Nel cuore della Patagonia

Quattrocento chilometri a sud di Comodoro Rivadavia, nel centro costiero della regione di Santa Cruz della Patagonia argentina, il litorale si apre nella profonda Baia di San Julian

I DELFINI DI BAIA SAN JULIAN

Era il 31 di marzo del 1520 quando le cinque navi della storica flottiglia comandata da Magellano, penetravano in questa profonda lingua di oceano, al riparo dalle violentissime mareggiate dell’inverno australe.

Subito dopo iniziò la storia moderna di questo estremo Stato sudamericano. Oggi alcune lapidi disposte su un laconico monumento, in prossimità della spiaggia di Puerto San Julian, ricordano la prima Messa in territorio argentino, fatta celebrare nei pressi dal celebre navigatore, durante la domenica delle Palme del giorno successivo al proprio arrivo. A Sud Est dell’imbocco della vasta insenatura, in un paesaggio marino fatto di orizzonti piatti che confondono lo sguardo e aggiungono fascino visivo a quello degli eventi storici, si riconosce la sagoma grigiastra delle isole Justicia. Sopra uno di quei desolati banchi di terra e sassi, il condottiero portoghese fece giustizia, decapitandolo, del capitano spagnolo Gaspar de Quezada, il quale con una quarantina di ammutinati aveva preso possesso di tre dei cinque navigli della spedizione. La violentissima reazione di Magellano, che riuscì a sedare la sommossa recuperando la Nao Victoria, la nave che per prima terminerà il giro del mondo, portò anche allo squartamento del corpo del capitano Luis De Mendoza, deceduto durante la battaglia per riconquistare la Nao Victoria.

Il caso volle che mezzo secolo dopo, nel 1578, le isole della Giustizia furono teatro di un episodio analogo a quello di cui si era reso protagonista Magellano. Il celebre e temutissimo corsaro inglese Francis Drake sentenziò a morte, con il taglio della testa, uno dei propri ufficiali. Anche Drake, che stava realizzando il secondo periplo oceanico del pianeta, aveva scelto le acque relativamente tranquille di Baia San Julian per farvi passare al sicuro l’inverno al suo galeone Pelican, nave ammiraglia dell’armata che, per conto della Corona britannica, si dedicava a saccheggiare i bastimenti e le colonie spagnole del Nuovo Mondo.

Con l’eccezione del villaggio di Puerto San Julian, sorto nel 1780 sul litorale interno al centro dell’insenatura omonima, dopo il fallimento dell’insediamento di Floridablanca ad opera di duecento famiglie spagnole, l’intera costa conserva un aspetto selvaggio e primordiale, con il vento freddo che sferza il viso, nonostante siamo nel mese di gennaio, nel pieno dell’estate australe. Non si fa fatica quindi a riambientare con l’immaginazione gli eventi del passato, occorsi in questo sperduto lembo patagonico. Era giugno, racconta Antonio Pigafetta, incaricato del diario della spedizione di Magellano, quando un indigeno apparve danzando improvvisamente sull’arenile. Era “un uomo di statura gigantesca, tanto alto che con la testa appena arrivavamo alla sua cintura”. Continua Piagafetta: “il capitano diede a questo popolo il nome di Patagoni”, cioè gente dai grandi piedi. Così nasceva il nome Patagonia.

Come sempre però è il mare a suscitare le emozioni più forti. In attesa di conoscerlo da vicino, conviene fare un’attenta perlustrazione via terra lungo la vecchia statale 3 del Circuito Costiero. Sopra le maestose scogliere del litorale si scoprono gigantesche concentrazioni di fossili marini, per lo più costituite di enormi ostriche, antiche 60 milioni di anni, che nel 1834 suscitarono la meraviglia di Charles Darwin, il quale commentò: “Quali immense rivoluzioni geologiche possono leggersi in questa essenziale costa patagonica!” L’evidenza di estinzione biologica offerta in modo così lampante da quel paesaggio, contribuì all’elaborazione della celebre teoria dell’evoluzione della specie da parte del geniale britannico.

Giunge finalmente il momento di cimentarsi con la principale ragione di questo viaggio nel grande Sud del mondo: osservare e fotografare i delfini di Commerson, Cephalorhynchus Commersonii. Era la metà del 1767 quando, durante il viaggio intorno al mondo di Louis Bouganville, il fisico e botanico francese Philibert Commerson notava alcuni delfini bianchi e neri nuotare intorno alla nave, che incrociava nello stretto di Magellano, vicino alle propaggini della mitica Terra del Fuoco.

Commerson inviava in patria una descrizione dei piccoli cetacei, che finiva prima nelle mani del famoso tassonomista Bernard La Cepede. Questi, trentasette anni più tardi, la userà nella sua classificazione della specie segnalata dal botanico transalpino il quale, probabilmente, mai immaginò che a quei delfini, che raggiungono una lunghezza massima di 152 centimetri, sarebbe stato dato il suo nome.

Trascorrono appena un paio di minuti dall’inizio della mia prima escursione nautica nella baia di San Julian, in compagnia dei ricercatori della Fondazione Cethus, che da anni studiano i Commerson nei mari patagonici, quando, avallando la fama che li vuole seguire ogni natante che incroci in queste acque, due esemplari della specie si avvicinano alla prua del nostro gommone. La riva è a qualche decina di metri, confermando così le loro abitudini costiere. Superato il primo attimo di genuino entusiasmo, Miguel Iniguez, argentino e presidente fondatore della fondazione Cethus, inizia a fornirmi preziose spiegazioni sui cefalorinchi, oggetto delle proprie ricerche: “Guarda che pinna dorsale arrotondata che hanno! Se il mare non è molto calmo, è difficile scorgerla tra le onde. E’ nera come il capo, le pinne pettorali e la regione posteriore con la coda. Il resto del corpo è bianco latte”. E’ vero, in quanto alla colorazione ricordano delle orche in miniatura. Mentre i delfini continuano ad accompagnare con la loro imprevedibile andatura natatoria, veloce, quasi a strappi rispetto all’attraversamento della linea di galleggiamento, Iniguez continua: “Si distribuiscono dalla fascia sottostante il quarantunesimo parallelo sud nell’Atlantico sudoccidentale, fino quasi a Puerto Natales, nella Patagonia cilena bagnata dall’Oceano Pacifico. Gli avvistamenti nelle acque dell’arcipelago delle Malvinas-Falkland sono frequenti e si sa di una popolazione isolata nelle remote isole Kerguelen, nell’Oceano Indiano.”

“Da quando, a partire del 1996, insieme a mia moglie Vanessa Tossenberger e ad altri colleghi, abbiamo avviato uno studio comparativo delle “toninas overas”, questo è il nome dei cefalorinchi di Commerson nella nostra lingua, abbiamo individuato nelle acque di Baia San Julian ben 45 esemplari. Per riuscirci ci siamo serviti della fotoidentificazione, utilizzando le macchie di colorazione e i tagli situati nelle pinne dorsali.”

“C’è Nico”, esclama improvvisamente una delle ricercatrici a bordo, indicando con impressionante sicurezza una “tonina overa” che appare a una cinquantina di metri dallo scafo. “Scientificamente ognuno di questi cetacei è classificato con la sigla S.J., che sta per San Julian, seguita da un numero”, incalza Iniguez per spiegarmi meglio l’avvistamento. “Abbiamo però assegnato a ciascun individuo anche un nome proprio.” Mi chiedo se si sia tenuto conto anche del sesso, identificabile dalla differente conformazione della macchia nera nella zona genitale: a forma di “U” nelle femmine e di goccia nei maschi. La delusione provocata dall’improvviso scomparire della coppia di cefalorinchi che precedeva la nostra prua, cancella dalla mia mente ogni riflessione, per impegnare lo sguardo a scrutare le acque appena increspate del mare blu cobalto, nell’intento di scorgere altri delfini.

Pinocchio, l’abile skipper che manovra l’imbarcazione, fa rotta verso Nord Ovest, dove nel canale che separa la terraferma dalla riva occidentale dell’isola Cormorano, ieri sono stati eccezionalmente avvistati dei cefalorinchi, che raramente affrontano i suoi bassi fondali. Questa parte della baia è un paradiso nel paradiso.

Su entrambe le sponde si accalcano numerose specie di uccelli. La presenza più spettacolare è quella dei fenicotteri, insieme a nutriti gruppi di pinguini magellanici, provenienti dalla colonia di 120.000 individui che popolano l’adiacente isoletta, dove volano aironi e colombe antartiche. Altro scenografico assembramento è quello offerto a Est, nel banco di Justicia, dai cormorani imperiali.

Di delfini non c’è traccia. Decidiamo di sbarcare all’isola Cormorano, sulla cui sponda interna campeggia una solitaria casa palafitta, circondata di vita animale. L’atmosfera bucolica di questo magico luogo risveglia la dotta spiegazione di Iniguez sui Commerson: “La loro dieta si basa sui pesci costieri come i re di triglia (austroatherina sp) e le sardine fuegine (sprattus fuegensis). Per catturare le proprie prede utilizzano barriere naturali quali banchi di sabbia, coste od ostacoli artificiali come boe e scafi di imbarcazioni, verso cui le spingono con movimenti rapidi. In assenza di sponde naturali o artificiali di cui servirsi, li abbiamo osservati ingegnarsi a sviluppare una parete trappola, prodotta dai corpi di quattro di essi. Mentre questi avanzano in formazione parallela verso Nord, un quinto compagno nuotava da Est a Ovest, precedendoli una ventina di metri e colpendo continuamente la superficie del mare con la coda. Così facendo precludeva ogni possibilità di fuga agli spaventati pesci che si ritrovavano mortalmente imprigionati tra i corpi della prima squadriglia.

Nelle gelide acque patagoniche gli unici predatori della specie sono le orche e i grandi squali. Senza dubbio gli attacchi fino ad oggi registrati sono molto pochi. La miglior difesa per i delfini di Commerson è la loro velocità, congiuntamente a una grande agilità di manovra. Lo stesso perenne vagare e l’imprevedibilità di movimenti che, come stai constatando, rende problematico fotografarli, mette in difficoltà i loro nemici.”

Il pomeriggio del giorno seguente, sotto un cielo plumbeo che anticipa irrevocabilmente uno dei famosi temporali patagonici, osservo in lontananza una “tonina overa” saltare con il proprio corpo completamente fuori dall’acqua. Il solito Iniguez mi spiega che questo comportamento viene generalmente adottato quando si incontrano tra loro differenti gruppi di delfini di Commerson, oppure durante il rituale del corteggiamento o per alimentarsi, allo scopo di riunire un banco di pesci. In questi casi viene scemando il loro interesse per le imbarcazioni. Per tutta la giornata non siamo riusciti ad avvicinare al gommone un solo esemplare, né alcun delfino si è avvicinato spontaneamente allo scafo, se non per brevissime perlustrazioni. Da ieri avvistiamo una madre accudire diffidente il proprio piccolo, facilmente riconoscibile per la sua colorazione marroncina, a parte il sottogola bianco. Le nascite avvengono tra settembre e febbraio con una punta massima nei mesi di dicembre e gennaio. Appena nati questi cetacei misurano 70 centimetri di lunghezza. A prescindere dalla sua bellezza, è una specie tuttora praticamente sconosciuta. Raramente sono stati filmati. Forse proprio perché vivono in regioni di difficile accesso, mantengono quasi completamente l’anonimato. Ci si mette anche il destino a frustrare parzialmente gli sforzi del sottoscritto di realizzare buone immagini per cancellare almeno in parte la fama di inafferrabilità dei selvaggi cefalorinchi di Commerson. Proprio nella prima vera giornata di sole del mio fotosafari nautico, l’improvvisa e rara comparsa nelle acque di San Julian di una balena franca, distoglie le nostre attenzioni dai delfini. Per tutto il giorno ci preoccupiamo che la nuova arrivata non vada ad arenarsi nei bassi fondali della regione sudorientale della baia, come pare intenzionata a fare. Nel restante periodo della nostra permanenza le condizioni meteorologiche hanno impedito altre uscite in barca. I delfini di Commerson, affascinanti piccoli panda del mare, continueranno così a esercitare, come sirene, il loro seducente richiamo verso i misteriosi mari della Patagonia australe.

Informazioni utili

Il viaggio: Aerolinas Argentinas (tel. 06 482961) collega Roma a Buenos Aires quotidianamente. Nella capitale argentina occorre trasferirsi all’aeroporto Aeroparque Jorge Newbery per i voli nazionali e da lì proseguire con la stessa Aerolinas Argentinas o con Austral per Comodoro Rivadavia. Il prezzo del biglietto A/R dall’Italia, con partenza da Roma il lunedì, giovedì, sabato e domenica, è L. 1.820.000, in tariffa economy con validità di 30 giorni. Si prosegue via terra fino a Puerto San Julian, circa 470 chilometri a Sud, servendosi dei collegamenti offerti dalla Sur Servicio (tel.: a Comodoro Rivadavia 0297 4470684, a Puerto San Julian 02962 454044). Occorre prenotare il trasferimento in modo tale da concordare di farsi venire a prendere in aeroporto. Il viaggio dura quattro ore e costa 25 pesos (lire 53.700) per tratta.
Quando andare: i delfini di Commerson sono presenti quasi tutto l’anno nella baia di San Julian. Per le condizioni climatiche e del mare sono da evitare i rigidissimi inverni, tra giugno e settembre. Il periodo migliore è nei mesi dell’estate australe, dicembre-marzo, in novembre e ad aprile.
Abbigliamento: per le uscite in mare conviene utilizzare una buona giacca a vento, oltre a sovrapantaloni tipo k-way e all’indispensabile crema solare per proteggersi dai forti raggi solari, in una regione dove è più forte la minaccia del buco dell’ozono.
Alloggio: la sistemazione più vicina al mare e alla spiaggia da cui ci si imbarca per le escursioni nautiche è la Hostaria Municipal, dotata di un buon ristorante (indirizzo: 25 de Mayo angolo con Urquiza, 9310 Puerto San Julian; telefono 02962 452300, 452301). Il prezzo della camera uso singola è 30 pesos, lire 64.500. La doppia ne costa 36 (lire 77.400). I pasti si pagano a parte. Altra valida alternativa è il nuovo Hotel Bahia, lungo la via principale del paese, a quasi un chilometro dalla spiaggia di imbarco. Il prezzo in alta stagione è 55 pesos la singola (lire 118.000); 80 la doppia (lire 172.000); 90 la tripla (lire 193.500). Pagando in contanti si ha un piccolo sconto (indirizzo: Avenida San Martin 1075, 9310 Puerto San Julian. Tel. 0962 54028, 53144 fax 0962 53145).
Visto: non richiesto.
Moneta: il Peso Argentino è equivalente al dollaro americano.
Lingua: Spagnolo.
Fuso orario: – 4 ore rispetto all’Italia durante l’estate australe.
Prefisso telefonico: 0054 per l’Argentina seguito da 2962 per Puerto San Julian.
Vaccinazioni: nessuna.
Escursioni nautiche: l’unica compagnia che le propone è Excurciones Pinocho (tel 0054 2962 452856; cell. 0054 296615-620743; fax 0054 2962 452000-452817; e-mail excpino@uvc.com.ar)

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