaii Island si trovano alle estremità opposte dell’arcipelago hawaiano. La prima, la più antica, è celebre per le spettacolari scogliere ricamate dal tempo, mentre nella seconda, la più grande e giovane, batte un cuore di fuoco che illumina la notte con i suggestivi bagliori della lava rovente.

Hawaii, le Isole Aloha

Le prove in mare do questo mese

ACQUISTA LA RIVISTA IN FORMATO DIGITALE

L’Editoriale

A SOCIAL NETWORK

Quando eravamo noi a raccomandare estrema prudenza nel valutare i benefici della comunicazione attraverso Internet venivamo – comprensibilmente – tacciati di partigianeria, essendo il nostro core business tipicamente cartaceo. Ma quando, il 12 gennaio scorso, è stato niente-di-meno-che Mark Zuckerberg a denunciare l’involuzione che la sua stessa creatura, Facebook, ha subìto soprattutto nell’arco degli ultimi due anni, è successo il finimondo. Persino in borsa, dove la società proprietaria è quotata al Nasdaq dal 2012.

Molto probabilmente, più che di uno slancio di onestà intellettuale si è trattato di un preciso calcolo di convenienza, basato sul riscontrato raffreddamento del pubblico e degli operatori nei confronti della comunicazione social, molto spesso – per non dire quasi sempre – costituita da un bombardamento di post sponsorizzati, di notizie false o manipolate, di pubblicità dichiarata o occulta.

Fatto sta che, rilevata l’assoluta necessità di abbandonare l’anonima massa informe, il trentaquattrenne genio dell’informatica ha deciso di denarcotizzare i suoi circa due miliardi di utenti mettendo loro a disposizione un sistema che, nel corso del 2018, pur continuando a chiamarsi Facebook, limiterà la comunicazione a un ambito estremamente più ristretto: quello degli amici e dei parenti.

Il fine, sicuramente nobile, è anche quello di mettere un freno a quel fenomeno che rende il web così simile alle ben poco vivibili strade metropolitane, dove utenti di ogni genere, sentendosi protetti, si ingorgano, si urtano, si confondono, si combattono per un solo e unico scopo: sfogarsi. Per buttar fuori la rabbia accumulata in famiglia, sul lavoro, a scuola. Per problemi legati al proprio insuccesso personale, per i pochi soldi, per la carriera mancata, per la salute opaca.

Per urlare al mondo che la colpa dei propri insuccessi è sempre degli altri o della sfortuna. Mai di se stessi. Ovviamente non importa se chi legge capisce o meno, condivide o dissente, poiché il fine primario non è quello di confrontarsi né tantomeno quello di informare. E non esultino gli utenti degli altri social, come Instagram o Twitter, perché il fenomeno rilevato da Zuckerberg riguarda anche loro.
Corradino Corbò

Lascia un commento