Acqua a bordo, come capire e risolvere il problema

Arch. Gino Ciriaci
Scritto da Arch. Gino Ciriaci

E’luglio, mese in cui si parte per la crociera, finalmente contenti di potersi svagare e riposare, sognando quella serenità che forse durante l’anno è mancata. Ho notato però che molti non sono pronti a eventuali inconvenienti, perché i corsi per la patente nautica sono molto portati alla conduzione della barca, ma meno alle emergenze, che sono invece importanti perché improvvise e inaspettate.

Pur senza dover vivere nell’ansia di immaginare che problemi potrebbe avere la barca, è opportuno essere preparati a qualche inconveniente tra quelli più frequenti anche da un punto di vista assicurativo. Questi sono: acqua in sentina – argomento di cui parlo oggi – cima nell’elica, incaglio e avaria del motore – che affronterò nel prossimo numero della rivista.

Quando chiedo a qualche proprietario di barca cosa farebbe se si trovasse in una situazione antipatica tra quelle che ho citato sopra, trovo una notevole quanto pericolosa mancanza di preparazione.

Quando si trova improvvisamente acqua in sentina che non c’era mai stata prima, bisogna assaggiarla subito per capire se è salata (ovviamente se si naviga in mare) o se è dolce, caso quest’ultimo non infrequente, perché un serbatoio può perdere da una saldatura, un tubo si può essere staccato da un attacco, perché una fascetta si è allentata, oppure perché l’acqua di condensa del frigorifero è finita in sentina o per altri motivi banali.

Se l’acqua è dolce non c’è bisogno di spaventarsi, ma è meglio spegnere subito il motore o ammainare le vele, far tacere tutti a bordo e, tendendo l’orecchio, capire da dove viene. Se per esempio l’entrata d’acqua si verifica dallo scafo, come può avvenire dallo scarico in mare di un wc, in cui il tubo si è staccato dal portagomma della saracinesca, sentiremo il rumore e ci affretteremo a infilare nuovamente il tubo nel portagomma, stringendo la fascetta o almeno legandolo strettamente perché non si muova più.

Non bisogna dimenticare che uno scarico da un pollice e mezzo farà entrare sempre più acqua, man mano che la sentina si riempie, perché più affonda lo scafo nell’acqua, più aumenta la pressione idrostatica: questo significa che l’acqua entrerà sempre più rapidamente e prepotentemente col passare dei minuti. Dunque assaggiate l’acqua che trovate in sentina, per capirne l’origine e individuare gli interventi del caso.

Naturalmente, una volta tornati a terra, sarà fondamentale evitare che l’entrata d’acqua si possa ripetere nel futuro: sostituite dei tubi troppo corti con altri ben più lunghi e che facciano un collo d’oca più alto possibile, almeno 30 cm sopra al galleggiamento per le barche a motore e invece con il gomito quasi sotto al ponte di coperta nelle barche a vela, che navigano tanto spesso sbandate.

Ricordate che le compagnie di assicurazione chiedono sempre che i tubi di scarico dei motori siano montati in modo che sia impossibile un’entrata d’acqua da essi, quando la barca è ferma, ecco perché i tubi di scarico debbono essere alti, scendere alla marmitta e risalire poi per arrivare all’uscita dallo scafo con un secondo collo d’oca. Se questo non avviene c’è il rischio che, con la barca ferma all’ormeggio e in caso di risacca, il tubo si riempia d’acqua sotto pressione delle onde, arrivando poi al motore.

Ma c’è anche un caso particolare: quello in cui la barca agli ormeggi abbia subito l’intervento di un meccanico motorista, che ha smontato il tubo al raiser e non lo abbia legato in alto sul rovescio del pagliolo, dopo averlo tappato. Qualche barca è affondata per questo, perché l’acqua, entrando a forza dallo scarico è finita in sentina, causandone l’allagamento, che dopo un po’ diventa una semisommersione della barca o peggio.

Aggiungo che, in un caso del genere, se la vostra barca è coperta da un assicurazione corpi, la cosiddetta casco, dovete fare subito denuncia alla compagnia, sperando che questo tipo di danno sia coperto. Ma io spero che questo non debba mai avvenire perché un motore che finisce invaso dall’acqua di mare deve essere immediatamente lavato all’interno facendovi circolare acqua con olio e, se questo non riesce, si rischia di dover sbarcare il motore e smontarlo a terra, per lavare ogni parte componente.

Sperando che nulla di quello che ho detto sopra venga a rovinarvi la vacanza, vi auguro una buona crociera e vi ricordo che per qualunque problema possiate avere a bordo potete sempre utilizzare il mio servizio di consulenza tecnica telefonica, che vi viene offerto dalla rivista Nautica, fin dal 1982.

sull'autore

Arch. Gino Ciriaci

Arch. Gino Ciriaci

L'arch. Gino Ciriaci, consulente tecnico della nostra rivista, gran conoscitore della realtà nautica italiana, nel corso dei suoi viaggi sta individuando i cantieri di riparazione e gli artigiani. Per voi lettori, per aiutarvi nella scelta di chi interverrà sulla vostra barca, magari per un'emergenza.

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