La stabilità delle barche

Chiunque abbia una pur minima esperienza di navigazione a vela sa che la stabilità è un fattore di primaria importanza

NON È UNA COSA SEMPLICE

Chiunque abbia una pur minima esperienza di navigazione a vela sa che la stabilità è un fattore di primaria importanza, in quanto consente alla barca a vela di opporsi alle spinte prodotte sulle vele dall’azione del vento.

Vale comunque la pena di definire in modo corretto il concetto di stabilità, che può quindi essere espresso nel seguente modo: “Stabilità: capacità di una imbarcazione di opporsi a qualsiasi azione esterna che tenda a variarne la posizione originaria di galleggiamento, riportando quindi la barca nella posizione iniziale”.

In linea di principio una imbarcazione può inclinarsi in qualsiasi direzione, ma nelle barche si evidenziano due assi ben distinti, uno longitudinale ed uno trasversale. Quindi parlando di stabilità dobbiamo sempre specificare tra stabilità trasversale e stabilità longitudinale.

Non occorre sottolineare l’importanza della stabilità trasversale, grazie alla quale una barca è in grado – sbandando – di opporsi alla spinta che il vento esercita sulle vele.

Minore importanza ha la stabilità longitudinale, che va presa in considerazione per quanto riguarda gli effetti del beccheggio.

Normalmente durante la navigazione possiamo tranquillamente dimenticare gli effetti della stabilità, in quanto gli sbandamenti sono modesti, e anche una notevole straorzata non produce inconvenienti di sorta.

Completamente differente è invece il caso di sbandamenti di notevoli entità, che possono mettere in situazioni pericolose barca ed equipaggio.

Equilibrio della barca sbandata

Qualsiasi imbarcazione che galleggi liberamente risulta essere in una situazione di equilibrio determinato da due forze uguali e contrarie che sono il dislocamento (in pratica il peso della barca) e la spinta idrostatica (principio di Archimede)che agisce verso l’alto.

Naturalmente se il peso eccede la spinta idrostatica la barca se ne va tranquillamente a fondo, un evento che chiude definitivamente la navigazione.

A parte questa situazione catastrofica assai rara, è invece di notevole importanza l’evoluzione della rotazione della barca via via che questa sbanda.

Prendiamo in considerazione la sequenza delle progressive rotazioni nel caso in cui a barca diritta il centro di gravità sta al di sotto al centro di carena.

In questo caso si determinano due situazioni finali diverse, e cioè una a barca orizzontale ed una seconda a barca ancora orizzontale ma capovolta.

Se invece il centro di gravità della barca è al di sopra al centro di carena l’evoluzione della rotazione è tale che la barca si ribalta definitivamente per raggiungere una posizione perfettamente ribaltata.

Con questo però non intendo in alcun modo sostenere la costruzione di barche del tipo di quella costruita secondo i dettami dell’Ammiraglio Popov per lo Zar Alessandro II, lunga 235 piedi e larga 153 piedi.

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