Cinque aziende offrono una risposta concreta alla responsabilità ambientale che la nautica ha nei confronti dei nostri mari.

Si chiama “Aligned with Sustainability” il progetto che, promosso da Pulina Exclusive Interiors, punta all’uso dei nuovi materiali sviluppati nel campo delle biotecnologie per realizzare gli interni degli yacht.

 

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Alessandro Pulina

Cinque le aziende italiane operanti in questo settore, che sono state coinvolte dall’architetto toscano Alessandro Pulina, che ha dichiarato: “Con la collaborazione di LAB11 abbiamo avviato una ricerca di mercato sul territorio italiano che mirasse ad individuare aziende orientate all’uso dei materiali biotecnologici al servizio della nautica e ora, insieme a loro, porteremo a bordo scelte in grado di farci fare finalmente un’importante virata green”.

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Fibre naturali per un tappeto di Artep

Dunque, eccole. La storica azienda toscana Cantalupi Light Engineering è stata tra le prime a introdurre i Led nel settore della nautica e da oltre dieci anni ha esteso questa tecnologia a tutta la sua produzione. Alessandro Bedini, suo Head of Marketing and Communications, ci spiega: “Puntiamo a una sostenibilità che non si riferisce solo ai consumi, ma che riguarda pure gli imballaggi, l’uso di materiali nobili per la produzione, l’economia circolare, l’integrazione con i sistemi di automazione, l’impatto positivo del lavoro sulla comunità. I nostri Led consentono di montare meno corpi illuminanti a bordo; di monitorare il calore, riducendo l’impatto con l’impianto di climatizzazione; di regolare la temperatura della luce interna in funzione di quella esterna”.

A Verona, Artep realizza tappeti su misura con materiali naturali. Il suo CEO, Riccardo Meglioranzi: “È importante sensibilizzare il mondo della nautica verso l’utilizzo dei materiali di nuova generazione o naturali, che richiedono una minore quantità di acqua per essere tinti, non rilasciano microplastiche durante i lavaggi e sono biodegradabili. Per esempio, il Tencel certificato, una fibra ricavata dalla polpa del legno di eucalipto, il Sari Silk, una seta ricavata dagli scarti degli abiti tradizionali delle donne indiane. Oltre a tutto questo, noi utilizziamo filati derivanti dal riciclo
dalla plastica, perfetti per l’outdoor”.

Impianto di illuminazione Cantalupi

In Sicilia, Ohoskin, start up fondata nel 2019, trasforma sottoprodotti di arancia e fico d’India per ottenere un materiale alternativo alla pelle animale. Il suo
CMO, Alessandro Scuderi: “Tutto parte dall’idea di produrre, attraverso un processo brevettato di economia circolare, un materiale alternativo alla pelle
che nasca da sottoprodotti agricoli, in particolare dagli scarti della potatura dei fichi d’India e della spremitura delle arance uniti alla plastica riciclata. I nostri manufatti sono già stati testati con successo nel settore nautico”.

 

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Le fodere Reviva prodotte da Rada riciclando la plastica


Davide Ravaglioli, General Manager di RaDa, azienda brianzola che fornisce grandi marchi come Cassina, Flexform, Kartell: “Abbiamo realizzato Reviva, un filato di PET perfettamente riciclabile che parte dalla trasformazione delle bottiglie di plastica attraverso un processo produttivo interamente meccanico, dunque senza l’impiego di agenti chimici inquinanti. Tutto questo con un risparmio di energia elettrica del 64% e di acqua del 94%, riducendo pure le emissioni di CO2 del 32%. Reviva, che è quindi un tessuto di alta qualità con caratteristiche adatte all’outdoor e quindi ideali per la nautica, verrà presto affiancato da Orange Fiber, un altro ambizioso progetto che prevede di realizzare tessuti dallo scarto delle arance”.

 

La canapa lavorata da VGHN

 

Paolo Quirici, fondatore di VGHN (Very Genuine Hemp Nature), azienda fiorentina che lavora la canapa per realizzare un materiale identico alla pelle – quindi adatto, per esempio, alla produzione di sofà, poltrone e sedie – ci da un’idea del suo valore sul piano ecologico: “I nostri prodotti sono composti da pacciamato di canapa, materiale che consente un grande risparmio di acqua nella coltivazione e che non richiede l’uso di pesticidi. Se pensiamo che un ettaro di piantagioni di canapa produce ossigeno quanto 25 ettari di foresta, ci rendiamo conto dell’importanza di questa pianta che è antibatterica, antifungina, ignifuga e schermante per le onde elettromagnetiche. In più, riesce a rigenerare il terreno allineando tutti i minerali naturali”.