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Nautica 683 marzo 2019

IN COPERTINA

Bertram Yachts

 50° Salone di Düsseldorf

Ancora una volta, è stato il pubblico a dimostrare il senso e a decretare il successo di una manifestazione che riesce a dare pari dignità a tutte le componenti della nautica da diporto.

 Man Over Board

Improbabile, per fortuna, ma non impossibile, e sicuramente più gestibile se si è preparati: tecnicamente, psicologicamente, ma anche a livello di attrezzature. Un
uomo in mare può essere un imprevisto facilmente risolvibile o un evento ai limiti della tragedia, e saperne di più non guasta mai.

 Un grande maestro del legno

Il 17 Maggio 2018 il mondo della nautica ha perso uno dei suoi più illustri esponenti: Cesare Pier Luigi Sangermani. Per gli amici, Cesarin.

Una randa sempre in forma

Per dare una forma corretta alla vela maestra non è sufficiente utilizzare la sola scotta. Ecco come usare insieme tutte le manovre che abbiamo a disposizione per
regolare grasso, svergolatura e angolo al vento.

National Museum of the US Navy

Non è facilissimo accedere al Museo della Marina a Washington. Innanzitutto bisogna sapere che c’è, poiché non è evidenziato su tutte le guide; vale però la pena visitarlo poiché all’interno sono conservate vere e proprie chicche.

 Il romantico Golfo dei Poeti

Da Portus Lunae a Portus Veneris alla scoperta di borghi, baie e isole del Golfo della Spezia, una immensa rada d’acqua azzurra protetta dall’abbraccio delle Alpi Apuane, che per la sua idilliaca bellezza ha incantato nel tempo poeti e scrittori e che oggi ospita anche eccellenti marine e alcuni dei migliori cantieri navali d’Europa.

Sul tetto del mondo

La base Dirigibile Italia a Ny Ålesund alle Svalbard ospita biologi, fisici dell’atmosfera e chimici che studiano come il clima sul nostro pianeta sta cambiando. “Nautica” è stata ospite della base italiana CNR.

Le nostre prove:

  • Neel Trimarans 65 Evolution
  • Bertram Yachts 61
  • Buster Phantom Cabin
  • Frauscher 747 Mirage
  • Arkos Boats 21
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Editoriale

IL PLAGIO, L’ISPIRAZIONE, IL PROGRESSO

E’ alquanto frequente – ma diventa addirittura ciclico in occasione dei grandi appuntamenti fieristici, come nel caso dei recenti saloni di Düsseldorf e di Miami – che qualcuno, in occasione della première di una barca costruita da qualcun altro, ne rivendichi un tratto architettonico, un’ingegnosa soluzione, se non addirittura la paternità in toto, gridando senza troppi complimenti
l’accusa di plagio.
Ovviamente, questo capita pure in qualsiasi altro ambiente nel quale l’inventiva, soprattutto quella a servizio dell’arte, giochi un ruolo primario tra i fattori che sollecitano l’interesse e l’apprezzamento della critica e del pubblico.

E’ successo persino all’ultimo Festival di Sanremo, dove due cantautori sono stati accusati di aver copiato di sana pianta le canzoni con le quali hanno partecipato. Orbene, a parte i pochi casi estremi, nei quali esista la possibilità di dimostrare una dolosa operazione di ricalco, viene comunque da chiedersi se il trarre ispirazione dall’idea di qualcun altro sia davvero così censurabile. Pensiamo per esempio alla ricerca scientifica, dove – poniamo – l’intuizione di un virologo giapponese viene ripresa da un suo collega americano, il quale riesce a svilupparla ottenendo un risultato più avanzato che, ripreso a sua volta da un ricercatore italiano, porta alla preparazione di un miracoloso vaccino.

E’ lo schema del progresso, il quale, per tutto il percorso della storia dell’uomo, non è costituito da una miriade di idee originali perfettamente a sé stanti, bensì da una catena di passi strettamente
collegati l’uno all’altro, spesso talmente piccoli da non consentire di distinguere a prima vista l’uno dall’altro. D’altra parte, rivendicare la paternità assoluta di qualcosa è un’impresa davvero ardimentosa, se non rischiosa, soprattutto quando si tratta di estetica.

Perciò, se il designer Tizio reclama oggi, in perfetta buona fede, l’invenzione della prua verticale, “imitata” da tanti suoi colleghi, dimentica che più di un secolo fa Thomas Andrew la disegnava per le sue navi; se Caio sostiene di essere stato il primo a concepire la “poppa aperta”, non tiene conto che la maggior parte delle navi oceanografiche ha da sempre proprio quella caratteristica
distintiva. E lo stesso principio vale per le finestrature a scafo, per il ponte portoghese, per la poppa a becco di clarino, per le impavesate reclinabili, per la carena a step e per tante altre cose per le quali – siamo sinceri – la rivendicazione del diritto d’autore, anche se solo morale, non è neppure elegante.

Corradino Corbò

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