Kornati, Isole Incoronate, paradiso dei pescatori

L’ultimo giorno della creazione, gli dei inventarono le Kornati con le lacrime delle stelle e il respiro del mare, per godersele come loro opera finale in Croazia e Dalmazia

KORNATI, PARADISO DEI PESCATORI

La Ex Jugoslavia (Croazia ora, n.d.r), si sa, offre molte località dense d’atmosfera, ancorate al passato, a cominciare dal fascino sottile della penisola istriana, per finire agli splendori della favolosa Dubrovnik o, magari, alla selvaggia bellezza delle Bocche di Cattaro. Tuttavia è proprio lungo il tratto fra Zara e Spalato dove si concentrano le più caratteristiche cittadine della costa dalmata. Centri storici in cui s’avverte chiara l’impronta veneta e bizantina, con vistosi reperti archeologici che risalgono alla dominazione romana. Poi, a poche miglia dalla costa… le Kornati (in italiano Isole Incoronate): uno degli ultimi paradisi, 148 lembi di terra affioranti, di tutte le forme e dimensioni, in un caotico mondo d’acqua salsa, con piccolissimi borghi e case sperdute, dove pochi vivono stabilmente.

Ecco perché siamo sul molo di Zara alle sei del mattino, da poco sbarcati dal traghetto che la collega ad Ancona. Vogliamo fare l’ esperienza che i pescatori di queste isole vivono tutta la vita, trascorrendo alcuni giorni con loro. Esperienza insolita non tanto per il fatto di dover trascorrere diverse ore al giorno in barca, cosa che dovrebbe far felice ogni pescatore che si viene a trovare a diretto contatto con quel mondo che ama, con l’ambiente in cui dovrà operare, ma insolita per la mancanza quasi assoluta di “civiltà”. Queste isole, infatti, dichiarate dall’ONU parco nazionale, sono generalmente deserte. Solo alcune vengono abitate temporaneamente da famiglie di pastori dei villaggi litoranei o di Murter, che vi si trasferiscono con il bestiame nell’estate, per soggiornare in certe modeste abitazioni erette nei punti più pianeggianti e avvicinabili.

Noi, non disponendo di alcuna imbarcazione propria, non ci siamo potuti servire dei due marina dell’Adriatic Club Yugoslavia, quello di Piskera e quello di Zut, ma abbiamo fatto base a Dugi Otok (Isola Lunga), nel caratteristico paesino di Sali, il più vicino alle Kornati, giovandoci della proposta “7 giorni coi pescatori” della “Yugotours”.

Alle due del pomeriggio, Neda Curkovic della Sunturist ci accompagna all’attracco dov’è la barca che ci ospiterà per una settimana. Sono ad attenderci due belgi, Hans e Denis, che divideranno le nostre stesse emozioni, e il comandante-pescatore Bare Juraga con sua moglie, addetta alla cambusa. Lasciando la costa incrociamo i traghetti che fanno la spola con le due isole fronteggianti di Ugljan e di Poshman, da cui occhieggiano villaggi di pescatori, uno sperduto convento francescano, piccoli gruppi di pecore e capre. Isolette e scogli solitari si stagliano contro il cielo azzurro: alcune rigogliosissime, altre invece dal brullo volto carsico. I veri padroni di casa sono i gabbiani reali, i cormorani, le berte: vere e proprie statue, tanto sono immobili su aguzzi speroni rocciosi. Poi, improvvisamente, oltre un’ennesima insenatura, ecco le Kornati.

Calcinate dal sole, bruciate dalla salsedine, sferzate dai venti, si distendono selvagge per decine di miglia, in un groviglio di canali, di baie, di promontori: uno scenario mozzafiato per la sua aspra bellezza. La consapevolezza di essere in un luogo ancora incontaminato ci eccita i sensi, già colpiti dall’acre profumo delle erbe selvatiche, dall’amarognolo del mare sulle labbra, dalla sinfonia del sole. Come d’incanto, la natura selvaggia qua e là s’addolcisce e, nei punti più riparati, macchie di verde si offrono riposanti alla vista abbagliata. Ecco Dugi Otok, maestosa e lunghissima apparirci all’orizzonte. Delle macchioline biancastre raggruppate prendono forma, man mano che ci avviciniamo: è l’abitato del porticciolo di Sali. Sulla sinistra la grande industria di sardine in scatola, di fronte e a destra i tipici legni locali, le barche dei turisti, i caffè. E tutt’intorno le case allineate si specchiano sul mare.

Veniamo accolti con semplicità, come persone di famiglia. La signora Ivka Dominis ci accompagna alle stanze precedentemente riservate, quindi un buon caffè o un “rakija” di benvenuto e riprende le quotidiane occupazioni. Passeggiando per il paese, scopriamo immediatamente un’umanità diversa: la gente ti saluta per prima anche se non ti ha mai visto. Qualche rara automobile, di tanto in tanto, rompe la magica atmosfera. Ma è poca cosa. Preferiscono andare in bicicletta o camminare, attardandosi volentieri a fare quattro chiacchiere, spesso col bicchiere in mano. La gente di campagna fa la sua comparsa al mattino presto, in groppa a piccoli asini, con verdure, pollame e frutta: mani callose e volti segnati dal tempo, tutti hanno lo sguardo pulito, sereno.

Come da accordo preso la sera precedente, al mattino si parte presto per la pesca, il bagno, l’escursione su una delle tante isole sparse lungo la rotta. Bare tutto l’anno fa il pescatore, ma d’estate porta in giro per le Kornati gli amanti del mare. Lui e sua moglie si fanno in quattro per esaudire ogni nostra richiesta, ogni nostro desiderio, a cominciare dal tipo di pesca che desideriamo praticare, alle isole che vogliamo visitare, alla cucina all’italiana sempre squisita ed abbondante. La loro disponibilità è totale. La fauna ittica oltre che molto ricca è varia, data la particolare conformazione dei fondali, costituiti prevalentemente da roccia che precipita su fondo sabbioso. Si pesca di tutto, sebbene le prede pregiate siano l’orata, il dentice, il branzino, il sarago, il pagello. A fine stagione, inoltre, è anche possibile ricercare la palamita che naviga al largo, fuori dalle isole, al seguito di branchi di sarde e alici. Quando si incontrano, conviene seguire le grosse barche professionali che pescano le sarde per disporre di un buon punto di partenza. A furia di insistere, prima o poi ci si imbatte nel gruppo, perché la palamita viaggia sempre in numerosa compagnia. Il sistema migliore è la traina a galla, o appena al di sotto della superficie, ad almeno cinque-sei nodi di andatura. Si tratta di una pesca emozionante che può far vivere momenti indimenticabili, per il numero e la qualità delle catture. La nostra barca dispone di varie attrezzature per la pesca, ma volendo usare attrezzi propri è consigliabile limitarsi alla canna da lancio e a quella da fondo. Per quanto riguarda le esche, a parte i sempre validissimi gamberetti, le sarde, i polpi, quella veramente micidiale è il verme marino, chiamato dei locali “zirr”, o qualcosa di simile. Una specie di verme nostrano, ma lungo quasi tre metri e dello spessore di un dito. La prima volta che si vede, incute una certa ripugnanza.

Chi ha vissuto una vacanza in mare, con la barca propria o noleggiata, sa perfettamente che a bordo ci si deve occupare anche dei lavori che solitamente sono riservati al “sesso debole”. Eppure ciò contribuisce a dare alla vacanze una nota diversa, oltre che spezzare ogni legame con la vita di città.

Nel nostro caso, invece, è la nostra agenzia che si occupa di tutto, mettendo a disposizione un’imbarcazione collaudata da 7 a 12 metri e due persone, per tutta la durata del soggiorno. Sono loro che si occupano delle pulizie di bordo, di fare la spesa, cucinare, preparare le esche. L’angusto cucinino, usato sempre con estrema perizia dalla moglie di Bare anche quando la barca è in movimento, serve principalmente per preparare i sughi, gli spaghetti, le minestre… insomma tutti i piatti caldi, meno che i grigliati di cui Bare ha l’esclusiva. È il suo primo compito, una volta attraccati, cercare la legna da ardere, accendere il fuoco e preparare una gustosissima grigliata.

Mentre la costa e spesso l’interno della Ex Jugoslavia si vanno trasformando a causa del turismo di massa, le Kornati rimangono immobili, genuine. Si potrebbe pensare ad un’ennesima contraddizione del paese dei contrasti, invece tale immobilismo è voluto. Intelligentemente si cerca di conservare l’arcipelago così com’è, una specie d’immenso santuario in cui è severamente proibito alterare l’equilibrio della natura. Per chi ama il mare, le 1250 isole, di cui solo 66 abitate, rappresentano un autentico paradiso.

Mancando punti di riferimento, navigare nell’arcipelago è pericoloso. È consigliabile, pertanto, tenere la carta nautica sott’occhio, onde evitare scogli sommersi e la possibilità di esaurire la scorta di carburante in lunghi giri viziosi. Costeggiando queste suggestive gobbe spelate, si possono osservare antichi segni di civilizzazione, come una torre illirica, le rovine di una fortezza dell’epoca veneziana, i ruderi di una villa romana. In questo labirinto di roccia, qualsiasi barca può navigare senza problemi di porto, perché al primo segno di tempesta dappertutto si possono trovare un’insenatura, un ancoraggio, un ridosso.

Luglio ed agosto sono due mesi sconsigliabili, perché le barche sono numerosissime. Sembra di essere lungo le nostre coste tanto il mare è trafficato. Ciò nonostante, in questo mondo di acqua e pietra esistono villaggi composti di tre case o di una sola, come a Levrnaka, dove i pastori della costa portano greggi di pecore e capre a nutrirsi di erbe selvatiche e acqua di mare. Il risultato è una carne molto saporita, apprezzatissima dai buongustai locali, che vengono in gita qui per arrostirsela su sterpaglie aromatiche, come il rosmarino, il ginepro, la mortella, che spuntano tra le aride rocce impregnate di iodio.

Approdiamo a Sestrunj, Zverinac, Rivani, Ist, Skarda, Premuda, Silba, Olib, e altre, costeggiando lunghe teorie di mammelloni, torniti gomiti e cosce formose, che in un lontano passato hanno stimolato la fantasia popolare, che ha visto in questa pietra viva sculture surreali di parti anatomiche femminili. Ecco perché i nomi delle Kornati sono tutti di origine popolare. Neanche geografi e puristi sono riusciti ad imporre denominazioni dotte. Quindi, anche la cartografia rispetta questi nomi curiosi, che sulla carta si traducono in “grande puttana” per l’isola Kurba Vela; “piccola puttana” per l’isola Kurba Mala”; “culo della nonna” per l’isola Babina Guzica; “promontorio di lasciva” per l’isola Bludni; “scorreggia grande” per l’isola Prdusa Vela; “scorreggia piccola” per l’isola Prdusa Mala.

Salvo che non ci si dedichi alla pesca notturna, le prestazioni di Bare e signora terminano verso le 18.00, quando si rientra a Sali. Normalmente, dopo una doccia salutare, si vanno a fare quattro passi per il paese, curiosando tra i prodotti esposti nel negozio di alimentari, la merceria, il fruttivendolo, il forno. Poi ci si siede al bar del porticciolo, ad ascoltare qualche canzone iugoslava, magari sorseggiando una “Travarica”, la gustosa grappa aromatizzata alle erbe, o uno “slivoviz”, il popolare distillato di prugne. A sera, uomini e donne si riuniscono innanzi agli usci, sotto un immenso cielo stellato, nel fresco degli orti, per chiacchierare, intonare nenie. E con la più grande naturalezza ci invitano ad unirci a loro, facendoci gustare i piatti genuini di questi luoghi. Spesso una scodella di “brodet”, la comune zuppa di pesce; la “pasticada”, carne di manzo in umido con contorno di maccheroni; il risotto nero con calamari o seppie, o gli scampi alla griglia e “inbusada”, un appetitoso intingolo di pomodori e spezie; i conosciutissimi “raznjici”, spiedini di pezzetti di maiale, formaggio, olive. Annaffiati dagli ottimi vini fatti in casa.

Ci chiedono di Sofia Loren, di papa Giovanni, di Mussolini, anche se da qualche anno riescono a vedere una delle nostre reti televisive. Zoja, fiera come l’immagine di una eroina partigiana, ci inizia ai canti: canti popolari iugoslavi che parlano di mare, di marinai e d’amore. Canti tristi, altri allegri… ma sempre ricchi di sentimento. Uno di questi dice: “Jugoslavia, terra della mia vita, cosa saresti senza le isole e senza il tuo mare…”.

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