YACHT POLARI – NAVIGARE FRA I GHIACCI

Nautica Editrice
Scritto da Nautica Editrice

di Andrea Mancini

Cantieri e designer propongono diversi modelli di yacht adatti a navigazioni estreme, le barche “Ice class”, una nuova e promettente nicchia di mercato.

Numerosi gli armatori, specie nel mondo dei superyacht, che chiedono un’imbarcazione in grado di raggiungere luoghi incontaminati, come le regioni polari e sub polari dell’Artide e dell’Antartide, dove è necessario essere preparati e attrezzati.

Più propriamente si tratta di yacht “Ice Class”, ovvero yacht progettati e costruiti secondo le specifiche del regolamento di sicurezza Ice Class che prevede norme molto severe al fine di rendere l’imbarcazione adatta e sicura a navigare in ambienti con temperature molto rigide e pericolo di incontrare ghiacci galleggianti. Si potrà così godere di paesaggi fantastici e luoghi incontaminati e avere la possibilità di poter passare dall’Oceano Atlantico al Pacifico attraverso il mitico e suggestivo passaggio a nord-ovest.

Analizziamo il design che caratterizza questi yacht che rappresentano un’evoluzione degli “explorer yacht”, caratterizzati da una carena dislocante, efficiente e dotata di una buona tenuta di mare, nonché grandi e confortevoli spazi interni adatti a lunghe permanenze a bordo. A questi elementi se ne aggiungono altri che scaturiscono dalle normative tecniche e dalle esigenze legate ai problemi e ai pericoli di una navigazione in regioni polari. Senza contare il necessario lungo elenco di dispositivi e allestimenti particolari, tipico più di una rompighiaccio o di una nave militare che di una barca destinata allo svago e al divertimento come uno yacht.

Ad esempio, per evitare o limitare i danni a seguito di urti contro i ghiacci galleggianti, è necessario rinforzare le zone dello scafo più esposte, come la prora o il fasciame che si sviluppa lungo tutto il perimetro del galleggiamento dello scafo che diventa una vera e propria cintura rinforzata o “ice belt”. Ma anche la parte propulsiva e di governo viene sottoposta ad attenzioni particolari, così come tutte le appendici a scafo che saranno limitate nel numero. Poi gli impianti, che dovranno essere tutti idonei a operare a bassissime temperature senza il pericolo che si blocchino: dagli impianti oleodinamici esterni (tonneggio, salpancore, passerelle e portelli ecc.) ai dissalatori, dalle tubazioni dell’acqua all’impianto antincendio. Senza dimenticare, infine, tutti i problemi connessi al condizionamento e l’isolamento termico degli ambienti interni.

Per avere un’idea di quanto appena accennato basta osservare l’immagine qui in sinistra, relativa a uno yacht di 74 piedi progettato e costruito da “Cape Scott”, cantiere canadese specializzato in piccole imbarcazioni da lavoro appositamente progettate per i difficili scenari del Pacifico nord-occidentale, il mare dove affacciano gli stabilimenti del cantiere stesso.

Yacht di 74 piedi del cantiere canadese “Cape Scott”. In rosso sono evidenziate le zone più soggette al pericolo di urti con i ghiacci, dove il fasciame è aumentato di spessore e le strutture sono rinforzate. In giallo è evidenziata una controchiglia costituita da una lamiera di acciaio di elevato spessore che sopporterà l’intero peso dell’imbarcazione nel caso in cui, rimanendo intrappolata nel ghiaccio, questa si solleva dall’acqua e si posa sul ghiaccio tenendosi in equilibrio sui due skeg. Da notare la particolare forma della prua con il dritto di prua che, sotto il galleggiamento, tende ad essere orizzontale: è la cosiddetta prua a rompighiaccio che serve a far salire la prora sulla lastra di ghiaccio che, per effetto del peso della nave, si spezzerà

I designer di “Cape Scott” sono stati decisamente conservatori, disegnando yacht che ricordano i trawler, i classici pescherecci impiegati nei mari settentrionali dell’Europa e dell’America per la pesca alle aringhe e caratterizzati da forme piene, un’insellatura molto pronunciata e una prua alta.

Il 74 piedi del cantiere Cape Scott

Il 74 piedi del cantiere Cape Scott ricorda molto il trawler.

 

Picchiotti Yacht, nel realizzare il suo yacht Ice Class “Galileo G” varato nel 2011, ha invece conservato il design, con sovrastrutture basse e limitate in lunghezza, che caratterizza l’intera serie Vitruvius®, della quale ha anche ereditato la particolare carena disegnata da Philippe Briand e denominata B.O.S. Hull (Briand Optimised Stretched Hull). Caratterizzata da linee filanti e tirate, dritto di prua pressoché verticale, sezioni prodiere strette, larghezza massima arretrata e dislocamento contenuto, è una carena molto efficiente che ben si presta a essere utilizzata per uno yacht “polare”.

Lo yacht “Ice class” Galileo G costruito nel 2011 da Picchiotti Yacht.

 

Questi due esempi rivelano che il design degli yacht Ice Class, fino ad oggi, non ha avuto una sua connotazione estetica particolare, ma si è ispirato al design di altre tipologie di yacht già esistenti. Abbiamo detto fino ad oggi, perché dalle proposte di questi ultimi tempi il design di uno yacht “polare” si sta caratterizzando di specifici connotati estetici derivanti da esperienze provenienti da mondi esterni allo yachting. Parliamo essenzialmente di due elementi: la prua dritta, alta e sottile, che oggi va tanto di moda anche per yacht e superyacht, ha uno scopo funzionale ben preciso nel naviglio veloce militare o per il supporto logistico e salvataggio, tipologia di barche per le quali è nata.

Detta anche prua “wave pearcing” (letteralmente bucare le onde), è un’espediente per migliorare sensibilmente la tenuta al mare in condizioni meteo-marine difficili senza dover troppo limitare la velocità. La particolarissima prua “Axe Bow” (prua ad ascia) della foto in basso, messa a punto dai cantieri Damen, è l’esasperazione di questo concetto: sovrastrutture alte e spostate molto a prua, a protezione della metà posteriore dell’imbarcazione, sono soluzioni che il cantiere norvegese Ulstein propone da una decina di anni per navi commerciali di vario tipo (dai portacontainer alle navi posacavi e al supply vessel) con il nome di X-Bow® (figura 5). Nel caso di uno yacht questa soluzione permette di avere, in navigazione, la metà posteriore dello yacht più protetto dal vento, dal freddo e dai colpi di mare.

La particolarissima prua “Axe Bow” (prua ad ascia) dei cantieri Damen è l’esasperazione del concetto “wave pearcing”, per migliorare la tenuta del mare. Si può osservare la prora “AxeBow” della “Doña Diana”

E proprio dai cantieri olandesi Damen, uno dei colossi mondiali delle costruzioni navali, viene una delle proposte più interessanti: la linea “SeaXplorer”, costituita da tre superyacht di 65, 90 e 100 metri che, dal punto di vista del design, racchiudono tutti quegli elementi a cui abbiamo appena accennato: prua dritta e affinata, addirittura con un leggero accenno di “ascia”, e sovrastrutture spostate a prua; ma anche ampi volumi interni .

Si tratta di un progetto decisamente ambizioso sia per le dimensioni sia per gli standard di lusso, in linea con quelli di un superyacht di queste dimensioni: ovvero il top del top! Come se navigare in mezzo ai ghiacci fosse la stessa cosa di una crociera ai Caraibi. La versione più grande da 100 metri possiede tutti i comfort per 30 ospiti accuditi da 50 persone di equipaggio per una crociera che inevitabilmente può rivelarsi lunga e piena di imprevisti. Non a caso è prevista un’autonomia di 40 giorni, ovviamente “full comfort”! A bordo trovano spazio, oltre ai mezzi di salvataggio, elicotteri, mini sommergibili, gommoni, mezzi adibiti alle escursioni, che permettono di lasciare la nave madre per muoversi agevolmente per esplorare l’ambiente circostante.

A bordo mezzi e toy tipici permettono di muoversi agevolmente ed esplorare il difficile ambiente circostante. Nel caso del “SeaXplorer 100”, parliamo di mezzi come elicotteri, mini sommergibili, gommoni, mezzi adibiti alle escursioni.

Presentato nel 2015, “SeaXplorer” è un progetto concreto e ambizioso nel quale Damen crede molto, tanto da avere già svolto specifici test in vasca navale per verificare il comportamento della carena in presenza di mare ghiacciato.

 

Ma Damen non è il solo ad aver investito in questo settore. Tra i primi a progettare e costruire “yacht polari” ci sono i designer di Vripack, uno degli studi di architettura navale più dinamici e intraprendenti a livello internazionale, autori del primo superyacht che ha effettuato il mitico passaggio a Nord Ovest: era il 2001 quando lo yacht “Turmoli” (ora “Pioneer”) attraversò l’arcipelago artico del Canada per passare dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico. Costruito nel 1996 dai cantieri Palmer & Johnson, “Turmoli” assomiglia poco a uno yacht moderno, quanto piuttosto a una nave oceanografica con le sovrastrutture spostate indietro, una prua molto alta.

Lo yacht “Turmoli” (ora Pioneer) è stato, nel 2001, il primo superyacht ad effettuare il mitico passaggio a Nord Ovest. Progettato da Vripack e costruito nel 1996 dai cantieri Palmer & Johnson, è una nave di 46 metri.

I designer di Vripack ad oggi hanno progettato ben 5 dei 9 superyacht che hanno effettuato il passaggio a Nord Ovest, compreso il MY “Latitude”, l’unico superyacht ad averlo effettuato da ovest verso est e viceversa. Il design di “Latitude” non si differenzia particolarmente da quello di altri superyacht.

Il MY Latitude è l’unico superyacht che ha effettuato il passaggio a Nord Ovest in tutte e due i sensi, ovvero da ovest verso est (nel 2014) e viceversa (nel 2015).

 

A questi casi sporadici del passato va poi aggiunto il “PJWorld”, una proposta del 2011 dei cantieri norvegesi Palmer & Johnson per uno yacht di oltre 80 metri classificato Ice Class 1B, che preannunciava un po’ le tendenze attuali .

“PJWorld” del 2011 dei cantieri Palmer & Johnson, con exterior design di Nuvolari & Lenard, uno yacht di oltre 80 metri classificato Ice Class 1B che preannunciava un po’ le tendenze attuali.

Oggi, oltre alla linea “SeaXplorer” di Damen, ci sono altre interessanti nuove proposte, alcune di queste già in costruzione. Come i recenti progetti sviluppati dallo Studio Sculli di La Spezia (Italia) per Floating Life, un gruppo svizzero specializzato nella gestione, charter e vendita di super e mega yacht. Si tratta di due explorer yacht di 40 metri entrambi costruiti in classe “light Ice”, l’M/Y K40 attualmente in costruzione presso i Cantieri Navali Cerri di Carrara, a cui a breve seguirà una nuova unità, M/Y K42. Sono yacht pensati e disegnati seguendo il moderno concetto di explorer, senza particolari esasperazioni “polari”, ma prevedendo delle specifiche soluzioni di design, come l’alta falchetta di prua a protezione di una delle zone più esposte della barca, che consentono di sostenere navigazioni lunghe, mediterranee e oceaniche, anche nei mari più freddi.

M/Y K40, uno yacht classe “light Ice” attualmente in costruzione presso i Cantieri Navali Cerri di Carrara. Pensato e disegnato per Floating Life dallo Studio Sculli, con ingegneria navale dello studio Vannini – Oleggini, segue il moderno concetto di “explorer”, integrandolo con soluzioni polari “leggere” come, ad esempio, la falchetta di prua molto alta a protezione di una delle zone più esposte della barca.

Sempre dallo Studio Sculli viene, l’interessante proposta del concept “Expedition 65m” , uno yacht “Ice class” in cui la distribuzione dei volumi e il design in generale riprendono integralmente il concetto delle navi X-Bow® illustrate precedentemente sia per le sovrastrutture alte e spostate molto a prua, a protezione della metà posteriore dell’imbarcazione, sia per la conformazione di quest’ultima: la prua in un certo senso continua anche sopra il ponte di coperta che così è meno esposto ai colpi di mare.

Il concept “Expedition 65m – Ice Class” dello studio Sculli in cui la distribuzione dei volumi riprende integralmente il concetto delle navi X-Bow.

È interessante osservare l’evoluzione del design esterno di questa particolarissima tipologia di yacht, quasi inesistente nel passato, per la quale, inevitabilmente, ci si ispirava a navi espressamente progettate per operare nei mari artici e antartici. Oggi, al crescere della richiesta, lo yacht “Ice Class” inizia ad avere una sua specifica identità. Nasce così lo yacht “polare”!

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