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Charter alle Egadi, tra tonni e graffiti

Pur vicino alla costa, sono poco frequentate le isole ad Ovest della Sicilia, mantenutesi integre nelle loro splendide caratteristiche

TRA TONNI E GRAFFITI

Isole Egadi

La loro storia, come per tutta questa parte della costa, è fatta di sbarchi e di dominazioni. Dopo le tracce paleolitiche, sono stati i Fenici a farne base dei loro traffici. I Romani le occuparono per lungo tempo, poi le tracce delle terribili invasioni dei Saraceni, presto sostituiti dai Normanni, con la perenne minaccia dei corsari turchi. In ultimo gli Spagnoli, presto sostituiti dai Borboni, dettero alle isole quell’impronta che ancora rimane indelebile, sia nell’architettura che negli abitanti.

Isole Egadi La più vicina a terra è Favignana, anche la più popolata e la più grande dell’arcipelago. Percorsa da Nord a Sud da una dorsale collinosa, chiamata Montagna Grossa, ha due approdi. La Cala Principale è il porto di Favignana, costituito da un molo di 110 metri, banchinato internamente, alla cui radice si dirama un altro molo più piccolo. Esiste poi un pontile che parte dal centro della riva. Il fondo non è altissimo, tanto che chi pesca più di due metri, deve porre una certa attenzione. Specie con i venti provenienti dai quadranti Nord, si deve porre una certa attenzione in fase di atterraggio, specie nel periodo della tonnara che da aprile a giugno può essere in funzione e segnalata da numerose boette. Per il diporto all’interno del porto, sono riservate una banchina di 50 metri davanti al piazzale Marina e sul molo principale interno, sul lato Nord, dove si può ormeggiare per una sessantina di metri. Sul tratto di banchina esposto a NW possono essere ospitati yacht di più di 25 metri. I posti barca sono un centinaio, con fondali misti di sabbia, rocce ed alghe. La traversia è dal 1° quadrante, ma ci si può eventualmente rifugiare a Cala Rossa o tra punta Longa e Punta Fanfalo.

Isole Egadi A Punta Longa, sulla costa Sud dell’isola, esiste appunto un riparo naturale, attrezzato per piccoli natanti fino a sette metri, molto affollato nel periodo estivo. Arrivando in porto, si nota subito il Palazzo Florio, costruito in stile liberty dalla famiglia di imprenditori palermitani che, nella seconda metà dell’Ottocento, acquistò tutto l’arcipelago, con i relativi diritti di pesca. Fu quella l’epoca del maggior potenziamento della tonnara, forse l’unica rimasta stabimente in funzione in Sicilia. La tonnara nel ‘600, durante la dominazione spagnola, era una delle più importanti del Mediterraneo sia per la qualità del pescato che per quella del prodotto finito largamentre esportato. Subito fuori dall’abitato il paesaggio è formato da pascoli e campi coltivati, separati da una fitta rete di muretti di pietra. Piccole case intonacate a calce, circondate da poca vegetazione, soprattutto fichi d’india e qualche palma, denotano una certa quantità di popolazione. Ma la vera curiosità e bellezza della zona sono le cave di tufo, famose per la pietra da costruzione che vi si estrae e che è detta appunto «Favignana». Ora sempre meno utilizzata per edificare, è la materia duttile di primordiali sculture. La roccia intagliata, forma voragini profonde e vasche senza acqua.

Pochi minuti di navigazione separano l’isola di Levanzo, sovrastata dal Pizzo Monaco che si protende nel mare con coste ripide. L’ormeggio è a Cala Dogana ed è costituito da un molo a gomito, lungo 80 metri, con adiacente una piccola banchina, oltre al molo per l’aliscafo. Ci sono na quindicina di posti per barche fino a 10 metri, su un fondale dai 2 ai 4 metri. La peculiarità dell’isola è la Grotta del Genovese. Una vera Mecca per gli appasionati di preistoria. Selci ed ossa dovunque, ma soprattutto incisioni e pitture risalenti al paleolitico, al neolitico, più di diecimila anni insomma, ben tenute e conservate. Costellate di animali, buoi, asini e cerbiatti, oltre a danzatori e piccole figure colorate in rosso e nero, furono scoperte nel ’49, da una pittrice in cerca di ispirazione. È però difficile e faticoso arrivarci, anche a dorso di mulo, come viene prospettato dalla guida locale.

Isole Egadi Marettimo invece è tutto un’altra cosa. Intanto è sormontata dal Monte Falcone che, con i suoi quasi settecento metri, la rende estremamente diversa dalle altre. La sua distanza dai due porti d’imbarco, Trapani e Marsala è la stessa, abbastanza vicina per essere raggiunta in poco tempo, abbastanza per renderla ancora una meta esclusiva. Un pezzo di dolomite gettato nelle acque cristalline del mare siciliano, una roccia che è solcata fino al mare dalle barranche, le impervie gole rocciose che si alternano ai torrioni di pietra. Il tutto condito con una serie di splendide grotte con stalattiti e dai colori insuperabili. La grotta del presepio, la Perciata, quella della Bombarda, dove è facile, immergendosi, notare una certa quantità di pesci tropicali. All’interno è indispensabile un’escursione sul monte, alla scoperta della vita ancora presente, passando per il sentiero che porta fino a ruderi delle case romane, dove sorge la cappella del XII secolo. Falchi pellegrini e conigli selvatici sono presenti in gran numero; a mare sono invece scomparse le foche monache, i cui ultimi esemplari furono uccisi a fucilate nella grotta del cammello.

Due sono gli approdi di Marettimo: lo scalo vecchio e quello nuovo. Il vecchio è riservato a natanti di non più di quattro metri di lunghezza, quello nuovo è invece costituito da un molo banchinato di 200 metri. Possono essere ospitate una quindicina di barche di una lunghezza non superiore ai 14 metri, su fondali che vanno dai 3 ai 6 metri. La traversia è da levante, ma Cala Cretazzo, ad una distanza di un paio di miglia, con un fondale di circa 15 metri, può essere una valida alternativa.

Un vero paradiso nascosto le Egadi, a cui è impossibile non dedicare il tempo opportuno, navigando verso i mari a Sud della Sicilia.

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