Motore: come prevenire i danni e imparare dalle disavventure

corrosione motore
Redazione Nautica
Scritto da Redazione Nautica

Corrosione del motore

Piccole disattenzioni che fanno grandi danni. Stavolta è stata una goccia d’acqua a compromettere l’efficienza del motore; poteva essere un guaio grosso invece è andata bene.

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I fatti

Il tema è un motore che, di colpo, non si accende. Ma cosa è successo? Nessun cenno di vita dal motorino di avviamento, che poco prima era partito regolarmente. La batteria? No, amperometro e voltmetro parlano chiaro. Allora è proprio un problema al motorino. Il quale però è in una posizione assai scomoda. Siamo su una barca a vela di 43 piedi e il propulsore è posto dentro una panca-divano situata al centro del quadrato. La necessità di contenere l’ingombro ha portato il progettista a limitare al massimo lo spazio libero intorno al motore lasciato all’interno. Il costruttore ci ha messo del suo, sigillando la cassa con il Sicaflex (come fosse resina). Questa sorta di cofano si apre solo dall’alto. Il piano di seduta del divano è infatti incernierato su un lato, proprio quello dove si trova il motorino, che per giunta è posizionato al di sotto del blocco dei cilindri e all’interno della sella dove sono appoggiati i silent block. Sul fianco della cassa è previsto uno sportellino (il diminutivo non è casuale). In alto, nella parte superiore del propulsore, si trova lo scambiatore di calore.

La barca è stata appena acquistata. All’atto del passaggio di proprietà l’intermediario aveva onestamente dichiarato che si era verificato un problema all’impianto di raffreddamento, dando conto dell’intervento di riparazione effettuato. In quell’occasione avevano però omesso di controllare gli effetti che la perdita d’acqua salata fuoriuscita dallo scambiatore aveva prodotto alle parti sottostanti. Adesso l’ispezionare al motorino porta alla luce un fatto assai anomalo: il cavo di alimentazione, questo sì ben visibile dallo sportellino, si è tranciato di netto proprio all’altezza del capocorda.

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Cosa fare: smontaggio e pulizia

“Basta rifare la testa, o meglio sostituire tutto il cavo”, sentenzia il primo elettricista contattato in banchina. Ma il nuovo proprietario pretende di vedere sbarcato tutto il motorino e di farlo ispezionare da un attento tecnico. Il risultato che si para ai loro occhi è ben chiaro dalle immagini che riportiamo. La scocca, i filamenti e ogni parte del dispositivo di accensione sono completamente mangiati dalla corrosione, che ha ridotto il metallo allo stato solido del polistirolo. Osservando lo stato delle varie parti viene da chiedersi come era stato possibile che il dispositivo di accensione avesse funzionato fino a quel momento. Era poi ora evidente che “la piccola perdita” dello scambiatore non fosse tanto insignificante, ma soprattutto che doveva essersi protratta per mesi, se non anni. Aveva irrimediabilmente danneggiato, oltre al motorino, anche il vicino silent block, nonché causato un’estesa fioritura su tutta la parte laterale inferiore della scocca del propulsore. Un’ispezione completa, a questo punto necessaria, metteva inoltre in luce il fatto che la “goccetta” aveva messo a dura prova diversi altri cavi e capocorda, che prima o poi avrebbero ceduto e tutti da sostituire.

Ovviamente le riparazioni hanno richiesto sia l’intervento di un cantiere, per la rimozione della panca, sia dell’elettricista, per le riparazioni vere e proprie.

Cosa era accaduto prima

Si è poi scoperto: era accaduto che il precedente armatore aveva salpato alla volta della Corsica, attraversando il Tirreno. Per assicurarsi una permanenza tranquilla aveva quindi imbarcato una seconda ancora, stivata nel gavone di poppa, ma senza alcuna particolare accortezza e senza assicurala in qualche modo. Accade così che navigando sbandato, con aria fresca e mare formato, il ferro abbia iniziato a rotolare sul fondo della carena fino a trinciare di netto la testa di uno dei passascafo. Quest’ultimo è di nylon, cosa consentita dalle normative di sicurezza (anche se non ci sentiamo di raccomandarla), in quanto è situato sopra la linea di galleggiamento (trattasi di un “troppopieno”). Tuttavia quando quel lato della barca si trova sottovento l’oggetto va sott’acqua e infatti a ogni sbandata aveva iniziato a imbarcare un pezzettino di mare. Dopo un po’ il capitano si era avveduto dello sciabordio dell’acqua che nel frattempo, per gravità, dalla poppa si andava accumulando a centro barca. Di fronte a un problema, sia pure ignoto, saggezza vorrebbe un momento di analisi e di riflessione, per poi elaborare la conseguente azione. Il nostro invece si fa prendere dall’ansia, sempre cattiva consigliera, e compie le seguenti operazioni logiche: il liquido è al centro, quindi entra dal bulbo. A riprova, si dice, a ogni sbandata più forte delle altre si ha l’impressione che il livello aumenti. Conclusione. Il bulbo si è allentato e fa acqua. Il dado è tratto e come nelle operazioni matematiche sui banchi di scuola, basta uno sbaglio, anche minimo, a far precipitare nell’abisso tutto l’esercizio. Dunque viene lanciato il mayday, anche se la barca è in grado di navigare con i suoi mezzi e infatti raggiunge il primo porto utile. Dopodiché, come logica conseguenza, viene (deve essere) aperta una denuncia di evento straordinario all’autorità marittima italiana. La barca, frettolosamente portata sugli scali, è frattanto già alata a terra. La fattura del cantiere svela però l’arcano, “lavori effettuati: alaggio, varo, sostituzione numero uno passascafo in nylon”.

Cosa si può imparare

A ogni azione corrisponde una reazione. Se è entrata, o si è dispersa dell’acqua, specialmente se di mare, si sarà accumulata da qualche parte, spesso nascosta. Oltre a riparare il danno vero e proprio si devono cercare di capire tutti quelli che possono essersi stati prodotti in conseguenza.

In regola con una norma minima di sicurezza, non vuol dire il massimo della sicurezza. Per cui il passascafo in nylon soddisferà pure il requisito tecnico-legale, ma il cantiere che ve lo monta in metallo è sicuramente migliore e più attento (e sono soldi spesi bene).

Il carico ha il suo peso. Anche se non comporta i problemi che si presentano su un mercantile, almeno per gli oggetti più pesanti presenti in barca (cassette degli attrezzi, motori fuoribordo, ancore di rispetto, bombole, ecc.), va assicurato.

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