Eco-crociere, Cetaceomania

E’ sempre più apprezzato questo nuovo tipo di turismo, cosiddetto scientifico, che prevede, a bordo di barche a vela, l’osservazione e lo studio di alcune specie marine

CETACEOMANIA

Eco-Crociere, Cetaceomania

È stato coniato di recente un nuovo termine: l’eco-crociera. È un modo nuovo e originale di vivere la vacanza, il mare e la natura, alla scoperta di specie animali inserite nel loro habitat naturale, a bordo del mezzo più antico ed ecologico, la barca a vela. Visto il crescente interesse per l’ambiente, sono numerosi gli “eco-volontari”, perlopiù giovani, che ogni anno scoprono questa vacanza alternativa e hanno così occasione di studiare il comportamento di magnifici animali nel loro ambiente naturale, rispettando tutte le regole per non arrecare loro disturbo.

Eco-Crociere L’organizzazione italiana no profit Delphinia Sea Conservation organizza numerose spedizioni di questo genere e parleremo qui in particolare della missione nel Mar dei Caraibi a bordo del ketch di 65 piedi “Elendil” per la realizzazione del progetto “Ocean Observatory – area Caraibi”, un progetto di studio dei cetacei e di sensibilizzazione ambientale. L’area di studio riguarda i Caraibi, nel tratto compreso tra l’arco delle Antille, il Venezuela e le Isole Vergini, dove vivono numerose specie di cetacei, tra cui delfini, globicefali, capodogli e megattere, alcune stanziali, altre migratorie.

Eco-Crociere Le megattere migrano in inverno (dicembre-aprile) nel Mar dei Caraibi dalle fredde acque artiche, che sono per loro zone di alimentazione, per mettere al mondo i propri piccoli. I capodogli, invece, vivono stabilmente nei grandi canyon sottomarini al largo delle isole caraibiche, dove alternano circa 15 minuti in superficie e 45 minuti in apnea, alla caccia dei calamari giganti che abitano i fondali. Gli obiettivi dell’associazione Delphinia Sea Conservation sono quelli di informare e sensibilizzare i diportisti, i turisti e le popolazioni locali sulle tematiche ambientali, condurre programmi di studio scientifici per la protezione dei cetacei della regione, contribuire alla conoscenza di altre specie a rischio, quali le tartarughe, e offrire ai giovani delle isole e di altre nazioni l’opportunità di studiare sul campo le scienze ambientali e l’ecologia marina.

Ecco elencate di seguito le tecniche di avvicinamento utilizzate da Delphinia Sea Conservation nelle spedizioni d’osservazione.

L’incontro con gli animali nel loro ambiente naturale richiede rispetto, curiosità e molta pazienza. Le tecniche di avvicinamento variano molto a seconda delle specie incontrate, della stagione e della distanza dalla costa. In linea generale, è meglio attendere che i cetacei vengano incuriositi dalla presenza dell’imbarcazione e degli uomini, piuttosto che lanciarsi in inseguimenti che rischiano di infastidire, impaurire o disorientare gli animali. È importante evitare repentini cambiamenti di rotta e velocità della barca; se i cetacei avvistati seguono una rotta costante, se ne deve assumere una parallela, posizionandosi a circa 200 metri al traverso (circa 90°) dal lato opposto del sole. Ci si può quindi avvicinare dolcemente, calibrando la propria velocità su quella del gruppo. Saranno gli animali stessi a ridurre le distanze, se interessati; nel caso in cui gli animali modifichino la loro rotta per allontanarsi, è evidente che la nostra presenza li disturba. Se invece non si riesce a determinare la rotta dei cetacei, questi, con ogni probabilità, si stanno alimentando; meglio allora non disturbarli e accontentarsi di osservarli da lontano.

Il rischio di collisioni tra la barca e i cetacei è inesistente, se l’avvicinamento è fatto correttamente; delfini e balene devono sempre avere una chiara percezione della presenza della barca e delle sue intenzioni e non essere assolutamente avvicinati di poppa. Un’eventuale collisione con una balena, causata da un cattivo avvicinamento, può avere conseguenze disastrose per una barca in vetroresina.

Dal 1990 l’Istituto Tethys organizza ogni anno una serie di campi dedicati agli appassionati di delfini e balene che vogliono contribuire alle campagne di ricerca e conservazione. I partecipanti sono coinvolti in tutte le attività condotte su campo, che comprendono avvistamenti di balene e delfini, raccolta di dati in mare con metodologie avanzate e lezioni informali tenute dai ricercatori. Le ricerche si svolgono sulle diverse specie di cetacei presenti in Mar Ligure, all’interno del neo-istituito Santuario dei Cetacei, concentrandosi su due diversi habitat di cruciale importanza per i mammiferi marini: l’area pelagica, compresa fra la costa italo-francese e la Corsica, dove viene ad alimentarsi l’unico misticete avvistato regolarmente in Mediterraneo, la balenottera comune, e la zona sovrastante la “scarpata continentale” (200-2.000 metri), dove vivono varie specie di odontoceti tra cui il grande capodoglio, il grampo, la stenella striata, il globicefalo, il tursiope e il misterioso zifio. L’osservazione si effettua a bordo di “Gemini Lab”, un motorsailer di 19 metri che può ospitare fino a 12 volontari e su “Ivory”, una barca a vela di 12,50 metri con 6 posti.

Dal 1993 l’Istituto Tethys è impegnato in un progetto di ricerca sulla socio-ecologia dei delfini comuni (Delphinus delphis) e dei tursiopi (Tursiops truncatus) che frequentano le acque costiere della Grecia ionica. La presenza in una piccola area di entrambe le specie, e in particolare del delfino comune – scomparso in gran parte del Mediterraneo centrale – fornisce a questo progetto l’opportunità di studiare e comparare l’ecologia e il comportamento di entrambe le specie. I delfini vengono identificati per mezzo dei segni naturali sulle loro pinne dorsali.

Questo ha consentito di creare un catalogo dei delfini comuni e dei tursiopi che “abitano” nell’area di studio. La posizione geografica dei delfini, la taglia e composizione dei gruppi, la frequenza respiratoria e molti dati sul comportamento, vengono registrati a intervalli standard di 6 minuti, per mezzo di un microcomputer. I dati vengono scaricati ed elaborati non appena l’equipaggio fa ritorno alla base a terra. I delfini comuni sono altamente spettacolari quando mangiano. Gli uccelli marini li avvicinano immediatamente per trarre vantaggio dal pesce spinto in superficie dai delfini. Le prede dei delfini vengono determinate analizzando le scaglie di pesce raccolte quando i cetacei si alimentano presso la superficie. Questo metodo, semplice ma innovativo, ha consentito di ottenere informazioni sulle loro preferenze alimentari. La base dello Ionian Dolphin Project (una vecchia casa che è stata completamente ristrutturata dagli stessi ricercatori Tethys) è situata nel minuscolo villaggio di Episkopi sull’isola di Kalamos che si trova nel bel mezzo dell’arcipelago formato dalle isole della Grecia ionica, non lontano da Patrasso e Igoumenitsa. StudioMare, in collaborazione con l’Istituto Thetys, conduce uno studio a lungo termine nelle acque dell’isola di Ischia dove, lungo la costa settentrionale, si estende il canyon sottomarino di Cuma, un habitat importante dove ogni estate vengono a riprodursi branchi di stenella striata, delfino comune, tursiope e grampo. La balenottera comune utilizza l’area come sito di alimentazione. Si opera a bordo di un cutter oceanico di 17,50 metri con una disponibilità di otto posti.

Infine, segnaliamo la Farvest, una società con sede a Ravenna, che organizza viaggi di natura scientifica rivolti principalmente ai giovani. In collaborazione con la Fondazione Cetacea Onlus, propone crociere/studio in barca a vela sui cetacei, che si svolgeranno quest’anno da giugno a settembre, nella zona della Grecia ionica, e che prevedono: mappatura degli avvistamenti, fotoidentificazione, stime di popolazione. Fra le altre numerose iniziative segnaliamo week-end/studio su cetacei e tartarughe marine, sempre in barca a vela, un programma di avvistamento in alto Adriatico (densità di popolazione, impatto della pesca) e anche un’occasione per apprendere le nozioni di base sul pronto soccorso in aiuto di questi animali. Sempre la Farvest organizza lezioni di EBS, Ecologia e Biologia Subacquea, al termine delle quali viene rilasciato un brevetto di specialità, che consistono in corsi intensivi di tre giorni tenuti da docenti specializzati con quattro immersioni guidate. Altra iniziativa è quella del progetto “Navigando tra gli squali”, che prevede uscite giornaliere in gommone per partecipare ad una ricerca scientifica che comprende avvistamento, marcatura, fotoidentificazione e riprese subacquee dei maestosi squali elefante che negli ultimi anni sono apparsi numerosi nelle acque del Nord Adriatico.

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