Sao Tome e Principe, isole sperdute in Oceano Atlantico

2Theobroma cacao – dal greco “bevanda divina” – è il nome scientifico della pianta del cacao, che ricopre gran parte delle due isole di São Tomé e Principe, nel Golfo di Guinea. Una qualità di cacao molto apprezzata, da cui si ottiene un cioccolato superbo. Furono i portoghesi i primi a scoprire queste due isole e successivamente impiantare la coltivazione intensiva del cacao. Inizialmente São Tomé serviva come base per la tratta degli schiavi con le colonie in Brasile, ma col passar del tempo le “roças”, le fattorie, acquistarono importanza economica, tanto che l’isola divenne, all’inizio del ventesimo secolo, il primo produttore al mondo di cacao. Con l’arrivo dell’indipendenza, invece, ci fu il crollo della produzione, con il conseguente abbandono delle roças, e gli abitanti, in maggioranza discendenti degli schiavi che lavoravano nelle piantagioni, si indirizzarono specialmente sulla pesca, vista la ricchezza dell’oceano. Un oceano che riserva una sorpresa dietro l’altra, da far impallidire anche il pescatore d’altura più incallito.

Partiamo la mattina all’alba, con un barchino di sei metri con fuoribordo, dalla spiaggia davanti alla città, dove la sera arrivano le barche dei pescatori a vendere il frutto di una giornata di lavoro e talvolta tonnellate di pesce si riversano sulla sabbia. Donne dagli abiti coloratissimi si accalcano per scegliere il loro tonnetto, mentre intorno girano bambini che vendono pane e dolci, o si prestano a trasportare i pesanti acquisti fino a casa in cambio di una mancia. I grandi marlin vengono venduti a pezzi e i pesci più piccoli e di minor pregio vengono messi nei secchi di plastica colorata e caricati sopra la testa delle donne: per São Tomé, fino al tramonto, se ne incontreranno in tutte le strade.

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Sono numerose le imbarcazioni che s’incontrano intorno a São Tomé. Il mare è molto ricco di pesce e la pesca è uno dei principali mezzi di sussistenza. Con le loro piccole canoe scavate nei tronchi d’albero, i pescatori si allontanano di diverse miglia dalla costa

Con me ci sono due marinai locali e la famiglia di Claudio, con moglie e tre figli, che mi ha invitato a scoprire le isole. Grandi amanti dell’Africa, dopo aver vissuto per anni in una piantagione di caffè nel cuore della foresta dello Zaire, si sono trasferiti qui a continuare lo stesso lavoro, aggiungendo però anche la coltivazione del cacao, di cui oggi raccolgono una delle qualità più pregiate. Conseguentemente producono un cioccolato artigianale che a Londra, il tempio specializzato nel suo genere, “Fortnum & Mason” considera in assoluto tra i migliori al mondo.

Lasciata la spiaggia ci dirigiamo verso il largo e subito incontriamo un branco di delfini. Con maschere e pinne entriamo in acqua ma non riusciamo ad avvicinarli: come il motore rallenta e si ferma, immediatamente scompaiono nel blu. Escogitiamo allora un modo diverso. Come arrivano a giocare sotto la prua ci caliamo sulla fiancata, attaccati a una cima. In questo modo non si impauriscono e li osserviamo da vicinissimo. Sono tursiopi, lo stesso tipo che si vede nei delfinari di tutto il mondo. Ci alterniamo in acqua e dopo qualche minuto se ne vanno, quando la loro curiosità è stata appagata.

6Non facciamo in tempo a riprendere il respiro che un magnifico marlin salta completamente fuori dall’acqua, proprio a due metri dalla prua. Siamo nei pressi dell’isola di Cabras, nella parte settentrionale di São Tomé. Immediatamente i due marinai si agitano, nei loro occhi si legge la fobìa del pescatore, non resistono e buttano due lenze. Passa circa mezz’ora. La barca ora, lontana qualche miglio fuori, procede parallela alla costa, che qui è diversa. Alle spalle delle spiagge la vegetazione è più secca, tipo savana, e qua e là spuntano dei baobab, fin sulla riva.

 São Tomé

Il tramonto è un momento di festa per gli abitanti di queste isole, in quanto segna l’arrivo dei pescatori e centinaia di tonni vengono riversati sulla sabbia nell’attesa di essere venduti. La spiaggia principale di São Tomé si colora con le vesti variopinte delle donne che vengono a comprare il pesce.

All’improvviso vediamo degli schizzi lontani: delfini sfrecciano fuori dal mare e ricadono con vasti spruzzi. Sono tanti, un branco enorme e di una taglia inferiore a quelli di prima, forse delle stenelle. A poco a poco l’oceano ribolle di centinaia di delfini, che arrivano a squadre, ci contornano, saltano, giocano con le onde che intanto si sono alzate sotto il vento teso. Cerchiamo di fare lo stesso giochetto di prima, ma abbiamo difficoltà, la velocità della barca è diversa, e i marinai non ci aiutano più di tanto nel seguire i delfini. Capisco anche il perché: abbiamo le lenze a traina. Nel frattempo, come sono arrivati, i delfini si allontanano, non prima però di averci allietato con una serie spettacolare di salti fuori dall’acqua. Alcuni saranno anche di tre metri, incredibile!

 

 

 

 

 

 

Praia das Sete Ondas

Lo spruzzo della “Boca do Inferno”, dove le grandi onde dell’oceano entrano e si rompono con fragore in una spaccatura della costa rocciosa e la “Praia das Sete Ondas”, una bella spiaggia della costa orientale di Principe

Continuiamo la navigazione verso “Lagäa Azul”, laguna blu, sulla costa nord. Il moto ondoso è aumentato e rende difficile scorgere la presenza di animali, ma il soffio di una balena si staglia inconfondibile a pochi metri. In cuor mio era proprio quello che speravo di incontrare. In questo periodo – la nostra estate – le megattere, le caratteristiche balene dalle pinne pettorali lunghissime e dalla grande abilità nel canto, passano di qui.

Subito mi preparo a entrare in acqua con la macchina fotografica subacquea, mentre la barca comincia una sorta di inseguimento. Cosa non facile, perché la balena riappare circa ogni trenta secondi e sempre in un punto diverso. Noi arranchiamo in mezzo alle onde per seguirla, ma la distanza è sempre tanta. Ogni volta che s’immerge, guardiamo in tutte le direzioni per vedere dove torna a respirare. “Laggiù, soffia!” intercala “Melville” Claudio. E si riparte. Ma i movimenti della barca sono lenti. “Accidenti, le traine!”.

10 I marinai, nonostante tutto quel trambusto, hanno ancora le lenze in acqua! Per loro la prospettiva di un bel pesce prevarica tutto il resto. Un pò a gesti, un pò con un portoghese “maccheronico” gentilmente chiedo di riavvolgere per il momento le lenze. Nel frattempo avvistiamo una macchia turchese davanti alla prua. La balena si è finalmente fermata! Ci avviciniamo lentamente a quello che sembra uno scoglio a fior d’acqua… eccola… mi preparo a entrare lentamente… ma la balena non c’è. Mi butto lo stesso per vedere cosa diavolo… Bollicine minuscole e un liquido biancastro, ecco cos’era la macchia. In mezzo scorgo un corpo rosso scuro, sembra una plastica, ma non mi soffermo oltre, risalgo. La megattera è scomparsa. Per diversi minuti scrutiamo l’orizzonte inutilmente. Ripenso a quello che ho visto sott’acqua nel frattempo che la barca va a cercare riparo nella laguna blu. Mi viene un’idea… possibile che abbiamo assistito al parto di una balena? Si spiegherebbe il liquido biancastro – amniotico – e il corpo rosso, un pezzo della placenta? Se è così, peccato non essere riusciti a vedere il momento magico del parto, o almeno il piccolo, ma forse è meglio così, probabilmente avremmo disturbato.

18 A sostegno della tesi c’è il fatto che effettivamente le megattere vengono a partorire nel Golfo di Guinea, per poi tornare nei mari antartici dove si nutrono. Claudio dice che oggi a Neves, un paesino diverse miglia più a ovest, è la festa di “Nossa Sra da Assunsao” e tutti gli anni, proprio questo giorno, le balene si avvicinano alla costa. Andava lì la nostra balena? Anche questo è il bello dell’Africa, dove leggenda, mitologia, tradizioni, religione ed eventi naturali si fondono insieme. Mi piacerebbe navigare ancora per qualche miglio e raggiungere Neves ma l’oceano si è agitato quel che basta per farci rinunciare, e in più vento e moto ondoso tirano proprio da ovest. La visione di Lagäa Azul ci fa passare definitivamente la voglia: una piccola baia con acqua color turchese, spiaggetta e, intorno, al posto delle “solite” palme, i baobab con le loro tipiche fronde che sembrano radici, tanto da farli denominare alberi “sottosopra”.

Arriviamo fin sulla riva, vicino a una piccola barca, una canoa scavata in un tronco, con l’albero abbattuto e una vela formata da sacchi di plastica telata cuciti insieme. Il pescatore, un vecchietto in pantaloni e camicia bucata, seduto all’ombra di un baobab, sta con due bimbi, probabilmente i nipoti, che sguazzano nudi nell’acqua. Claudio decide di andare a pescare in apnea e io ne approfitto per gironzolare. Salgo su un piccolo rialzo della costa da dove ho una buona veduta della parte settentrionale dell’isola, in gran parte ricoperta da una savana punteggiata dai baobab. Solo dove scorre qualche ruscello la vegetazione si fa più fitta e svettano le palme da cocco.

11Verso il centro, perso nelle nuvole, il picco più alto, di oltre duemila metri, è avvolto dalla foresta. I venti predominanti e l’umidità dell’oceano fanno in modo che la pioggia si scarichi sulla parte meridionale e sulle alture del centro, lasciando più a secco il nord. È sulle alture che risiedono le migliori piantagioni di caffè e cacao, proprio grazie a questo clima umido. Una varietà di ambienti che rende l’isola interessante e mai monotona, sia dal mare che da terra, contornata da piccoli villaggi di pescatori che all’alba si disperdono per l’oceano, in cerca di fortuna, e tornano nel pomeriggio. Gli abitanti sono un crogiolo di etnie, discendenti di schiavi importati dai portoghesi principalmente dal Congo, Gabon, Angola e Mozambico. Sulle strade dell’interno i villaggi che si incontrano si basano invece sull’agricoltura e, alla fine dei conti, non ho visto nessuno in condizioni di povertà nel senso di “fame”: sono tutti ben pasciuti e robusti grazie alla natura rigogliosa. E la mancanza di conflitti si riversa sulla gentilezza e la serenità della popolazione. Così, andare in giro è piacevole e del tutto sicuro.

Altri luoghi interessanti

Percorrendo la strada che da São Tomé città conduce verso sud, lungo la costa orientale, si incontra dopo una decina di chilometri “Boca do Inferno”. Qui le onde oceaniche si incuneano tra gli scogli e percorrono con velocità un passaggio obbligato, fino a scaricare la loro energia in un pozzo chiuso, da cui si alzano altissimi spruzzi. È impressionante vedere la forza con cui certe onde arrivano in fondo al vicolo cieco per poi innalzarsi. E sarebbe da vedere con una mareggiata particolarmente violenta!

Più avanti si aprono alcune baie, di cui la più bella è “Praia das Sete Ondas” con una grande spiaggia, di sabbia finissima e quasi sempre deserta, con alle spalle altissime palme e una foresta lussureggiante.

A “São Joao dos Angolares” vivono i discendenti di 200 schiavi angolani, sopravvissuti al naufragio nel sedicesimo secolo della nave schiavista che andò a sbattere contro “Sete Pedras”, un gruppo di scogli al largo, rinomati per la pescosità dei loro dintorni. La strada finisce a Porto Alegre, un villaggio di pescatori. Più a sud, a venti minuti di barca, c’è l’isoletta di Rolas, tagliata in due dall’equatore, con un resort turistico, dove si ha la possibilità di pescare e fare immersioni. Tra l’altro, in estate, questa zona pare molto frequentata dalle balene.

L’isola di Peter Pan

15A un’oretta di volo da São Tomé, con un piccolo aereo a diciannove posti e pilotato dal burbero comandante Trinidade, c’è l’isola di Principe. Già prima dell’atterraggio viene in mente “l’isola che non c’è” del vecchio lungometraggio Disney. Si passa sopra una baia che è proprio uguale a quella che i protagonisti sorvolano all’arrivo, tanto che viene spontaneo domandarsi dov’è finito il vascello di Capitan Uncino. La foresta equatoriale ricopre tutto fino all’acqua, dove una sottile striscia bianca fa da divisorio, e alte montagne culminano con picchi di quasi mille metri. Lunga 19 chilometri e larga 15, Principe, nonostante quanto si possa immaginare, ha praticamente intatta la foresta primaria, con alberi giganteschi “Okà” ed eritreine, mentre le piantagioni di cacao occupavano il sottobosco.

16Come Claudio mi farà vedere, infatti, le piante di cacao sparse per l’isola sono al di sotto dell’alta volta della foresta, e sono di una qualità antica, che produce poco in termini di quantità ma con una grande qualità. Proprio questo è uno dei segreti di Claudio e della piantagione che ha recuperato. Fu la moglie, diversi anni fa, ad accorgersi che quest’isola dimenticata in realtà era un tesoro inestimabile per la qualità dei semi che vi crescevano. Oggi il mercato della cioccolata è in mano a poche multinazionali, che hanno cercato di accelerare i processi e aumentare il rendimento selezionando ibridi più produttivi possibile. Claudio e Bettina, in queste piantagioni abbandonate, sono riusciti a risalire invece a vecchi semi, ormai praticamente scomparsi in tutto il mondo, che accostati a un accurato studio del processo di fermentazione e tostatura hanno finito per dare un cioccolato “speciale”, che probabilmente non avete mai avuto la fortuna di assaggiare. A una latitudine dove tutto è spesso molto approssimativo, colpiscono l’attenzione e la precisione che caratterizzano ogni loro lavoro.

14Dai campi alla trasformazione è un susseguirsi di regole precise e di controlli ma, contrariamente a quanto tanto rigore potrebbe far pensare, qui si respira appieno un clima positivo di efficacia e serenità che coinvolge tutti. Ognuno è concentrato sul suo lavoro e i risultati di tanta attenzione si ritrovano chiari nel cioccolato che esce dalla piccolissima e impeccabile fabbrica, misto tra fiaba e tecnologia di punta.

E il mare? Anche qui ricco e pieno di sorprese. Con le barche che si possono noleggiare al Bom Bom Resort, l’unico dell’isola, si può andare a pesca o a immergersi. I fondali sono poco colorati per essere un mare tropicale, un pò più simile al nostro Mediterraneo, almeno per quello che riguarda i primi metri sotto la superficie. Quello che colpisce sono le quantità di pesce: noi siamo abituati a vedere una triglia, lì ce ne sono cento insieme; pesci chirurgo e pesci scoiattolo ravvivano il fondo con i loro colori, mentre ricciole e tonni sfrecciano nell’abbondanza di pesce.

Dopo l’immersione andiamo a Praia Banana, la spiaggia più bella: la classica sabbia bianca candida, orlata di palme, mare color turchese e verde smeraldo. Al largo, sull’orizzonte, si scorgono le piccole vele dei pescatori che tornano dal lavoro. Alle spalle la foresta risale aggrappata ai pendii verso i picchi più alti.

Un’atmosfera primordiale, fuori dal mondo o in un altro tempo, e con altri tempi, lontani dalla frenesia a cui siamo abituati, come, a volte, solo l’Africa sa far vivere.

NOTIZIE UTILI

Come arrivare – Il modo più pratico per raggiungere São Tomé dall’Italia è con la compagnia Air Gabon. La compagnia di bandiera del Gabon collega direttamente l’Italia con il Paese africano con una frequenza settimanale, il martedì, da Roma Fiumicino per la capitale Libreville con ritorno il mercoledì. Air Gabon opera dall’Italia con aeromobili Boeing 747 in versione Combi, con First Class, Business ed Economy Class. Per informazioni e prenotazioni: Air Gabon, tel. 06 48771326-350, e-mail airgabonrom@distal.it, sito web www.distal.it.

 

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