Charter alle Hawaii, nel regno delle megattere

Le otto isole sul tropico del Cancro offrono alla navigazione una serie infinita di baie e rifugi, consentendo una visita alle splendide meraviglie naturali di cui sono tempestate

NEL REGNO DELLE MEGATTERE

In una superficie equivalente a quella di una delle nostre regioni di maggior dimensioni, spuntano dal mare ben 132 isole di cui solo otto, le maggiori, sono abitate. Geologicamente l’arcipelago è piuttosto recente, i vulcani sono apparsi dalle acque, salendo dal fondo dell’Oceano Pacifico e formando le più alte montagne della terra, tenendo conto della parte sommersa. Diecimila metri, con le cime emerse che si stagliano verso il cielo, gettando ancora lava e lapilli verso il sole. Una terra selvaggia, in parte civilizzata anche troppo prepotentemente. I primi abitanti erano naturalmente oceanici, proveniendo forse dalle isole Marchesi più di duemila anni fa, poi seguirono i polinesiani, con i loro dei dalle sembianze di animali, ma si dovette attendere il 1778 perché vi arrivasse James Cook, alla ricerca di nuove terre da esplorare.

Arrivò giusto in tempo per farsi scambiare per l’inviato di Lono, dio della fertilità, dei campi, della pioggia e del tuono. Ma quando, dopo esser ripartito con tutti gli onori, disalberò e si vide costretto a tornare indietro, riapparendo proprio quando era cambiata stagione ed era subentrata quella di Ku, il dio della guerra, del governo e della costruzione delle canoe, gli indigeni si indispettirono, si sentirono presi in giro e si impadronirono di una nave. Cook allora fece prigioniero il re, ma nella battaglia che ne seguì rimase ucciso. Seguirono anni di esplorazioni e, proprio per difendersi da queste, il re Kamehameha fu spinto a riunire sotto la sua egida tutte le isole, formando un unico regno. I nativi lo ricordano ancora come un grande condottiero, ma fu proprio lui a vendere agli Stati Uniti, come base navale, Pearl Harbour. Era il 1876, da allora tutti i suoi discendenti vendettero pezzo su pezzo tutto l’arcipelago a cittadini americani e quindi nel 1893, quando fu deposta la regina Liliuokalani, le Hawaii erano di fatto già statunitensi. Così la repubblica, proclamata l’anno successivo, nel 1898 si aggregò agli Stati Uniti divenendone la cinquantesima stella della bandiera.

Avendo tempo e denaro, visto che i prezzi sono tendenzialmente molto alti, si può pensare ad un giro completo dell’arcipelago. Partendo da Oahu, dopo essersi avventurati un quel luna park che è Honolulu, la capitale, con la sua famosa spiaggia di Waikiki ed aver visitato il giardino botanico di Koko Head, il vulcano spento, con il cratere che i nativi dicono abbia la forma del sesso della dea omonima, ci si può dirigere verso Pearl Harbour, primo insediamento statunitense sulle isole e ricordo storico dell’attacco giapponese alla flotta yankee. Nella parte nord dell’isola c’è la famosa spiaggia di Sunset, il santuario dei surfisti che qui trovano di che divertirsi visto che le onde più alte superano spesso i trenta metri. Passando per Nihau, la più occidentale delle isole, che, essendo privata, può essere visitata solo su invito di uno dei 300 abitanti di Puuwai, l’unico villaggio esistente, si arriva a Kauai. Fu su quest’isola che sbarcò James Cook al comando della «Discovery» ed è lei la protagonista di molti film famosi. Qui furono girate le scene del primo King Kong e del più recente Indiana Jones, mentre la spiaggia di Honopu Kai è dominata dalla roccia attraverso la quale James Bond passa, ne L’Uomo dal Braccio d’Oro, con il suo velivolo tascabile. L’isola è abitata da numerose specie di uccelli, che popolano le zone paludose del nord, giusto alle spalle delle splendide spiagge che molti registi hanno scelto come scenario dei propri film. I monte Waialeale, che sovrasta l’isola, è il punto più piovoso della terra, che si conosca. Qui cadono ben 11.000 millimetri di pioggia l’anno, non a caso, nelle vicine Hinalele Falls, la tradizione vuole che si formino tutti gli arcobaleni della terra, come del resto è ampiamente dimostrato nel museo di arte e cultura hawaiana di Lihue, la capitale dell’isola. Sempre partendo da Honolulu, navigando verso est si incontra a circa venti miglia Molokai che, nonostante la vicinanza con la caotica Oahu è rimata un paradiso quasi incontaminato. I suoi paesaggi, le sue spiagge hanno fatto nascere la leggenda di Lailai che, per propiziarsi il favore degli dei, ballò per la prima volta la hula. Sottovento c’è Lanai di fronte a Maui. È nelle baie riparate da queste isole, che le megattere vengono a svernare dall’Alaska e a cercare acque più adatte agli accoppiamenti e alle nascite, è qui che si esibiscono nelle più belle danze d’amore con i salti fuori dell’acqua, i canti subacquei, le veleggiate con la coda. Lahaina nella parte nord di Maui è la città dei cacciatori di balene, qui vivono ancora freschi ricordi delle battute con le piccole scialuppe, come si vede bene nel film Moby Dick, qui rimangono le vestigia di un’arte che ha avuto così tanta importanza nell’economia dello scorso secolo.

Nella parte sud dell’isola c’è il più grande vulcano spento del mondo: l’Haleakala, sulle cui pendici è stato creato l’omonimo parco nazionale, importante sede di studi faunistici su esemplari unici. Lanai invece è stata quasi interamente acquistata dal miliardario americano David Murdock, che ha qui organizzato la produzione del 20 per cento degli ananas del mondo. Qui vengono le tartarughe a deporre le uova sulla piaggia di Polihua, qui si possono ammirare i geroglifici dei primi abitanti delle isole. Ma l’isola maggiore dell’arcipelago è quella che gli da il nome: Hawaii. È la più grande isola vulcanica del mondo dopo l’Islanda ed il Manua Kea, che prende il suo nome dalla neve che ne ammanta la cima, con i suoi 4205 metri sul livello del mare, sommati a quelli sotto di esso è la montagna più alta del mondo. È la più recente delle isole, oltre a rappresentare da sola più della metà della superficie emersa dell’arcipelago, che nella sua totalità ha quasi un milione di abitanti. La Grande Isola è formata da cinque vulcani, di cui due ancora attivi. Due sono le parti distinte, quella orientale, battuta dagli alisei, che fermati dalle montagne, sempre ammantate di nuvole, la rendono piovosa e quindi ricoperta di foreste pluviali. Dall’altra parte invece c’è un clima arido con sole per 300 giorni l’anno e con le acque del mare sempre calmissime, nonostante la profondità del mare. In gran parte dedicata alla coltivazione della canna da zucchero, l’isola, con i suoi forti contrasti, rappresenta un grande centro di attrazione turistica, con grandi parchi litoranei, destinati a salvaguardare sia la flora che la fauna che, specie sulla costa est, gli agglomerati urbani dalle frequenti mareggiate dalle immense onde anomale.

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