Isole Vergini, vela e coralli

Le Isole Vergini sono al centro del mondo velico, come lo sono sempre state, fin dai tempi dei temibili pirati che vi si rifugiavano e vi seppellivano i tesori

VELA E CORALLI

Isole Vergini

Come i Caraibi sono il paradiso della vela mondiale, così le Isole Vergini lo sono dei Caraibi. Una vera palestra di vela, questo arcipelago nell’arcipelago, a cui Cristoforo Colombo, nel suo secondo viaggio nel 1493, volle accostare la storia di Sant’Orsola e delle sue undicimila compagne che si sacrificarono in nome della libertà di scegliere. Le isole non sono undicimila, ma fra americane e britanniche arrivano comunque ad un numero considerevole, almeno un centinaio, tra isole vere e proprie e grossi scogli. Si raccolgono comunque tutte intorno al Canale di Drake, all’estremità orientale dell’arco dei caraibi, in mezzo alle sottovento. Abitate da indigeni feroci che fecero riguadagnare velocemente il mare a Colombo, furono poi colonizzate nei prii anni del 17° secolo da francesi ed inglesi, che le utilizzarono per le piantagioni di canna da zucchero. Alla fine del secolo arrivarono anche i danesi, ma la ricchezza delle isole fece naturalmente gola ai pirati che proprio qui fecero la base delle loro scorribande. Iniziò proprio Francis Drake che da qui, inseguendo i galeoni spagnoli, pieni di tesori, preparò il suo famoso attacco alla fortificatissima Puerto Rico. Così il canale tra le isole prese il suo nome a perenne ricordo delle sue imprese. Ma non furono da meno Barbablù e Barbanera, mentre Capitan Kidd, il più feroce di tutti ne fece il suo regno. Proprio per questo Stevenson nel suo romanzo l’isola del tesoro descrive Bight e le grotte di norman Island, una delle mete che non si possono mancare.

Isole Vergini

Così alla fine l’arcipelago si divise con la parte inglese rimasta da sempre sotto la corona e quella americana acquistata nel 1917 dai danesi. Tra le due parti non ci sono però assolutamente distinzioni naturali. Le isole sono tutte di origine vulcanica, nate tutte insieme da una eruzione avvenuta ben venticinque milioni di anni fa, con la sola Anegada che differisce dalle sorelle per la sua origine corallina. Hanno tutte indistintamente un buon clima, con temperature che vanno dai 25 ai 30 gradi, ma soprattutto con piogge rapide e brevi, senza una vera e propria stagione delle piogge, come accade per gli altri arcipelaghi vicini. Gli alisei sono costanti, il clima secco l’acqua calda e cristallina, un vero paradiso per i velisti che vi accorrono da tutto il mondo, ma soprattutto dai vicini Stati Uniti.

La bellezza delle isole, ma anche l’ospitale accoglienza, di cui sono maestri gli operatori turistici, le fanno preferire ad altre mete caraibiche, del resto almeno per gli americani è come stare in patria, così l’affluenza è molta specie dalla loro parte. Del resto i richiami sono parecchi, compresi quelli dovuti ai vari carnevali che si alternano in operiodài diversi nelle varie isole. A Saint Thomas si svolge dopo Pasqua. La sua origine si perde nelle tradizioni africane dei deportati nelle piantagioni. Originariamente erano solo danze chiamate bamboula, con adorazione degli dei del Dahomey, poi il cristianesimo se ne appropriò trasformandole nel moderno carnevale che attualmente si estrinseca in sfilate di bande e complessi lungo le strade. A Saint Croix invece il carnevale è una lunga festa che comincia prima di Natale e finisce il 6 gennaio, una specie di festival di danze lungo le strade, tutte guidate da Mocko Jumbi, lo “spirito elevato” del carnevale, che cammina su trampoli alti cinque metri, vestito di colori sgargianti e ricoperto di specchietti. Per gli amanti della natura, invece, una delle attrazioni più forti sarà data dalla presenza intorno alle isole di molte megattere che, durante tutta la stagione invernale si avvicinano alla costa per accoppiarsi e mettere al mondo i cuccioli. Ciò avviene specialmente nei mesi di febbraio, marzo ed aprile, ma anche nei mesi precedenti se ne trovano, anche se sono più rare.

Ma naturalmente l’attività più diffusa è quella sportiva, con una certa predilezione, per la vela e le immersioni subacquee. Grazie alla fama che le isole si sono fatte, esistono parecchie flotte di barche da noleggio. Il luogo è certamente tra i più interessanti. Si riesce a navigare per una o due settimane, senza perdere mai di vista la terra e con un nuovo ancoraggio sicuro, diverso, ad ogni notte.

Volendosi immergere si può scegliere tra molte mete, tutte notevolmente attraenti, dal parco nazionale di Saint John , dove è permessa una pesca pro capite di due aragoste al giorno, (l’importante è che abbiano una coda di almeno 14 centimetri, non abbiano uova e siano prese esclusivamente con le mani, con un laccio o con una nassa), al relitto della “Rhone”, una nave delle Poste Reali affondata nel 1867 e adagiata su un fondale che va dagli otto ai ventisei metri.

La vacanza alle Vergini è comunque di tutto riposo, non ci sono navigazioni lunghe da fare. La zona più frequentata comprende un’area di circa trenta miglia tra Jost Van Dike e Virgin Gorda. Il mare è senza pericoli, non ci sono scogli affioranti e durante il giorno si naviga, senza problemi, a vista. La visibilità dei fondali è chiarissima sin oltre i quindici metri, ciò permette sia di navigare in sicurezza anche in prossilità della costa ed anche di fare delle interessanti gite, alla scoperta dei fondali, anche solo con un respiratore.

Iniziando dalle britanniche vediamo qualche caratteristica delle isole maggiori. Tortola è l’isola delle colombe e delle tartarughe, certo più numerose dei suoi abitanti, nonostante essa sia la più grande delle Vergini Britanniche con 54 chilometri quadrati. Quasi attaccata a Tortola la piccola Beef Island su cui sorge l’aeroporto e così chiamata per le mucche che qui pascolavano. I pirati ne facevano abitualmente razzia, ma una volta la vecchia signora, proprietaria della mandria, stanca dei soprusi, pensò di invitare i predatori per un tè, naturalmente all’arsenico. Sono qui le basi nautiche delle maggiori agenzie di noleggio, da qui partono quasi tutti i charter.

Virgin Gorda è forse la più bella delle britanniche. Non ha una città vera e propria, ma solo spiagge e montagne. A nord ci sono i monti a sud le spiagge compresi i Baths, una particolare formazione del granito tra cui si aprono grotte e piscine naturali. Anche qui basi per noleggio ed ancoraggi tutt’intorno. Anegada, l’unica corallina era abitata dai bucanieri che saccheggiavano le navi che finivano sul reef. È quindi una vera manna per i subacquei che possono contare su duecento diversi relitti da visitare. Jost Van Dyke che prende il nome dall’omonimo pirata olandese, è montuosa e offre ottimi ancoraggi e splendide spiagge. Le isole minori più interessanti sono certamente Peter Island con approdi per le barche ed un ottimo albergo. Salt Island, con la salina sulla parte nord ed il relitto del “Rhone” lungo la costa sud. Necker Island, famosa anche per il modernissimo studio di registrazione fatto costruire da Richard Branson, il miliardario proprietario della Virgin Records ed infine Norman Island e Dead Chest, le isole del tesoro, quelle dei quindici uomini sulla cassa del morto.

Per quanto riguarda le americane, quelle sotto il protettorato statunitense e che loro chiamano per questo our paradise, a parte i vari scoglietti, sono solo tre. Saint Croix è la più grande, con foreste pluviali e fertili pianure. All’interno villaggi da New England, su splendide spiagge coralline. Tutto intorno il reef, con l’isolotto di Buck, nella parte nord est, a far da parco nazionale. Tre o quattro approdi attrezzati, Sugar Bay , dove sbarcò Colombo e Green Cay l’isolotto protetto abitato dai pellicani. Saint Thomas è il covo dei pirati, qui fecero il loro rifugio Barbanera e Capitan Kidd e l’aria da covo della filibusta è rimasta nelle stradine della capitale Charlotte Amalie, vicino alla quale si può ammirare il panorama dal Drakès Point, il punto da cui il pirata veniva ad avvistare i vascelli. Molti gli approdi attrezzati nelle varie baie intorno all’isola che ha un profilo molto frastagliato. Saint John è l’isola interamente dedicata al parco, con foreste lussureggianti e splendide spiagge, il tutto su una superficie di 76 chilometri quadrati. Molte le spiagge ma un solo approdo attrezzato a Cinnamon Bay, sulla costa nord occidentale, il tutto condito, come al solito dalla splendida, serena e naturalmente selvaggia bellezza, patrimonio del resto comune a tutte le isole dell’arcipelago.

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