Charter nell’Arcipelago Toscano, le magnifiche sette

A due bordi dalla costa toscana, sono le isole da raggiungere anche solo per passare uno splendido week-end in assoluta tranquillità

LE MAGNIFICHE SETTE

Gli antichi favoleggiavano di un mitico continente dove la civiltà aveva raggiunto livelli elevatissimi, distrutto poi da un cataclisma, una specie di Atlantide, denominato forse Tirrenide di cui rimase una sola parte emersa: Capraia. Capraia e le sue sei sorelle sono sempre state nel cuore e sulle rotte dei dominatori del Mediterraneo, agli esordi i Liguri, quindi gli Etruschi, Greci e Fenici, ed ancora i conquistatori Romani, per poi passare attraverso un periodo longobardo (fatevi mostrare i resti del guerriero custoditi nella sede della proloco di Capraia), agli arabi, genovesi. Le isole furono poi contese dai comuni e repubbliche e granducati toscani, con qualche periodo sotto gli Spagnoli gli Inglesi e i Francesi, compreso Napoleone che si «divertì», nel suo periodo di esilio all’Elba, a governare avviando coltivazioni e cercando di incrementare l’economia. Insomma veri porti di mare, queste splendide isole, in cui l’unico difetto è la presenza di colonie penali e parchi marini che ne proibiscono l’utilizzo.

L’Elba è naturalmente il centro dell’arcipelago, sia per la sua posizione che per la sua grandezza e quindi importanza. Cantata da Virgilio la greca Aethalia e latina Ilva, fu meta utilizzata dai Romani per la villeggiatura, qui sorsero ville splendide, ma soprattutto per l’estrazione dei minerali di cui l’isola è ricca, specialmente il ferro. La caratteristica di Punta Calamita che attira gli aghi delle bussole, falsando completamente la rotta, è nota a tutti ed anzi fa parte del fascino di questa terra, troppo grande per dare l’idea costante della sua insularità, ma troppo piccola per far dimenticare il distacco completo dal continente Italia. La sua distanza dalla costa è soltanto sei miglia, ma sufficienti a costringere i terricoli a file interminabili in attesa del traghetto; per i marini invece è solo una passeggiatina di pochi minuti con un rombante motore, e di qualche ora se si parte da uno dei marina più alla moda della costa, a vela. Ed è pure una bella veleggiata arrivare rasentando Cerboli e Palmaiola, fino al Canale di Piombino, costantemente ribollente di vento e di corrente, una specie di stretto di Messina in sedicesimo. Poi la scelta è se andare nel fiordo riparato di Porto Azzurro o verso l’accogliente rada di Portoferraio.

L’Elba ha uno sviluppo costiero di 147 chilometri ed una superficie di 224 chilometri quadrati, con un’altezza sul mare che culmina con il costantemente annuvolato Monte Capanne che, con i suoi 1018 metri sul mare, ha l’aspetto di una vera cima alpina. Meta vacanziera per antonomasia, la preferita della zona tirrenica dal turismo nordico, offre una serie infinita di approdi e di ridossi, anche se i porti veri e propri sono cinque. Il principale è Portoferraio, costituito da una darsena completamente banchinata e ad ovest da tre pontili che sono però riservati al traffico commerciale. Le barche da diporto possono quindi ormeggiare, la maggior parte nella Calata Mazzini, praticamente la parte a sinistra entrando nella darsena, c’è anche posto, lasciando però liberi gli spazi riservati, sugli altri lati del porto. La darsena è nel centro abitato, quindi c’&egrave tutto, compresa l’illuminazione e la macchina per il ghiaccio. Circumnavigando in senso orario, sulla estrema punta a Nord Ovest, appena riparato da Capo della Vita, c’è Cavo, il cui porticciolo è costituito da un molo a gomito di circa 200 metri e da un pennello di 50. Il pescaggio massimo, per entrare è di 2,50 metri e le imbarcazioni da diporto possono ormeggiarsi sia in banchina che ai pontili del circolo nautico.

Più verso sud c’è Rio Marina: un molo foraneo ed una banchina, dotati di bitte ed anelli d’ormeggio, dove le barche si possono ormeggiare, facendo attenzione al Grecale ed al Levante che rendono a volte problematica la permanenza. Nessun problema, basterà raggiungere la vicina rada di Porto Azzurro, un vero e proprio fiordo sulla cui destra è anche sistemato il portro vero e proprio, sovrastato dalla fortezza di Porto Longone, fatta edificare a forma di stella da Filippo III di Spagna su disegno di Don Garcia di Toledo ed ora adibita a penitenziario. Il porto è costituito da un molo banchinato e da tre banchine, tutti munite di bitte d’ormeggio. Ben protetto nel suo fiordo, ha solo qualche problema, quando si incanalano tra i monti i venti del IV quadrante.

Passata Punta dei Ripalti e ovviate le insidie di Punta Calamita, fermi restando i ridossi del Golfo Stella, l’unico ormeggio veramente sicuro della parte sud dell’isola, si trova a Marina di Campo. Qui si trovano due moli tra cui sorge una banchina. Il ridosso è valido solo tra le opere portuali, ma anche lì con venti del secondo quadrante esistono dei problemi.

Passando davanti alla penisoletta di punta Fetovaia, alla cui radice si stende una delle più belle spiagge dell’isola, si costeggia Punta Polveraia e, tornati sul versante nord, si approda nel porto di Marciana Marina sormontato dalla cilindrica Torre Medicea o Saracena. Il porticciolo è protetto da un molo banchinato di sopraflutto che termina con un’ampia testata a martello e da un piccolo molo di sottoflutto dotati di bitte ed anelli; ci sono poi i pontili galleggianti del circolo velico, molto difficili da trovare liberi.

Proprio da Marciana Marina conviene salpare se si vuole raggiungere, dopo 25 miglia di navigazione, la Capraia. L’isola è interamente vulcanica, di forma ellittica lunga 8 chilometri ed un perimetro di 16 miglia. È estremamente montuosa, con il Monte Castello che sovrasta tutti gli altri con i suoi 447 metri. Il versante occidentale è molto scosceso fino al mare e proprio qui nidifica una quantità enorme di uccelli, tra cui alcune specie di gabbiani rari, mentre nelle grotte sottostanti si possono trovare alcuni esemplari di foca comune. Nota a Greci e Romani, divenne nel IV secolo asilo dei cenobiti, che furono sostituiti intorno al Mille dai saraceni. Fu poi la volta dei genovesi e quindi del regno di Sardegna. Dal 1872, vi è ospitata una colonia agricola penale, ma questa occupa fortunatamente solo una parte dell’isola che è quindi accessibile al normale turismo. Il porticciolo è racchiuso tra due moli, con quello nord e la riva, completamente banchinati.

Una tappa d’obbligo, se non altro per gioire di una escursione tra l’alta vegetazione o del periplo dell’isola, obbligatorio, impegnati in un bird watching d’eccezione. Purtoppo l’isola di Gorgona, molto montuosa, con pareti a picco nella parte est e declivi più dolci, coperti di pinete in quella orientale, non è accessibile al turismo, occupata come è quasi totalmente dalla colonia penale; il porto, utilizzabile solo in emergenza, ha comunque fondali rocciosi di circa due metri e quindi poco adatti ad imbarcazioni da diporto di una certa dimensione. Stessa cosa vale per Pianosa, la Planasia dei Romani, che prende il suo nome dalla sua forma che la fa arrivare ad una altezza massima di 27 metri. Abitata già nell’et&agrave neolitica, fu dominio romano, quindi pisano e poi genovese, dopo la parentesi turca, tornò sotto il dominio granducale e quindi adibita a colonia agricola e poi penale. Per la sua forma e posizione ha un clima caldissimo con scarsissime piogge. Il suo porto, non utilizzabile anch’esso, se non in caso di forza maggiore (anzi è vietato avvicinarsi a meno di 1.500 metri da riva, è formato da una insenatura naturale delimitata a sud-est da un molo di 50 metri, che si chiama Cala San Giovanni.

Non accessibile, ma solo perchè fa parte del parco marino, la splendida e misteriosa Montecristo. È costituita da una sola massa di granito culminante in tre vette, con il Monte Fortezza che sovrasta tutte le altre con i suoi 645 metri. Inaccessibile con le sue pareti a picco su tutti i lati, ha un unico sbarcatoio per piccoli natanti a Cala Maestra, mentre alcune altre piccole insenature potrebbero essere utilizzate come ridosso, salvo le difficoltà dell’ormeggio date dai fondali che, naturalmente, vanno a picco. Comunque, a parte le difficoltà, lo sbarco è tassativamente vietato per la zona di tutela biologica.

Per fortuna rimangono, anche se solo in parte a disposizione del turista nautico, le due splendide Giglio e Giannutri. Giglio &egrave la seconda dell’Arcipelago Toscano per superficie e popolazione, con quasi nove chilometri di lunghezza ed i suoi 1800 abitanti. È completamente montuosa con il Poggio della Pagana che raggiunge i 498 metri, ma nelle coste impervie si aprono le cale di Arenella, Giglio Porto e Canelle sulla costa orientale e Campese, con la spiaggia più ampia dell’isola a Nord Ovest. Abitata nella preistoria e quindi dagli Etruschi, appartenne, come del resto tutta la zona intorno, alla famiglia romana dei Domizi Enobarbi della cui villa rimangono i resti, nei pressi del porto. Nelle acque dell’isola, il 3 maggio 1241, la flotta di Federico II distrusse quella guelfa genovese con a bordo i prelati che si recavano a Roma per il concilio indetto da Gregorio IX contro l’imperatore. Poi fu sotto i Pisani e quindi Fiorentini. Dopo una breve parentesi papale arrivò al Granducato di Toscana. L’ormeggio sicuro, a parte l’affollamento ed il via vai dei traghetti, è naturalmente a Giglio Porto, costituito da due moli. Ha traversia solo da venti del 1° quadrante e si può ormeggiare nella banchina di levante e nello specchio d’acqua antistante. Il Campese è invece una cala ben ridossata dai venti meridionali, con un piccolo scalo che consente soltanto l’ormeggio dei gommoni.

Giannutri con la sua forma a ferro di cavallo è praticamente un ridosso fatto su misura per Cala Spalmatoi. L’isola è relativamente bassa con poca vegetazione e fu abitata, dopo i soliti Enobarbi Romani, prima dai corsari e poi nello scorso secolo da una specie di Robinson Crusoe, Gualtiero Adami che lì visse per 40 anni iniziandovi delle coltivazioni. A Cala Spalmatoi c’è una insenatura abbastanza ampia ben ridossata con due piccoli tratti banchinati; sulla parte opposta dell’isola c’è invece la suggestiva, ma strettissima Cala Maestra dove ci sono delle boe d’ormeggio.

Una meta per tutti i gusti, quindi l’Arcipelago Toscano, che risulta così una vera palestra nautica da sfruttare nelle stagioni medie, ma anche da vivere in una rilassante vacanza.

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