Charter a Tahiti, sulle orme del Bounty

Tahiti e tutta la Polinesia da oltre tre secoli rappresentano il sogno di tutti gli amanti della natura, del mare, delle danze e dell’esotico più spinto

SULLE ORME DEL BOUNTY

Tahiti

Passato e futuro non esistono, quello che conta, per i polinesiani è solo il presente. Questo è il loro fascino, ma anche il limite su cui si scontra la mentalità occidentale. Ci hanno provato in molti ad immedesimarsi nella loro cultura naturalistica, nel loro modo di vivere così vicino ad una natura estremamente generosa, ma spesso si sono scontrati contro un muro di incomprensione. Lo stesso Gauguin, che pure sembrava così vicino, alla fine dovette arrendersi. Forse gli unici ad integrarsi totalmente nell’ambiente, furono proprio i compagni di Fletcher Christian che dopo essersi affrancati dalle angherie di William Blight, non potendo tornare in patria, si ritrovarono prigionieri del loro paradiso.

Attualmente le Isole della Società non sono certamente quelle del tempo del «Bounty», specie in città come Papeete, rovinata dal contatto con la civiltà occidentale di cui ha assorbito tutti i difetti senza peraltro averne assimilato i pregi. E poi Tahiti, nonostante la nomea che si è fatta, proprio per l’ossessionante ripetere del suo nome da parte di tutti i personaggi che ne hanno fatto la storia, non è certamente quello che il turista si immagina. Non ha spiagge bianche né mare piatto, come ci si aspetterebbe dalla protezione del reef. L’interno è invece splendido, con montagne che arrivano fino a 2000 metri e cascate che rinfrescano l’aria. La vegetazione è lussureggiante e circonda le piantagioni di caffè e vaniglia. Da non mancare il museo di Gauguin ed il vicino giardino botanico, mentre, passando per l’istmo di Taravao, si va su Tahiti Iti, la parte bassa dell’isola caratterizzata dall’altipiano di Afaahiti. Qui il paesaggio alpino contrasta con il sottostante mare sulla cui riva sorge il villaggio di Tautire così caro, con le sue spiagge e lagune, a Robert Louis Stevenson.

Ma il vero spirito polinesiano si può già scoprire nella vicina Moorea, un blocco di basalto con una vegetazione lussureggiante e tanti piccoli villaggi da scoprire. Splendide le due baie parallele di Cook e d’Opunohu, fiordi tropicali che penetrano profondamente nel cuore dell’isola, circondati da spiagge bianche, che rappresentano certamente uno dei paesaggi più suggestivi dell’arcipelago. Qui sostò il grande navigatore nel 1777 e qui sorge Paopao, il centro principale dell’isola, sovrastato dal monte Tohiea. A poche miglia da Tahiti, può essere la meta di una navigazione di pochi giorni ed è proprio qui che si potrà avere un’idea di quella che era la vita polinesiana di qualche tempo addietro, partecipando ad una delle feste organizzate al Tiki Village, una specie di spettacolo disneyano dove sono di scena i costumi più vistosi della tradizione locale. Fu direttamente il dio Tàaroa a creare la sacra Havaìi, la madre di tutte le isole, chiamata oggi Raiatea. Da qui nacquero gli dei, i re, gli uomini e tutte le altre isole che si allontanarono poi galleggiando fino ad occupare le attuali sedi.

Molto austera, poco intaccata dal turismo, Raiatea non ha spiagge, ma alte montagne e profonde lagune che la circondano insieme all’altra isola di Tahaa. La laguna ha otto passe e proprio vicino ad una di esse, la passe Marie, c’è la baia più profonda della Polinesia, un vero porto naturale, molto sicuro e quindi frequentato. Sulla costa meridionale, di notevole interesse la baia di Faatemu, vicino all’omonima passe, splendida per fare bagni ed immersioni. Tahaa &egrave, come dicevamo, nella stessa laguna di Raiatea e da essa dista soltanto un paio di miglia. È il centro della coltivazione della vaniglia, del cui odore dolciastro è inebriata tutta la sua aria. Patio, il centro principale, è ai piedi delle montagne sulla costa nord, ma è verso sud che si aprono quattro profondissime baie, tra le quali la più profonda è quella di Faaha, con l’omonimo villaggio, celebre per i suoi ballerini.

Ma il simbolo dell’arcipelago e, a detta di molti, la più bella isola del mondo: Bora Bora. Il suo tesoro è la laguna, che circonda un’isola vulcanica poco più grande di Lipari. C’è una sola passe e tutt’intorno sabbia chiarissima con i motu, le piccole isolette sormontate solo da palme, che attendono soltanto che qualcuno se ne impadronisca per un pic nic; il più noto, quello di Tapu, è il vero simbolo della Polinesia.

È la laguna che tutti abbiamo sempre sognato, dove sono stati ambientati i film più noti ed i documentari più suggestivi. L’isola ha poco, con il capoluogo Vaitape poco più di un paesetto, privo di vita. Tutto il turismo è concentrato all’estemità sud dell’isola dove le penisole di Raititi, Matira e Paoaoa si infilano nelle azzurrissime acque dove nuotano infinti branchi di pesce. Sempre in questa zona si estende anche la spiaggia più candida della Polinesia, quella di Pointe Matira famosa per il colore delle sue acque dovuto al bassissimo fondale che la circonda. A completare l’arcipelago ci sono ancora Tetiaroa, quella privata di Marlon Brando, a cui si può comunque accedere quando il celebre attore non è in casa e Maupiti, l’isola dei re. Qui venivano a farsi consacrare, dai sacerdoti che l’avevano eletta a loro dimora, i re delle Hawaii e delle Tuamotu. La sacralità del luogo, ha reso l’isola abbastanza al difuori dalle rotte turistiche e quindi poco intaccata dalla civiltà. Molto simile morfologicamente a Bora Bora che ricalca in piccolo, è la più piccola e più orientale delle isole Sottovento. Contornata di candide spiagge e dalla laguna delimitata dai soliti motu, qui molto più consistenti che altrove e quindi anche coltivati.

Un vero paradiso insomma, da esplorare specialmente in barca a vela, per cui sono stati scelti itinerari che danno modo di assaggiare lo spirito e l’atmosfera dell’arcipelago anche con a disposizione soltanto una decina di giorni. La partenza è generalmente da Raiatea, facilmente raggiungibile con i voli interni da Tahiti. La prima navigazione è per Bora Bora, nella cui laguna si passano un paio di giorni indimenticabili. Dopo un giorno, ancora nelle acque di Raiatea, dove si faranno le provviste, si fa rotta verso Huaine di cui si potrà esplorare la laguna, facendo immersioni nei punti più suggestivi.

Si ritorna quindi indietro per veleggiare intorno a Tahaa e rientrare quindi alla base. Appena un assaggio, per entrare in sintonia con la zona e decidere poi quale sarà la meta del prossimo, definitivo trasferimento nel paradiso naturalistico, dove ancora gli uomini vivono solo per gioire e per amare.

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