Charter in Kenya e Tanzania, mille e una vela

La costa dell’Africa sud orientale era il regno di Sinbad e sono ancora i dhow, come quelli timonati dall’intrepido marinaio, a rappresentare la maggioranza della flotta locale

MILLE E UNA VELA

Non si può certamente far a meno, facendo un viaggio in Kenia o in Tanzania, di andare a visitare almeno uno dei grandi parchi dell’interno. Il Masai Mara ed il Serengeti, con l’alternante migrazione dei grandi erbivori, che a milioni si spostano a fine agosto e a fine novembre, rappresentano uno spettacolo unico al mondo, come del resto lo sono le altre riserve naturali dell’Amboseli, dello Tsavo o i monti Kenia e Kilimangiaro e le loro pendici. Ma gli amanti del mare, della navigazione e della subacquea, non possono, una volta in zona, fare a meno di dedicare almeno una settimana alle immersioni o ad una crociera lungo le splendide coste antistanti.

Il più grande centro balneare del Kenia è Malindi, ma è una sorta di Rimini, con i natii leggermente più abbronzati. La colonia italiana è numerosissima ed il contatto con la natura, seppure bellissima, è filtrato attraverso troppe agevolazioni occidentalizzanti. Malindi è però un ottimo punto di partenza per una crociera verso Lamu e le isole del Kenia settentrionale. Volendo entrare nello spirito pionieristico, si potrà anche noleggiare un dhow, la barca locale da trasporto merci o passeggeri, generalmente intorno ai dieci metri di lunghezza, difficilmente tugate, ma normalmente aperte, come un grande gozzo. I più tipici non hanno neanche il motore ed avanzano, in mancanza di vento e nelle manovre nei canali e nei porti, spinte a mano per mezzo di lunghissime pertiche. Meglio però optare, eventualmente, per una minima concessione alla modernità, un bel motore entrobordo, che rende tutta la faccenda certamente più semplice. A vela, però le barche sono eccezionalmente docili e molto manovrabili. La vela con il lungo picco è molto efficiente sia nelle andature portanti, in cui l’asta sostiene la vela come una vela quadra, che in quelle relativamente strette, in cui la vela viene bordata lungo la fiancata, facendo avanzare incredibilmente la barca anche contro vento. La costa è frastagliata di isolotti paradisiaci.

Tenewe è formato solo di sabbia e roccia ed è abitato, solo nella stagione della pesca, da pescatori nomadi che qui vengono a far essiccare le loro prede. Uno spettacolo unico, un’esperienza indimenticabile, specie per la disponibilità di questi uomini, che fraternizzano subito e sono disposti a cucinare per gli ospiti. Più a nord, lungo il canale di Lamu, in un albergo gestito da italiani, si può noleggiare l’attrezzatura per una splenda immersione ad esempio alla secca di Manda, dove alligna la cernia gigante. L’acqua non è limpidissima, ma i grossi serranidi appaiono subito nella loro maestosità, attorniati da carangidi di notevoli dimensioni. Lamu la Città Bianca appare in un festoso andirivieni di imbarcazioni in continuo movimento. Qui il dhow è veramente un mezzo comune di trasporto, ce ne sono di tutti i tipi e misure, anche quelli giocattolo, con cui i ragazzi giocano fin da piccoli in tutti gli specchi d’acqua. Verso nord c’è Matodoni, famosa per i suoi cantieri, che si raggiunge attraverso i canali fiancheggiati dalle mangrovie. Sulle spiagge, varie barche in costruzione, a cui lavorano una mezza dozzina di persone per un anno intero, sotto l’occhio vigile del proprietario.

Davanti alle coste della Tanzania c’é invece la leggendaria isola di Zanzibar, il cui solo nome rievoca storie favolose di ricchezze e di tesori, ma soprattutto di Sinbad di cui era la città natale e da cui il marinaio partiva per i suoi fantastici viaggi. Tutta l’isola è circondata di spiagge dalle sabbie bianche, con palme e barriera corallina antistante. L’isola è splendida ed offre una buona quantità di ormeggi sui due lati principali. Sia nella capitale Stone Town che a Menai Bay da una parte che a Cwaka Bay dalla parte dell’Oceano Indiano. Centro di smistamento del commercio degli schiavi, Zanzibar fu visitata nel momento di suo massimo splendore da Livingstone che ne descrisse, con raccapriccio le caratteristiche del mercato nei suoi famosi diari. A Nungwi ci sono invece i cantieri dove vengono costruiti i dhow e dove forse costruì la sua barca Sinbad. L’isola, denominata la patria delle spezie, fu la preda più ambita di tutte le dominazioni che vi laciarono le loro più nobili tracce, fino al protettorato inglese che appoggiò la dominazione dei sultani Omani, fino all’indipendenza proclamata nel 1963.

Dalla grande isola vale la pena di raggiungere Pemba, qualche miglio più a nord, circa dodici ore di navigazione. Completamente al di fuori dalle rotte turistiche, mantiene integre le sue caratteristiche ed i suoi monumenti, tra cui mura fortificate e palazzi parzialmente distrutti dall’attacco portoghese nel 1520. L’ormeggio migliore è a Wete, nella parte nord dell’isola, ma ci sono altre due centri abitati tra cui Mkoani, la capitale, nella parte sud dell’isola.

Navigando da Zanzibar verso sud si incontra invece l’isola di Mafia, praticamente priva di turismo, ma con abitanti estremamente disponibili e pronti a sopperire con le loro attenzioni alla mancanza di strutture turistiche. Ma lo splendore del reef, la limpidezza delle acque dell’Oceano Indiano che qui viene a scontrarsi per la prima volta con la terra, dopo più di cinquemila miglia di libertà, fà degli arcipelaghi davanti alle coste africane del sud est, una delle zone di mare più belle del continente nero fortunatamente ancora poco contaminate dal turismo di massa.

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