Charter a Rodi, colosso turistico

Rodi, ben nota anche al tempo dei romani, che ai tempi di Tiberio volevano farne una nuova Capri, è sempre stata contesa per la sua leggiadria e per la sua posizione strategica

COLOSSO TURISTICO

Rodi

È la linea di demarcazione tra oriente ed occidente e delle due influenze ha assorbito tutto. È un miscuglio delle civiltà che l’hanno conquistata, dalla romana alla bizantina e poi turca araba e veneziana. Non ultima la colonizzazione italiana, tesa ad ampliare fino alle soglie dell’Asia, il territorio nazionale. E proprio questa quella che, nell’approdare a Rodi sentirete più viva. Con la solita storia di «greci ed italiani, stessa faccia stessa razza», qui più che altrove, gli italiani sono ben accolti e qualche anziano proverà ancora a parlare nella lingua che gli hanno insegnato a scuola, tanti anni fa. Comunque sia, anche quello è servito a fare di Rodi l’isola più aperta al turismo e quindi più ricca del Dodecanneso.

Rodi Del resto è una situazione che Rodi ha sempre vissuto, fin da quando era la porta commerciale dell’oriente ed i suoi abitanti costruirono il mitico colosso: 32 metri di stratua di bronzo, una delle sette meraviglie del mondo, forse a cavallo dell’entrata del porto del Mandraki. L’opera di Charis restò in piedi per poco tempo, un terremoto, nel 200 avanti Cristo, la spezzò all’altezza delle ginocchia e fu lasciato in acqua fino a quando, 80 anni più tardi venne recuperato da un mercante ebreo, che lo fuse e se lo portò via. Rodi rimase una potenza economica e marinara fino al 43 avanti Cristo, poi Cassio la conquistò e la distrusse. Il codice marinaro di Rodi era apprezzato universalmente, tanto che venne assorbito in quello veneziano e quindi tramandato fino ai nostri tempi.

Con la dominazione romana, fu meta di artisti che la ornarono di opere architettoniche e di statue, tanto che Plinio ve ne contò più di 2000. Ma molto fu distrutto dal sacco di Bruto. Poi i bizantini furono sostituiti dai saraceni, che la saccheggiarono. A riportarla agli antichi splendori ci pensarono i veneziani e poi i genovesi, quindi i Cavalieri di San Giovanni che divennero i signori dell’isola, costruirono un castello fortificato e radunarono una flotta di veloci galee, con cui assalivano i mercantili turchi lungo la costa. Fecero anche altre fortificazioni in isole vicine, dove resistettero ad assedi lunghissimi, fin quando Solimano con un esercito di 100.000 uomini, in cinque mesi di assedio ebbe ragione di 600 cavalieri e 1200 alleati, riservando loro l’onore delle armi. I cavalieri si spostarono a Malta e ne crearono l’ordine.

Così ora Rodi può essere paragonata a Roma, ovunque si scava, un pezzo importante di storia viene alla luce. Le case delle cittadine sono sobrie, specie a Lindos la loro caratteristica struttura a cubi bianchi, con decorazioni tardo bizantine, pur se costruite nel ‘600, le rende molto comode. Volendo possono essere anche affittate per una vacanza terrigena. L’interno dell’isola va comunque visitato per gustare l’atmosfera così cara a tanti turisti di tutti i tempi. Del resto il clima prettamente mediterraneo, consente le solite coltivazioni che rendono così saporito il cibo locale.

Da vedere certamente il monastero di Laerma, il più importante dell’isola e quello di Skiadi, nel territorio degli spiriti maligni. Il porto più importante è naturalmente il Mandraki, il porto della capitale, quello del colosso e dei cavalieri.

Rodi Avvicinandosi da Ovest e da Nord, si nota subito la città che si estende sulla bassa lingua di terra. È necessario a questo punto tenersi ben distanti da capo Zonari per i bassifondi e la secca che protegge l’entrata. Il bacino di Mandraki, dove viene ospitatto il diporto, è facilmente identificabile per il piccolo forte con il faro, la cupola, il campanile e tre mulini a vento che formano il lato Est del porto. Sempre molto affollato, ha la banchina Est riservata alle barche del charter. Spesso si è quindi costretti ad attaccarsi ad altre barche in banchina, così da formare due o tre file; per fortuna il fondale è fangoso e buon tenitore. Per evitare l’affollamento si può ormeggiare sul lato esterno della diga, con cima a terra, ma il continuo transito dei traghetti rende la posizione poco tranquilla. In compenso c’è tutto, compreso un buon cantiere con gru di alaggio fino a 40 tonnellate.

La città è caotica e rumorosa, è divisa in due parti distinte: quella vecchia riparata dalle mura costruite dai cavalieri e quella nuova quasi tutta dovuta all’occupazione italiana, come del resto è italiano il tanto criticato restauro delle torri, delle mura e dei castelli in stile troppo fantasioso. Andando verso Lindos, è facile prendere delle forti raffiche quando il Meltemi soffia deciso; se il percorso è al contrario, conviene partire la mattina molto presto per approfittare delle ore in cui il vento si affievolisce e muore. Il castello di Lindos è ben visibile dall’esterno, anche di notte. Il fondale è sabbioso e buon tenitore, la baia è aperta ad Est e con il Meltemi forte ci sono frequenti raffiche.

Lo stupendo paese è quel che resta dell’antica capitale dell’isola, prima della costruzione di Rodi, ed è continua meta di gite turistiche. La punta più meridionale dell’isola è Capo Prano Nisi, collegato a terra da una bassa striscia di terra che da lontano lo fa sembrare un’isola. Sul lato Nord c’è un buon ridosso in una insenatura con fondo fino a 4 metri, sabbioso e buon tenitore. Ci sono ridossi alternativi lungo la costa Est: Capo Vigli, Capo Istros e la baia di Lardos, tutti ottimi per il Meltemi. A Nord, in alternativa al Mandraki, quando spira Sud o Sud-Est e l’entrata al porto principale può essere pericolosa, c’è la baia di Trianda, con fondale sabbioso e buon tenitore.

Sulla costa occidentale, ad un miglio da Capo Kopria, c’è la baia di Lagonia, buon ridosso da Ovest e Sud e punto di partenza per la vicina isola di Khalkia. Questa, insieme ad Alimnia, rappresenta una facile meta con località molto pittoresche. La prima è abitata, ma la baia di Emborio ha un fondale poco tenitore ed inoltre con venti da Sud c’è una forte risacca. Meglio la baia di Alimnia, riparata da tutti i venti, con fondali di sabbia ed alghe buon tenitore. L’isola però è disabitata anche se ci sono case ed un forte da cui si domina tutto l’arcipelago circostante.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.