Accogliendo l’invito di Nautica, alcuni tra i più qualificati costruttori si sono incontrati per parlare del proprio approccio al tema della stabilizzazione, della tecnologia scelta e dei prodotti che ne sono derivati. Un particolare riferimento a quella che è un’esigenza peculiare del diporto: la stabilizzazione “zero speed”. Fino a pochi anni fa, la stabilizzazione della barca, ovvero la presenza a bordo di un qualche sistema capace di contenerne il rollio, era prerogativa delle grandi navi da diporto. Innanzitutto per le dimensioni importanti dei dispositivi e per la loro complessità impiantistica, ma anche per i costi davvero non trascurabili. Inoltre, i più diffusi sistemi di stabilizzazione effettivamente utilizzati in passato - le pinne stabilizzatrici - funzionavano solo con la barca in movimento. In tempi più recenti sono arrivati anche i cosiddetti stabilizzatori “zero speed” che agiscono sulla la barca anche quando è ormeggiata o all’ancora. Parliamo dunque ancora di pinne ma anche di giroscopi. E non solo. Con la rapidissima evoluzione tecnologica di questi ultimi anni, l’offerta di sistemi per stabilizzare uno yacht si è moltiplicata e oggi ne esistono diversi, ognuno con i suoi pro e i suoi contro. In questo panorama in costante evoluzione, Nautica Editrice ha organizzato un apposito workshop svoltosi il 6 febbraio durante il SeaTec, la rassegna internazionale di Tecnologie, Subfornitura e Design per Imbarcazioni, Yacht e Navi, rivolta agli operatori professionali (aziende, cantieri e media di settore) che vi possono trovare il meglio dei vari settori nei quali è articolata. Tema del nostro workshop: “I sistemi di stabilizzazione a bordo degli yacht”. Vediamo, in sintesi, il contenuto degli interventi, introdotti e coordinati dal sottoscritto.

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