CROCIERA IN ANTARTIDE, CON PINGUINI, OTARIE E FOCHE

Scritto da Stefano Nicolini

A bordo di una rompighiaccio, tra gli iceberg, gli emozionanti incontri con pinguini, otarie e foche e anche l’esperienza del bagno in acque con temperatura -1°C.

E’ possibile raggiungere l’Antartide in aereo in appena 140 minuti di volo, partendo dall’aeroporto di Punta Arenas, in Cile. Almeno in teoria. Un volo ogni cinque è infatti costretto a rimandare il decollo o a rientrare per le avverse condizioni atmosferiche nella Penisola Antartica, dove è previsto l’atterraggio.

Quando riusciamo a mettere piede sopra la pista dell’aeroporto militare della base cilena Eduardo Frei, mi ritrovo inaspettatamente in una landa desolata di terra nera come la pece, priva di vegetazione. Nel 1997 vi era meno ghiaccio di quanto ve ne avessi trovato nel mio primo soggiorno nel 1988 ma ora non ne rimaneva neanche l’ombra.

La Polar Pioneer, in passato una nave spia sovietica, leva l’ancora diretta verso l’area nordoccidentale del Mare di Weddell con i suoi 152 passeggeri provenienti da mezzo mondo.

L’indomani ci svegliamo in un paesaggio di ghiacci ed impressionanti iceberg tabulari. Verso le dieci salpiamo con gli zodiac per osservarlo più da vicino. Con mio grande stupore approdiamo su un’estesa isola formata da ghiaccio marino. Occorre fare attenzione a dove mettere i piedi nel suo terreno accidentato: è facile affondarvi sino alle ginocchia.

La seconda parte della giornata ci regala una sorpresa inattesa: un tuffo in costume nelle gelide acque antartiche. Quando ho notato un passeggero accingersi a saltare in acqua ho pensato si trattasse di un’esibizionista eccentrico e sentendomi chiedere da Martin, il dive master, se volessi provare a farlo anche io, ho riso pensando scherzasse.

Non sapevo che il bagno tra i ghiacci è divenuta una consuetudine delle crociere a queste latitudini. Poco dopo mi ritrovo in fila con una ventina di compagni di viaggio di ogni età, uomini e donne, protetti soltanto da sandali e accappatoio contro le raffiche di un vento freddo e ostinato. Il dottore di bordo, previo esame delle nostre cartelle mediche personali, ha concesso la sua necessaria approvazione alla grande prova che ci attende.

Giunge il mio turno. Mi è stato consigliato da Martin di non provare a nuotare e di riguadagnare invece immediatamente la scaletta. Assaggio con la punta dei piedi l’acqua a -1°C e, incoraggiato da una sensazione di freddo inferiore alle mie attese, senza pensarci più mi lascio andare. In un lampo una fitta lancinante dalla pianta dei piedi si estende fino ai polpacci. Mentre eseguo la prima bracciata per raggiungere la scaletta mi chiedo se sarò in grado di farcela e allungo istintivamente la mano verso il marinaio che ha il compito di aiutare a risalirvi.

Prolungando la permanenza in acqua si rischia un infarto. Uno per uno, mentre le nostre labbra alternano tremori e sorrisi, guadagniamo la sauna. Dieci minuti dopo esservi entrato le dita dei piedi sono ancora indolenzite. Mi chiedo come farò, seppure protetto da una muta stagna, a restare anche soltanto una decina di minuti in queste acque glaciali.

La sagoma a forma di gigantesco cappello dell’isola Paulet si staglia scura e imponente su un mare frustato da raffiche impetuose di vento che rendono impossibile sbarcarvi. Lo sguardo a 360° incontra iceberg tabulari e altri dalle forme slabbrate e contorte, nessuno di misure neanche lontanamente avvicinabili a quelle di A57A, lungo quaranta chilometri e largo cinque, che abbiamo avvicinato dopo pranzo mantenendoci alla rispettosa distanza di un miglio. E’ da un paio di inverni che questo gigante vaga nel Mare di Weddell. Altri colossi lo fanno da molto più tempo, anche da venticinque anni.

Volgiamo la prua a nord ovest in direzione di Half Moon Island, nell’arcipelago delle Shetland Meridionali, per visitarne la colonia di pinguini pigoscelidi papua. Accalcati tra alti pinnacoli di roccia nerastra, se ne stanno immobili, spalle al vento, a subire quella che viene chiamata la “muta catastrofica”, l’annuale cambio del piumaggio che si protrae alcune settimane, durante le quali non possono andare in mare a procurarsi cibo, restando quindi a digiuno. Le coste dell’isola sono pattugliate dalle otarie dalla pelliccia, che non esitano ad assumere atteggiamenti aggressivi verso gli umani che ne invadono il territorio.

Ad una cinquantina di metri dalla spiaggia, alcuni compagni di viaggio che hanno scelto di fare un’immersione subacquea si intrattengono in superficie con una foca leopardo, il predatore più temuto dalle colonie di pinguini. La osservo nuotare da una maschera all’altra, talvolta sfiorandola ma senza mai aprire la grande bocca il cui morso potrebbe creare ferite mortali ad un essere umano.

Verso le dodici iniziamo la breve traversata verso l’isola Deception, distante appena una trentina di miglia. Penetrata all’interno della laguna formata da un cratere vulcanico eruttato nel 1967, nel 1969 e ancora nel 1970, la Polar Pioneer getta l’ancora davanti alla Whaler‘s Bay. A terra ci sono tra noi coloro che risalgono a piedi il Neptune’s Bellows, i Mantici di Nettuno, la suggestiva spaccatura nella roccia del cratere, chi dedica il suo tempo alle otarie dalla pelliccia ed ai pochissimi pigoscelidi papua presenti lungo la nerissima spiaggia e chi, come me, preferisce esplorare i resti della vecchia base baleniera norvegese.

Immersione tra i ghiacci

Il giorno seguente ci ritroviamo in navigazione tra i grandi iceberg che cingono l’approdo di Neko Harbour, lungo la costa orientale della Andvord Bay nella Penisola Antartica. Dominato da un grandioso ghiacciaio, ospita 250 coppie di pinguini della specie pigoscelide antartico. Finalmente è arrivato il momento di mettere maschera e boccaglio in acqua. Preceduti nell’uscita in mare dai kayakers procediamo ad un’attenta perlustrazione della zona alla ricerca dell’iceberg giusto per la nostra attività di snorkelers: deve essere solido, in posizione riparata dal vento, e mostrare alla sua base acque turchine.

La scelta cade su un iceberg che si eleva poco più di un metro sul livello del mare, il che vuol dire che si estende sott’acqua per una lunghezza circa nove volte superiore all’altezza visibile sopra la superficie. Sono il primo a scendere in acqua e mi meraviglio di non sentire freddo. Vi resto per una quarantina di minuti. Sollevando lo sguardo in superficie mi accorgo che migliaia di frammenti di ghiaccio grandi e piccoli hanno completamente intasato il passaggio tra il blocco che stavo osservando e quello più vicino. Capisco subito il rischio che si corre di restare intrappolati nel caos di gelide forme alimentato da venti e correnti. Sott’acqua la visibilità è ridotta a pochi metri.

Nell’uscita del pomeriggio navighiamo lungo costa nel fantastico anfiteatro di ghiacciai di Paradise Harbour. L’acqua è limpida e quando ci tuffiamo risulta ancora più gelida di quella a maggiore concentrazione di ghiacci in cui abbiamo fatto snorkeling in mattinata.

La spiegazione sta però nel fatto che l’organismo umano tarda quarantotto ore a recuperare il calore perso. “Più andrete in acqua” ci anticipa Martin ”più il freddo si farà sentire. Otto volte su dieci che si fa snorkeling sotto questa scogliera si viene raggiunti dai cormorani che vi nidificano”. A noi è capitata una delle due volte in cui non si fanno vedere!

Il ghiaccio, che da bordo mostrava belle sfumature turchesi, appare come una bianca massa impastata senza contrasto né profondità

Mentre in serata ci abbuffiamo con una cena a buffet consumata all’aperto a poppa, osservo un solitario sciatore discendere in una luce crepuscolare la parete nevosa che domina la base argentina. Surreale come tanti paesaggi del continente bianco.

Le pessime previsioni meteo annunciano un uragano con venti violentissimi. Siamo costretti per evitarlo ad anticipare di un giorno la nostra partenza dall’Antartide.

Dopo colazione entriamo per un’ultima volta nelle sue acque nell’ampia baia di Port Charcot, sul versante nordoccidentale di Booth Island. Degli undici che eravamo quando abbiamo fatto la prima esperienza di snorkeling polare siamo rimasti in tre.

Nel pomeriggio visitiamo la base britannica di Port Lockroy. Sulla spiaggia giace lo scheletro di una balena, seminascosto dai corpi di duemila pinguini papua assiepati fino all’ultimo scalino che conduce al museo ospitato nella base utilizzata sino agli anni ‘50. Al suo interno trova posto anche un ufficio postale. E’ l’ultimo giorno di attività prima della chiusura stagionale. In meno di cinque mesi ha venduto sessantamila cartoline. Non ne trovo nessuna che rappresenti compiutamente le emozioni che sa regalare l’Antartide. La cartolina più bella non può essere spedita, ti rimane dentro.

Informazioni pratiche

La crociera

La crociera presentata nel servizio è offerta dall’operatore olandese Waterproof Expeditions (Tel. 0031-858771583; info@waterproof-expeditions.com). Le quote da euro 7.980 comprendono: vitto, alloggio,  tutte le escursioni durante la crociera, quotidiane presentazioni con supporti audiovisivi di ogni aspetto degli ambienti antartici visitati, costi di eventuali biglietti di ingresso a siti storici e musei visitati durante il viaggio, una notte in albergo a Punta Arenas, il volo da o per l’isola King George nella Penisola Antartica, il transfer dall’albergo di Punta Arenas all’aeroporto o viceversa in occasione del volo per o dall’Antartide e un bel libro fotografico contenente le fotografie scattate dai partecipanti durante  l’esperienza vissuta nell’ estremo sud del mondo. Per praticare lo snorkeling è previsto un supplemento di euro 526, per il pacchetto delle immersioni subacquee si pagano euro 855, per le escursioni guidate in kayak il costo è di 920 euro.

Snorkeling e Diving

Si può noleggiare il Polar Snorkel Package, che consiste dell’ottima muta stagna Waterproof D9, appositamente realizzata per svolgere questa attività in acque polari, cappuccio, guanti, calzari, pinne, maschera e boccaglio.

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