Charter in Tirreno, isole nella corrente

Sono le più a portata di mano e certamente tra i più belli arcipelaghi del mondo, quei gruppi di isole che sorgono dal mare davanti alle coste del Lazio e della Campania

ISOLE NELLA CORRENTE

Pare sia proprio una corrente persistente, di cui devono tener ben conto i subacquei nel pianificare le loro immersioni, a dare alle acque intorno all’arcipelago pontino quella limpidezza che le contraddistingue. Del resto che le isole fossero così ospitali se ne erano accorti anche i romani che ci arrivarono nel 313 avanti Cristo dopo che, a sfruttarne le risorse, ci avevano già pensato sia i Fenici che i Greci e quindi i Volsci. Quella vena di ossidiana così evidente sulle rocce di Palmarola, non poteva passare inosservata neanche all’Uomo (primitivo) del Circeo che la usava più di settemila anni fa per produrre armi, scheggiandola. Così raggiungere le isole è diventata un’abitudine per il diportista che si accoda alle conquiste dei secoli passati e rinnova ogni volta l’invasione di quelle splendide terre emerse dal blu delle acque.

Ponza è la più generosa in quanto ad accoglienza. Ha ben tre approdi, nessuno molto sicuro, ma certamente complementari, nel senso che quando, ancorati nella baia del porto, comincerete a sentire che si alza il levante, potrete esser sicuri che l’ormeggio che sarete costretti a fare nella vicina, (a piedi), Chiaia di Luna, dopo esser scappati insieme a tutti gli altri, sarà sicuro, salvo che il vento non cambi ancora direzione. Insomma se si vuole dormire tranquilli a Ponza, meglio andarci fuori stagione, quando si può ragionevolmente pensare di riuscire a trovare un posto in banchina. Comunque svegliarsi poi a Chiaia di Luna non è così malvagio, con lo spettacolo di questo anfiteatro di tufo giallo alla cui base si estende una splendida spiaggia di sabbia bianca. Non a caso i soliti Romani scavarono il tunnel, che unisce ancora il porto alla spiaggia, per poter utilizzare entrambi gli ormeggi. Più a nord, sulla costa occidentale si aprono le due cale di Feola e dell’Acqua entrambe con un piccolo molo ma poco agibile ed utilizzabili solo con tempo buono, quando del resto qualsiasi ormeggio può andar bene.

Dista solo quattro miglia da costa a costa la splendida Palmarola, così chiamata per le palme nane presenti e ormai quasi brulla, nonostante una volta fosse nota per la sua vegetazione d’alto fusto, ma i ponzesi, a forza di usarla come riserva di legno, ne hanno cambiato totalmente l’aspetto fisico. Ora a spiccare sono le rocce tufacee e la vegetazione bassa della macchia e qualche vigneto o campi della famosa lenticchia. Nessun insediamento umano, soltanto i due ristoranti stagionali che si fronteggiano a Cala Del Porto, ottimo punto per dare fondo all’ancora, come del resto Cala Brigantina, formata da pomice bianca, che ha come sfondo la stupenda sagoma del faraglione.

Zannone invece ha ancora una vegetazione molto rigogliosa, ha tre punti di sbarco, due a settentrione e uno nella parte sud. A terra una sola costruzione, la casa di caccia, e tutto intorno sempre buoni fondali dove fermarsi a ridosso.

Completano l’arcipelago l’isola di Gavi, praticamente un tutt’uno con Ponza, alcuni gruppi di scogli, come le terribili formiche davanti al faro di Punta della Guardia, o i faraglioni sulla costa occidentale dell’isola maggiore e poi il fantomatico scoglio della botte, giusto a metà strada navigando verso Ventotene. Con una luce appena visibile a segnalarla di notte, é meta consigliabile se non altro per un bagno ristoratore o per raccogliere un pò di cozze.

Poi prua verso i misteri di Ventotene, l’isola nella cui atmosfera è necessario calarsi conoscendo un pò della sua storia. Basta ormeggiare al porto romano, alle bitte scavate nel tufo per avere netta la sensazione delle sue bellezze. Porto Nicola, così si chiama attualmente il porto vecchio, non è accessibile a tutti. Una secca rocciosa all’entrata consente il passaggio solo a chi pesca meno di 1,2 metri, però facendo attenzione possono entrare anche barche con un pescaggio fino a 2,3 metri, anche se poi all’interno bisogna far attenzione ai bordi del porto che risalgono gradatamente. Il porto nuovo: Cala Rossano è molto più accessibile, ma impossibile da utilizzare con venti specialmente del primo ma anche del secondo quadrante, che generano una risacca insostenibile. Uscendo dal porto verso sud c’è il ridosso di Cala Nave, ben circondato da alte scogliere. Se anche qui dovesse essere difficile ormeggiare, non rimane che fare il periplo ed arrivare alla Cala Parata Grande, ma facendo attenzione, se si arriva da nord, a passare ben larghi dagli Sconcigli e da tutte le secche che li circondano. La vicina Santo Stefano, sede del carcere, ha due approdi, uno verso Ventotene e l’altro nella parte opposta. Il primo è più comodo, per i fondali circostanti più bassi che consentono di sostare comodamente anche di notte o per la consueta visita, comunque interessante, alle ormai fatiscenti strutture del carcere.

Continuando nella ideale navigazione tra le isole tirreniche, meta di un eventuale interessante charter, la prossima meta è Ischia. Partendo da una base tipo Anzio o San Felice al Circeo, si può usufruire della regola del 20. Una ventina di miglia fino a Ponza, poi venti fino a Ventotene, ancora venti per Ischia ed infine venti per Capri. Giusto una navigazione giornaliera poco impegnativa, prima di immergersi in ciò che le varie mete offrono. Ischia ha ben quattro porti oltre all’ormeggio di Lacco Ameno. Il Porto d’Ischia è un largo cratere aperto verso il mare in un solo piccolo punto. Molto ben protetto e facilmente accessibile facendo attenzione alle secche che si estendono ai lati del canale d’entrata. Una volta ormeggiati, volendo sfruttare subito la situazione, si può usufruire delle terme poco distanti. A Casamicciola, il porto, di recente costruzione, è protetto da due moli che però sono molto aperti sul mare consentendo la formazione di una forte risacca. Scartando il porto di Forio in via di ristrutturazione, rimane quello di S. Angelo, riservato però a chi lo conosce molto bene per le difficoltà di accostamento alla banchina. Comunque sia, un paio di giorni ormeggiati ad Ischia non possono mancare, se non altro per apprezzare le bellezze interne, facilmente raggiungibili con i piccoli taxi-vespa così divertenti da utilizzare.

Tra Ischia e la costa c’è Procida tufacea e coltivata a vigneti, con due approdi uno a sud ed uno a nord. Marina di Procida è una riva banchinata con tre moli, si sta costruendo il porto turistico, di cui già può essere utilizzata la banchina. Chiaiolella invece ha due moli di circa 200 metri ciascuno, riservati al diporto. Poco frequentata dal turismo nautico che non sia locale, Procida è invece una tappa da non perdere, in bassa stagione.

Ma la perla del Tirreno è certamente Capri. Che dire che non sia stato già detto delle sue notti, della sua luna, del suo sole, delle sue grotte, del suo mare, dei suoi faraglioni, dell’arco naturale, delle ville, degli alberghi delle passeggiate, di Monte Solaro, della villa di Tiberio, delle sue storie e delle sue leggende, bisogna assolutamente viverla. Perciò dovrete obbligatoriamente ormeggiare a Marina Grande, molto difficile in stagione, e poi avventurarvi con la funicolare alla scoperta dell’isola. È consigliabile farlo in momenti non troppo affollati, ricordando comunque che a sera tutto si paca. I posti letto sull’isola sono molti ma non infiniti, quindi con la partenza dell’ultimo traghetto di giornalieri, l’isola è a disposizione di chi ci abita o vi è ormeggiato.

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