Charter in Indonesia, isole d’incanto

Conosciute come le isole delle spezie, le componenti dell’arcipelago indonesiano hanno sempre attratto i viaggiatori, una volta per la ricchezza dei loro prodotti, ora per le rare ricchezze turistiche

ISOLE D’INCANTO

È l’atmosfera incantata che circonda le sue isole che rende l’Indonesia una terra affascinante e senza eguali. Tutto è misterioso, tutto è religioso, tutto è rituale ed i sensi sono pervasi dalla dolce fragranza del loto e dal fruscio delle foglie di palma, che ondeggiano sul mare, mentre giunge in lontananza lo scampanio delle note di un’orchestra di «gamelan». Il mutare del tempo, il rinfrescante arrivo di un temporale estivo, rendono il clima piacevolmente variato ed eccezionalmente favorevole.

D’altraparte tutto rende l’Indonesia un intreccio di contraddizioni, con il traffico dei motorini che si somma a quello dei carri con i cavalli, mentre le vacche contendono la strada agli autobus affollatissimi. Tutto intorno le coltivazioni di piante alimentari, tra cui il riso è certamente la più diffusa, con il suo tipico andamento a terrazze. Il moderno e l’antico si fondono così, amalgamando i loro colori e rendendo il paesaggio agreste invariato nel tempo, mentre nei centri abitati si ergono i moderni grattacieli con aria condizionata, come lo sono del resto i battelli che risalgono i fiumi, così cari ai personaggi di Salgari.

Intorno ai centri abitati più grandi, ai suoni tipici della civiltà primordiale si sommano quelli delle moderne autostrade a quattro corsie, con svincoli a quadrifoglio, come vuole la più affermata tradizione americana. Nelle city, le lampeggianti scritte pubblicitarie al neon, ben si fondono con il caos dei bazar ricchi di merci tipiche, seducenti, colorate, molto convenienti. Ad esse, di giorno, si alternano le attrattive culturali ed artistiche, rappresentate dai musei, i monumenti, tombe che si uniscono ai templi, ai giardini ed ai mercati per dare a tutte le isole la loro connotazione tradizionale. Tutto si perde poi nella notte, inghiottito dall’intenso aroma delle spezie che si uniscono a quello dei cibi che si sposano con il rumore incessante delle d iscoteche e dei bar aperti fino all’alba.

Con le sue13667 isole, di cui solo 6000 abitate, che si estendono su un’area di 15120 chilometri, l’Indonesia è il più lungo arcipelago del mondo. Degli oltre 400 vulcani che costellano le isole, 80 sono ancora attivi ed alcuni, come il Krakatoa, a sud est di Giava, in continua osservazione dopo le disastrose eruzioni di cui sono statiprotagonisti.

Il clima è tropicale, con umidità e temperature elevate, mediamente sui 30 gradi, con due monsoni che si alternano: quello orientale, nella stagione asciutta, da maggio a settembre e quello occidentale, nella stagione umida, da ottobre adaprile.

La popolazione è di 180 milioni di abitanti che vivono soprattutto a Bali, Sumatra e Giava, dove c’è la capitale Jakarta, con i suoi otto milioni di abitanti. L’87% della popolazione professa la fede musulmana il che rende l’Indonesia la più grande nazione islamica del mondo, anche se, ad esempio a Bali, la religione predominante è l’induismo, mentre nell’isola di Flores la maggior parte degli abitanti è cattolica ed ovunque ci sono forti credenze animistiche, che si intrecciano con le religioni predominanti.

Con una economia basata soprattutto sull’esportazione del gas naturale, di cui l’Indonesia è il primo esportatore mondiale, e su quella del caucciù, dei chiodi di garofano, caffè, stagno e copra, il paese rappresenta comunque un’oasi faunistica in cui sono presenti il 17% (1500) delle specie di uccelli, il 12% (500) dei mammiferi ed il 16% dei rettili. Tra questi alcune specie a rischio di estinzione, come il rinoceronte di Giava, l’orangutan ed il drago di Komodo. Il tutto circondato dalla più grande area di foresta pluviale, dopo il Brasile e lo Zaire.

Giava ha l’aria tranquilla e circondata dalla leggiadria dei suoi templi, dai colori profumati dei suoi giardini botanici. La tradizione è tenuta viva a Yogyakarta, dove le raffinate orchestre di «gamelan», diffondono le loro note cristalline ed i teatri d’ombre, rappresentano, fino all’alba, le antiche leggende di Giava.

All’interno, tesori senza tempo si alternano ai resti di antichi regni e a templi misteriosi. Sulla costa, splendida nella sua lussureggiante vegetazione, si alternano rive alte e selvagge a spiagge circondate di palme, dove Loro Kidul, la dea del mare, regna incontrastata, leggermente infastidita soltanto dal vulcano Anak Krakatoa, sempre fumante e sempre minaccioso. Spiagge bianche con sabbia fina e la foresta che le lambisce sono la caratteristica di Sumatra, sovrastata dall’elevata catena delle Bukit Barisan.

Sumatra è la più selvaggia, con gli interni in cui domina la quiete del lago Toba circondato dalle moschee e dove aleggiano le leggende tribali, in tutto condito da uno spirito di avventura che riecheggia le storie di Corto Maltese. Ci sono poi le isole di Nusa Tenggara che spuntano nel mare da un lato all’altro de lla Linea Wallace ad est di Bali. Per quel che riguarda la fauna le specie sono più australiane che asiatiche e sono separate da ampi bracci di mare che collegano culture assai diverse. Più a nord, l’arcipelago delle Molucche è formato da quasi mille isole, circondate da banchi di corallo e ricche di spezie che le resero appetibili ai mercanti di ogni era.

Situate nel cosiddetto anello di fuoco, dove negli ultimi quattro secoli si sono verificate più di settanta eruzioni vulcaniche, furono scoperte, dal punto di vista commerciale, nel 1440 da Nicola dè Conti che ne intuì la ricchezza, favorendone la conquista da parte dei Portoghesi.

Ma il centro dell’universo, per gli antichi abitatori della zona, era Bali. Separata da Giava da un piccolo tratto di mare, è ad essa legata dalle storie che si sono sempre intrecciate, come intrecciate si sono le loro religioni e i domini dei rispettivi regni. Poi arrivarono gli europei con gli olandesi che, all’inizio del secolo, sterminarono, in una sola battaglia, l’aristocrazia dell’isola, votata alla morte pur di non arrendersi.

Ma lo spirito gioioso dei balinesi è risorto più volte ed ora l’isola, oltre alle ricchezze storiche, ha quella del turismo, cui è riservata buona parte della sua economia attuale. E non potrebbe essere altrimenti, viste le bellezze che può offrire al turista, sia al suo interno, dove oltre ai paesaggi, non sono da mancare gli innumerevoli templi, che sulla costa.

La spiaggia più famosa, quella meridionale di Kuta, offre la massima libertà e la vita più rilassata. Per chi ama la vita più sportiva c’è la zona di Sanur, mentre per la massima quiete bisogna raggiungere le vicine isole di Nusa Penida e Nusa Lembongan. Ad est, c’è poi il porto di Padang Bai, sullo stretto di Lombok, circondato da incantevoli spiagge, mentre nella parte nord, sono famose le spiagge dalla sabbia nera, lungo l’area che circonda Singaraja.

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