Le statistiche indicano che il 10% dei sinistri registrati nel settore diporto è costituito dall’urto contro il fondo e dall’arenamento. Entrambe le tipologie di incidente possono avere origine da una cattiva valutazione dalla profondità e da un’errata lettura degli strumenti ma anche dalle avarie del sistema propulsore e del timone nonché dal cedimento dell’ancoraggio, spesso per insufficiente lunghezza del calumo in rapporto al fondale. Un altro importante fattore di rischio è costituito dall’uso sconsiderato dell’autopilota in stretta prossimità della costa. In tutti i casi le conseguenze possono essere estremamente gravi.

Attenzione alle batimetriche

L’utilizzo del chart-plotter e dell’ecoscandaglio, lo studio attento delle carte nautiche e dei portolani – soprattutto al fine di prendere coscienza dell’andamento delle linee batimetriche – possono ridurre al minimo il rischio di incidenti, anche in caso di navigazioni notturne. In particolare, per ciò che riguarda la regolazione dell’ecoscandaglio, molti naviganti preferiscono impostare l’allarme di basso fondale con una certa ridondanza, al fine di poter essere avvertiti con largo anticipo dell’eventuale pericolo.

Un ulteriore aiuto è dato dagli avvisi ai naviganti che, soprattutto via-radio, possono indicare variazioni di fondale in prossimità dei porti e delle foci dei fiumi. In quest’ultimo caso, soprattutto dopo il maltempo, si aggiunge il pericolo dei detriti galleggianti portati al largo.

L’influenza delle maree sull’altezza del fondale

Nelle zone del mondo soggette a grandi escursioni di marea, i diportisti sono abituati a fare i conti con questo ulteriore fattore di rischio. Nel Mediterraneo, invece, il fenomeno è assai meno eclatante. Tuttavia esiste e il navigante, poco preparato a doversi confrontare con le pur tenui variazioni di fondale, può comunque restarne colto di sorpresa, andando a urtare o a incagliarsi in modo del tutto imprevisto.

Incaglio sugli scogli o arenamento

L’urto e l’incaglio su fondo roccioso sono decisamente i più pericolosi, in quanto possono causare danni molto gravi alla carena, alle appendici e alle trasmissioni. Il loro accadimento porta quasi sempre alla sfortunata conclusione della crociera e, nei casi estremi, alla perdita della barca. In quest’ultimo malaugurato caso, le spese di rimozione del relitto e del suo conseguente smaltimento sono estremamente elevate.

Meno grave è l’arenamento, in quanto i danni che possono derivare dall’appoggio dello scafo sul fondo sabbioso sono decisamente inferiori, se non altro perché la dinamica è progressiva.

Manovre di svincolo

In caso di incaglio la prima cosa da fare è spegnere immediatamente il motore, verificare i danni all’opera viva e tamponare rapidamente le eventuali vie d’acqua. Una volta accertato che non sussiste alcun pericolo di allagamento, si può valutare la possibilità di tentare da sé le varie manovre di svincolo, tenendo presente che, a prescindere dalla strategia scelta, è sempre necessario alleggerire il più possibile la barca per diminuirne l’immersione, magari trasferendo il carico di persone e di cose a terra per mezzo del tender e vuotando completamente i serbatoi d’acqua potabile. Altrettanto importante è un controllo a vista della situazione subacquea, utilizzando l’immancabile attrezzatura da apnea: maschera, boccaglio e pinne. Se le eliche e i timoni sono liberi, si può tentare di sfilare lo scafo a marcia indietro. Lo stesso dicasi in caso di parziale arenamento, ma solo dopo aver chiuso temporaneamente le prese a mare dei motori, per evitare che la sabbia venga aspirata dal circuito di raffreddamento.

Tutto ciò vale pure per le barche a vela, con l’aggiunta della fondamentale possibilità di sbandare lo scafo – sempre al fine di ridurne l’immersione – per mezzo di una drizza messa in forza in senso trasversale da un punto che sia il più distante possibile: da terra (in questo caso, utilizzando un verricello di bordo) o dal tender (in questo caso utilizzando la spinta del suo motore fuoribordo). Spesso basta solo questa manovra per liberare lo scafo e, se non vi sono danni, riprendere la navigazione.

Come godersi la vacanza tranquillamente

Elencati i vari pericoli che possono mettere a repentaglio la nostra vacanza in mare, dobbiamo obbligatoriamente premunirci di una buona assicurazione. Tante società propongono, a volte a prezzi eccezionali, assicurazioni che, studiate nel dettaglio, non hanno esattamente le coperture che ci porebbero occorrere.

Richiedi un preventivo gratuito

Questo è un articolo sponsorizzato da

pantaenius assicurazioni

Una copertura All Risk

L’imbarcazione, i suoi accessori ed equipaggiamenti, cosi come il tender, sono coperti a prescindere dal fatto che l’imbarcazione sia in navigazione, in porto, in rada o a terra. L’imbarcazione è altresì assicurata nel periodo di rimessaggio invernale e durante le operazioni di alaggio, varo, manutenzione
e/o riparazione.

Vecchio per Nuovo

Se a seguito di un sinistro è necessario sostituire delle parti per procedere alle riparazioni, queste verranno rimborsate a nuovo senza applicare la vetustà, a concorrenza del valore massimo riportato in polizza (valore assicurato). (se non diversamente pattuito)

Assistenza in mare

Vengono rimborsate le spese di assistenza in situazione di emergenza (rimorchio fino al porto più vicino, consegna di carburante) a concorrenza della somma di Euro 5.000,00.

Costi d’ispezione

In caso di urto con il fondale, Pantaenius rimborsa i costi per la verifica e ispezione indipendentemente dal fatto che vengano riscontrati danni e senza applicare la franchigia di polizza.

Trasporto e rimessaggio

Il trasporto dell’imbarcazione via terra o per via fluviale è garantito dalla polizza Pantaenius cosi come sono garantite le operazioni di alaggio e varo presso un cantiere per rimessaggio o per riparazioni.

Salvataggio? Nessun problema!

Le spese per il salvataggio e la rimozione del relitto sono rimborsate da Pantaenius senza limiti di spesa.