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La Corsica, crociera dal Golfo di Galeria a Capo Rosso

Ci apprestiamo ora ad avventurarci nel tratto di costa più spettacolare e selvaggio dell’intera isola corsa, particolarmente spettacolare tanto sott’acqua quanto all’esterno

La navigazione da Saint Florent a Calvi e da Calvi oltre la punta della Revellata, descritta nel precedente numero di Nautica, ci ha condotti fino al ridosso del golfo di Galeria dove abbiamo trascorso una tranquilla notte all’ancora al riparo dai venti meridionali. Ci apprestiamo ora ad avventurarci nel tratto di costa più spettacolare e selvaggio dell’intera isola corsa, particolarmente spettacolare tanto sott’acqua quanto all’esterno. Prima di partire prestiamo grande attenzione al bollettino: i nostri unici rifugi in caso di mal tempo saranno il porto di Calvi o l’ormeggio in rada nel ridosso naturale della Girolata.Usciamo dunque dalla baia di Galeria e dirigiamoci verso ovest facendo attenzione ad un gruppo di insidiose rocce emergenti a nord di Punta Rossa, note sotto il nome de “i Scuglietti”. Da qui puntiamo decisi verso sud, superando l’ansa di Elpa Nera, aperta ai venti occidentali e area di riserva marina nel tratto compreso tra le due punte che la delimitano a nord e a sud. Fermiamoci per un bagno e un pò di osservazione all’isola dei Porri, all’estremità orientale della baia della Scandola, ma proseguiamo decisi fino allo scenografico golfo d’Elbo.

Si tratta di una baia piuttosto ampia e dai fondali adatti all’ormeggio, ben ridossata da tutti i venti meridionali, orientali ed occidentali, protetta com’è dal bastione alto più di 200 metri di punta Palazzu ad ovest e da cime alte tra i 300 e i 600 metri a mezzogiorno e levante. Da Punta Nera, che chiude a levante la baia, inizia la riserva naturale della Scandola, nel suo dominio marino. Vale bene la pena raccomandare a tutti di fermarsi alla Casa del Mare a Galeria per chiedere notizie circa eventuali variazioni nel regolamento del parco. Rimandiamo alle notizie utili per alcune indicazioni sommarie a riguardo. Davvero incantevole la stretta baietta nota come marina d’Elbo, circondata dai monti, bordata da una spiaggia di sabbia bianca e vegliata da una antica torre genovese. Se il tempo promette bene, aspettate qui il tramonto e godetevi il colore delle rocce rosse che sembra accendendersi di luce propria.

Attendiamo l’alba per doppiare il maestoso capo Palazzu ed entrare nel tratto di riserva integrale che arriva fino all’isolotto di Garganellu. Scopriremo la grande isola di Gargalu sormontata da un faro: siamo sul punto più occidentale della Corsica. Facciamo attenzione se siamo intenzionati a passare tra la roccia e la costa: il canale è molto stretto e spesso agitato da una forte risacca. La decisione più saggia sarà comunque quella di desistere e passare al largo. Per quanto tempo possiamo passare nella riserva della Scandola non potremo mai finire di stupirci e meravigliarci per la bellezza di questa selvaggia costa mediterranea. Un susseguirsi ininterrotto di cale, passaggi tra falesie verticali e arditi scogli aguzzi, rocce forate attraverso le quali i raggi del sole lanciano sciabolate di luce e dove il Balbuzard, l’aquila pescatrice mediterranea, nidifica ed è facile incontrarla.

Immediatamente alle spalle del mare la montagna non concede spazi a valli o zone pianeggianti, e la vegetazione è costretta a ricoprire a tratti i ripidi versanti di rocce rosso mattone. Alain, il nostro skipper, riesce ad avvicinarsi alle coste circondate da fondali profondi, sembra puntare verso la montagna, prima che all’improvviso si apra di fronte ai nostri occhi un angusto passaggio che il catamarano riesce ad attraversare per pochi centimetri… La limpidezza dell’acqua invita all’immersione, ma non dimentichiamo che siamo in una zona in cui l’immersione è proibita. Avviamoci allora verso punta Muchillina, porta meridionale del parco naturale. Un cartello verde sulle rocce ci assicura che ormai siamo fuori.

Possiamo dunque fare un’ immersione che ricorderemo per sempre come un’ esperienza splendida, sia che siamo dei neofiti che dei superesperti. Individueremo subito il cappello della secca: una vasta spianata di roccia chiara che risalta chiaramente sul colore blu intenso del mare. L’ormeggio è molto facile, data l’esigua profondità che potrebbe anche rappresentare un pericolo per la navigazione. Scendiamo dunque in acqua e decidiamo che tipo di immersione vogliamo fare: potremmo scendere sul lato di terra e visitare a bassa profondità i resti, ormai quasi senza forma, di un antico naufragio, che oggi offrono asilo ad una quantità indescrivibile di pinnuti.

Oppure scegliamo di calarci sul lato di mare, seguendo una parete che, entro i venticinque metri, scopriremo completamente incrostata di Parazoanthus gialli e gorgonie rosse. Addirittura un ramo di corallo nero, la Gerardia savaglia, colonizza le rocce della parete a meno di trenta metri: il ramo meno profondo che abbiamo mai incontrato. La secca muore sulla sabbia ad una quarantina di metri di profondità, ma spingendo lo sguardo verso il largo scopriremo altre due secche con la sommità intorno ai venti metri, dominio esclusivo dei subacquei consumati. Sembrerà di aver fatto un salto indietro nel tempo e di trovarsi nel Mediterraneo di tanti anni fa, tale è la ricchezza di pesce e di vita bentonica di questo tratto di fondale. Era l’inizio di ottobre quando ci trovavamo a nuotare da queste parti e le ricciole e i dentici si tuffavano a capofitto nei banchi di sardine che assumevano la forma di una grande sfera d’acciaio per aumentare le probabilità di sfuggire alla cattura.

Tra punta Muchillina e punta Scandola la costa è alta e frastagliata ed esposta a sud; oltre, assume un andamento verso nord est, offrendoci a protezione dal Maestrale delle alte falesia.

Siamo oramai in vista della Girolata, facilmente individuabile a causa del castello genovese costruito su di un promontorio roccioso che chiude a ponente la bella baia. Il ridosso della Girolata è bello e sicuro un pò con tutti i venti, è però piuttosto deludente arrivarvi in stagione piena, quando l’intero specchio d’acqua è ricoperto dagli scafi delle barche all’ormeggio e i mototraghetti continuano incessantemente a scaricare sulla piccola spiaggia numerosi gruppi di turisti. È certo molto più affascinante arrivare a giugno o settembre, quando il minuscolo borgo è immerso nella quiete più assoluta e si riesce appieno a godere l’atmosfera di questo luogo dalla bellezza davvero unica.

Arrampicati sulla punta si trovano un paio di ristoranti ed è anche possibile pernottare presso un piccolo albergo. Per quei naviganti che fossero anche appassionati di trekking va detto che la Girolata è collegata a Porto da un lungo e spettacolare sentiero. Questa potrebbe essere la ragione per una breve e diversa vacanza in primavera, quando la barca è ancora in secca e il tempo non è così stabile per impegnarsi in una lunga crociera. Il sentiero è conosciuto con il nome di “tra mare e monti” e prevede sei giorni di cammino per condurre da Calvi a Cargese.

Ma dimentichiamo le fatiche dell’escursionismo e dedichiamoci ad un pò di relax sulla spiaggia di Tuara che in condizione di tempo stabile può offrire una valida alternativa alla affollata Girolata e garantire un buon rifugio con venti da levante e settentrione. Il grande golfo della Girolata è chiuso a sud da Capo Senino, dominato dal monte omonimo: sul versante meridionale del massiccio, in prossimità di punta Scopa, si individua la più alta falesia d’Europa: 618 metri di roccia ininterrotta dal livello del mare alla cima del monte. Uno spettacolo maestoso ed impressionante. Fermiamoci per un pò nella meravigliosa cala dalle pareti verticali e osserviamone l’estremità meridionale: tra le rocce scopriremo facilmente un nido di Balbuzard.

Ci siamo ormai affacciati al golfo di Porto e proprio sotto la punta possiamo effettuare una bellissima immersione su pareti ricche di gorgonie e di pesce. Immergendoci da queste parti non finiremo mai di stupirci per l’incredibile quantità di pinnuti che popolano queste acque e, soprattutto, della loro familiarità con i subacquei, malgrado siamo ben fuori del parco marino. Tutta la costa da punta Scopa a Porto è alta e frastagliata e segue approssimativamente un orientamento da nord ovest a sud est. Costeggiamo un tratto con rocce verdi e ricche di vegetazione, subito dietro la spiaggia di Mezarine. Poi doppiamo la punta di Latone e gettiamo l’ancora di fronte alla piccola spiaggetta di Gravelle, raggiungibile da terra dal paese di Osani e discreto ridosso dai venti settentrionali. Superiamo la spiaggetta di Caspio e possiamo trovare un buon ancoraggio per una notte nel seno di Bussaglia, protetto dal grecale all’ostro.

Siamo così giunti a Porto, situato sui versanti di una incisa valle fluviale. Venendo da Bussaglia attenzione ad un gruppo di scogli che potrebbero essere pericolosi navigando di notte. Il fiume stesso è il … porto di Porto, protetto dalla mole di una caratteristica roccia sormontata da una torre genovese a nord, e da un’ampia spiaggia ciottolosa sul lato meridionale, che chiude il delta e delimita un bacino tranquillo. L’ingresso è assolutamente riservato ad imbarcazioni di basso pescaggio, vista l’esigua profondità del canale proprio all’ingresso. Un distributore di benzina in banchina si trova a destra entrando.

Ripartiamo da Porto per esplorare il successivo tratto di costa che si allunga approssimativamente verso ovest ed è completamente esposto ai venti settentrionali. Superiamo Porto Castagna dove, a dispetto del nome, troviamo solo un piccolo molo in cemento. Da queste parti facciamo attenzione perché è stata istituita una sorta di riserva di pesca riservata ai professionisti. Sarà bene assumere informazioni prima di lasciare Porto, oppure girare al largo. Anche perché poco più avanti si trova una cala magnifica, incassata nelle rocce a picco sul mare. Un minuscolo villaggio e una spiaggetta di ciottoli impreziosiscono ulteriormente un luogo già di per sé bellissimo.

Doppiamo la successiva punta rocciosa, alta una ventina di metri sul mare, e troviamo un ottimo riparo dai venti da sud. Ma attenzione: alcuni grandi scogli sommersi si avvicinano pericolosamente alla superficie. È sul fondo di questa cala che dopo abbondanti piogge si genera una cascata che ricorda tanto quelle dei paesi tropicali. Da questo punto in poi la costa è selvaggia e il mare irraggiungibile da terra. Godiamoci dunque la navigazione, ma facendo molta attenzione ai numerosi scogli che emergono o si arrestano proprio sotto la superficie. Uno, più evidente degli altri, merita una visita approfondita con le bombole sulle spalle: si tratta dello scoglio di Vardiola, dalla forma del cappello di Napoleone se visto da est. Avviciniamoci sulla punta settentrionale per scoprire una piccola secca con il cappello a tre metri di profondità. Ormeggiamo e scendiamo in acqua: alla profondità di trenta metri le pareti sono completamente ricoperte di piccoli rami di corallo rosso. Uno spettacolo bellissimo e non comune, anche se i rami sono piccoli e privi di valore.

Oltre la punta di Vardiola tutta una serie di scoglietti di granito emergenti ricordano un pò la Sardegna delle Bocche. Facciamo molta attenzione avvicinandoci a terra, dove vale peraltro la pena di sbarcare su una delle tante spiaggette ai piedi di questa costa alta ma non verticale.

Siamo così arrivati al massiccio Capo Rosso, spartiacque con il golfo di Cargese e preceduto dall’Ansa San Pellegrinu, una bella baia che offre un comodo ormeggio protetto dai venti da sud. Le rocce alte e imponenti e le baiette che le cesellano offrono in ogni momento uno spettacolo stupendo, come del resto sono belli i fondali delle numerose secche e secchette che si innalzano da fondali di una quarantina di metri nella zona del capo rivolta a settentrione.

Notizie utili

In barca possiamo raggiungere la zona di Porto dopo aver toccato i porti di Saint Florent provenendo da nord e di Ajaccio partendo dalle Bocche di Bonifacio.

Come già detto nel testo, Porto è praticabile solo da imbarcazioni di modesto pescaggio e i ridossi sicuri in caso di maltempo sono veramente pochi. Occhio, dunque, ai bollettini come già indicato nelle notizie utili della precedente puntata dell’itinerario.
Viaggiando in traghetto vi consigliamo di utilizzare le navi della Corsica Ferries in partenza da Genova e Livorno per Bastia e poi traversare l’isola in macchina nel senso della larghezza.
Per informazioni rivolgersi direttamente agli uffici della compagnia a Milano, in via Paolo da Cannobio 12, tel. 02-72000324, o a Roma, in via Angelo Brunetti 25, tel. 06-3222463. Per le immersioni rivolgersi alla bella ed affascinante Silvie Lannoy, che dirige il Centre de Plongee du Golfe de Porto, proprio all’ingresso del paese; i riferimenti telefonici sono i seguenti: telefono 0033-95261029, fax 95261249. Utile conoscere il telefono della Casa del Mare, presso la quale informarsi sui regolamenti del parco e delle zone limitrofe: 95620028.

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