Charter in Tunisia, Cartago visitanda

Al centro del Mediterraneo, quasi un cancello insieme alla Sicilia, la Tunisia è stata da sempre terra di conquista dei popoli marinari. Ora lo è dei nautici, come dimostra la presenza di comodi porti turistici

CARTAGO VISITANDA

Tunisia

Per primi furono i Fenici, quindi fu la volta dei Romani e poi degli Arabi; tutte le più grandi civiltà non sono riuscite a non lasciare la loro impronta su questo angolo di costa, una specie di porta centrale del Mediterraneo. Così la Tunisia è in grado di mostrare una serie di monumenti storici quali nessuna altra regione può vantare. Del resto, la guerra con Roma sostenuta da Cartagine è una pietra miliare della civiltà occidentale, solo la distruzione, con spargimento di sale sulle mura, della città africana, ha dato via libera all’espansione dell’impero romano, prima sulle coste mediterranee e quindi in tutto il mondo allora conosciuto. Ora, complici alcuni investimenti europei, la costa tunisina è tornata a essere di grande interesse strategico, nella guerra pacifica per attirare il turista, nautico e non; quindi sono sorti villaggi e insediamenti immobiliari ma anche porti turistici, sia ex novo che sfruttando strutture già esistenti nei secoli.

Anche il charter si è accorto della realtà tunisina e alcuni operatori hanno formato una flotta, che opera partendo dai porti più importanti della costa; data la vicinanza è però possibile raggiungere agevolmente la Tunisia dalla Sicilia o da qualcuna delle isole pelagiche. Del resto attraversare il canale di Sicilia è questione di qualche ora; per non parlare poi di Pantelleria, che dista dalla costa africana solo qualche decina di miglia.

Esempio lampante della strategia turistica tunisina è Sidi Bou Said, un villaggio in cui esistono solo tre colori: il bianco delle case, il turchese delle finestre e delle ringhiere e il verde degli alberi; una specie di Saint Tropez tunisina, dove la tradizionale immagine di un insediamento prettamente mediterraneo si unisce alle moderne strutture turistiche. Insomma il navigatore, accanto al famoso Mat Café dove può essere assaggiato il famoso caffè turco in un ambiente estremamente tradizionale, trova un marina moderno e accogliente con 380 posti barca, di cui 60 riservati agli scafi di passaggio. Da qui è possibile sia la visita alle rovine di Cartagine che alla vicina Tunisi, da non perdere specie per il famoso e immenso bazar.

Ma il nautico sarà forse più attratto dalla leggendaria isola La Galite che, circondata da banchi bassissimi, rappresenta una vera oasi di fauna mediterranea; qui si può infatti trovare il raro sarago faraone e, si dice, anche la quasi estinta foca monaca. Sito a sole quaranta miglia dalla costa tunisina, l’arcipelago è ormai quasi soltanto un insediamento militare, dopo esser stato negli anni Cinquanta una colonia ponzese per la pesca del corallo. Fin dai primordi meta delle civiltà mediterranee, come testimoniano le tombe ipogee presenti, La Galite era famosa per la sua acqua, che scaturendo da quattro sorgenti dava rifornimento ai naviganti. La presenza militare non facilita la visita; ma per una permanenza di qualche giorno non ci sono problemi e vale certamente la pena, se non altro per le gustosissime aragoste e cicale che vi si pescano in abbondanza. Per raggiungere l’arcipelago conviene far sosta a Biserta, che offre un porto turistico in grado di dare ospitalità a quasi duecento barche. L’alternativa è il porto di Tabarka, in via di ristrutturazione, ai piedi della pittoresca rocca. Al diporto sono riservati attualmente più di cento posti barca; ma se ne stanno approntando molti di più per il prossimo futuro.

Se si preferisce una vacanza meno naturalistica e più mondana, si dovrà scegliere una navigazione più verso la costa orientale, utilizzando magari come porto di partenza quello de La Goulette, sempre nel golfo di Tunisi. Con i suoi 150 posti barca, di cui trenta dedicati al transito, e la presenza di uno yachting club, è una buona base anche per la visita alla capitale. Sulla punta della penisola tunisina, i due porti di Sidi Daoud e Keliba sono dedicati soprattutto ai pescatori, anzi nel primo non è possibile neanche entrare se si pesca più di un metro e 80 centimetri; però questo è un centro della pesca al tonno e, nel periodo tra maggio e giugno, si potrà in questa zona assistere all’agghiacciante spettacolo della mattanza. Porti molto suggestivi quindi ma poco accoglienti per scafi da diporto di una certa dimensione. È perciò preferibile scendere a Sud di capo Bon e andare a fermarsi a El Kantaoui, che offre 160 posti con un pescaggio di oltre 3,50 metri. Più vicino a Hammamet è Beni Khiar ma presenta gli stessi problemi dei precedenti, e solo entrando di giorno e ben guidati è possibile trovare un ormeggio con un fondo di più di 2,50 metri.

Del resto una visita ad Hammamet è d’obbligo, è forse la località turistica più famosa del Nord Africa; da Flaubert a Maupassant, da Oscar Wilde a Wiston Curchill e più recentemente Francoise Sagan e Sophia Loren, nessuno ha saputo resistere al suo fascino. La città abbraccia il suo mare sotto un cielo sempre perfettamente sereno. La roccaforte, costruita a fior d’acqua nel XV secolo, costituisce una meravigliosa opera dell’architettura classica, gli alberghi e i villaggi che animano le splendide coste limitrofe sono una giusta integrazione tra la natura e le esigenze turistiche della zona. Ma El Kantaoui, splendidamente integrato in un complesso residenziale, offre una nuova dimensione alla navigazione da diporto mediterranea. Alle spalle di tale insediamento turistico c’è la città di Sousse, una delle più favorite dalla natura: è anch’essa munita di porto, tuttavia meno comodo e dedicato soprattutto ai pescatori. Fondata prima di Cartagine dai Fenici, dopo la conquista di Roma divenne un centro di fertili commerci, tanto che sotto Traiano fu appunto denominata «città fertile». Fu poi conquistata dai Vandali e quindi dai Bizantini, per divenire città araba dalla grande moschea e dalla kasbah famose. È circondata di mura e sovrastata dall’elegante torre Khalaf Al Fata, costruita nell’859, che ha al suo interno una scala a chiocciola, che consente di salire in cima ai suoi 30 metri e di bearsi dello spettacolo del versante posteriore del paese e del mare infinito.

All’estrema punta del golfo di Hammamet c’è invece Monastir, piazzaforte costruita sul promontorio per dissuadere gli invasori dal mare; fu prima punica, quindi romana e poi, tolta dai turchi agli spagnoli, assunse la sua funzione di città santa. Un soggiorno di giorni a Monastir dava diritto al paradiso; e si dice che Maometto avesse affermato che proprio qui ne era celata la porta. Monastir comunque è certamente il paradiso del diportista nautico, con i suoi 400 posti dedicati al turismo e le sue stradine suggestive piene di botteghe artigianali; il tutto sovrastato dal Ribat, il castello merlato utilizzato per secoli dai monaci di clausura. Non mancano le manifestazioni popolari, che culminano agli inizi di agosto nel festival internazionale del folklore.

Più a Sud, all’altezza di Lampedusa che dista solo una cinquantina di miglia, c’è il porto di Mahdia con i suoi 610 ormeggi, seguito da La Chebba che offre 421 posti. Nella parte meridionale della costa tunisina, intorno all’isola di Djerba, ci sono poi una serie di approdi, da prendere però in considerazione solo in momenti di tempo particolarmente favorevole e con barche che non pescano eccessivamente.

In ogni caso, seppure sia consigliabile affrontare la prima navigazione tunisina con uno skipper di comprovata esperienza, il noleggio di scafi senza equipaggio può essere affrontato, su itinerari semplici, nella più assoluta tranquillità.

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