Tra i momenti più agognati dal diportista in procinto di partire per la crociera c’è sicuramente quello di una notte alla fonda in una deliziosa caletta, possibilmente deserta. Eppure, strano a dirsi, proprio quella condizione risulta essere tra le più ansiogene di un’intera vacanza e il motivo sta nel fatto che l’ancoraggio rappresenta una delle principali cause di preoccupazioni e di problemi. Su questo tema c’è una letteratura infinita che, solitamente, parte dall’analisi di tutte le attrezzature di cui è possibile dotarsi, dunque un repertorio estremamente ampio di ancore, catene, snodi, musoni, verricelli eccetera. Volendo invece affrontarlo su un piano decisamente più pratico, è preferibile invertirne la logica: partire cioè da quello che già si possiede per stabilire di conseguenza che cosa sia meglio fare o non fare in tutto quell’arco di tempo che va dal momento in cui si pensa di dar fondo al momento in cui si decide di salpare per riprendere la navigazione. Ancora Bruce

Attrezzatura a disposizione

Anche se a molti suonerà un po’ strano (ma più avanti se ne comprenderà il motivo), incominciamo dal calumo, cioè dell’elemento di collegamento tra la barca e l’ancora. La speranza è che si tratti esclusivamente di catena, del diametro appropriato e della lunghezza di almeno due tese (1 tesa=27,50 metri) per un cabinato fino a 10 metri, crescendo in proporzione. Il dato della lunghezza di catena disponibile è estremamente importante poiché condiziona inevitabilmente la scelta del punto di ancoraggio.
Ancora Bruce con grippiale

Ancora Bruce con grippiale

Un po’ più complessa è la questione relativa al condizionamento imposto dai vari tipi di ancora. Analizziamo i più diffusi, ricordando che ne esistono “imitazioni” con diversi nomi.

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