RIPASSIAMO LA FONDA

La buona stagione sta per tornare, più o meno puntuale, e anche chi vuol trascorrere sul mare una lieta e meritata vacanza, spesso poco riposante, ma certamente edificante, torna puntualmente in darsena o nel rimessaggio per verificare lo stato dell’imbarcazione e per effettuare quei ritocchi che l’esperienza e il buon senso gli suggeriscono.

Il controllo delle dotazioni di sicurezza e di navigazione è fra le incombenze più importanti e vale la pena di verificare lo stato delle cose a bordo per tempo, in modo da poter porre eventuali rimedi. Certo, non bisogna farsi sorprendere da ispezioni più o meno fiscali degli incaricati ufficiali, sguinzagliati a caccia degli inadempienti, ma soprattutto bisogna essere ben sicuri di quanto deve essere a bordo, di quanto c’è già e, inoltre «ripassare» le norme di sicurezza non guasta.

Non vogliamo adesso ripresentare la solita tabella per eseguire il check-up prima della partenza; ne sono pieni i vari testi che aiutano a conseguire le patenti. Vogliamo piuttosto richiamare alla memoria qualche nozione su una delle operazioni che apparentemente è fra le più semplici e invece deve essere conseguente a una mediata preparazione nautica e marinaresca. Si tratta dell’argomento «fonda», ossia dell’andare all’ancora in qualche caletta nascosta o in qualche baia sovraffollata, senza far danno agli altri e a se stessi.

La fondaAncorarsi è certamente l’operazione più tradizionale e, diciamolo pure, di soddisfazione dello skipper che ha portato l’allegra brigata a bordo a buon fine nel luogo prescelto. Ma che ci vuole ad ancorarsi? Una cosa da nulla, che non costringe alle solite ardue manovre per schivare ostacoli e altri mezzi in un porto, dove lo spazio per mettere i cavi a terra è conteso talora in modo feroce. E invece anche per la fonda bisogna operare in maniera conveniente per evitare brutte sorprese.Cominciamo intanto con la scelta del luogo dove dar fondo. È una decisione di carattere principalmente nautico, vale a dire bisogna scegliere bene il ridosso, talora sacrificando anche eventuali preferenze.

Il fondale deve essere un «buon tenitore», come si usa dire, ossia capace di far fare buona presa all’ancora. Giova ricordare che generalmente il fondale sabbioso o fangoso è quello più idoneo, anche per ancore leggere o per semplici ancorotti. Un pò meno buono è il fondo pietroso o con alghe, dove l’ancora può non prendere bene e arare o addirittura scivolare.

Ci vorrebbe un’ancora tipo «ammiragliato» ma sappiamo bene che tale tipo non è pratico sulle imbarcazioni piccole perchè è piuttosto ingombrante e pesante. Assolutamente sconsigliabile infine (e lo sanno tutti) il fondale roccioso, perchè sullo scoglio l’ancora o saltella senza far presa o si incastra e la lasciate in regalo a Nettuno.

Quindi un rapido ma accurato controllo della zona prescelta e, se l’avete, accendete l’ecoscandaglio. Altrimenti tenete a portata uno scandaglio a mano, anche se può impacciare chi lo usa e non è pratico. Il momento di dar fondo è molto importante e condiziona spesso la buona tenuta della fonda stessa.

La fondaL’imbarcazione deve avere un velocità minima, con la prua al vento (o, se esiste ed è prevalente, alla corrente) e potete dare l’ordine fatidico: «fondo!». L’incaricato lascia cadere l’ancora che con un bel tonfo si infila sott’acqua e scende veloce… È il momento di dare indietro per fermare l’abbrivo e avere così il cavo o la catena che scende verticale. Sapete quant’è il fondale e filate quindi una lunghezza di calumo pari a tale valore, in modo che questo rimanga praticamente verticale. Date allora un pò indietro, tanto per abbrivare la barca facendo bene attenzione a non trascinare il cavo (o la catena) ma di lasciarlo svolgere via via che andate indietro.

È l’operazione più delicata, perchè può non essere facile rendersi conto del corretto filaggio del calumo: se filate poco e la barca è abbrivata indietro potreste trascinare l’ancora che ancora non fa buona presa: ve ne dovreste accorgere perchè il cavo viene in forza e si tende eccessivamente; se filate troppo c’è il caso che il cavo si abbisci sull’ancora stessa creando un groviglio, addirittura impedendole di far presa.

Filando tanto quanto la barca arretra è la maniera corretta e, se non potete vedere di persona che via faccia il cavo, vi dovete premurare di mettere a prora a fare il mestiere tipico del nostromo una persona che sappia il fatto suo, o perlomeno fili in maniera corretta e si renda conto della presa dell’ancora. Agguantando leggermente di tanto in tanto si vede se il cavo viene in forza oppure no, segno quest’ultimo che l’ancora sta arando. Se tutto procede bene bisogna filare una lunghezza di calumo appropriata al tipo di ancoraggio, in funzione soprattutto di due fattori: lo stato del tempo (vento e corrente) e la durata della prevedibile permanenza.

La fondaSe si tratta di una breve sosta, giusto il tempo di fare una nuotata, la lunghezza di calumo può essere non eccessiva, comunque mai meno di tre volte la profondità. In questo caso a bordo deve rimanere sempre qualcuno in grado di prendere gli opportuni provvedimenti in caso di cattiva tenuta: non fate cioè lo sbaglio (ahimè quante volte sono successi casi del genere) di abbandonare la barca fidando nella buona tenuta per poi vederla scarrocciare pericolosamente verso altre barche o, peggio, verso qualche secca. La lunghezza di calumo consigliabile è da quattro a sei volte la profondità, per il semplice motivo che, qualora il cavo venga in forza, la catenaria sia la minima e non rischi di spedare l’ancora. Se il tempo non è molto buono, o perlomeno le condizioni di mare e vento tendono a mettere in forza il cavo è bene allungare il calumo, sempre per il motivo dianzi detto.

E se il tempo peggiora ancora? Non c’è dubbio: salpate e andate in mare aperto. Meglio affrontare il mare con la barca che governa che lottare con un ancoraggio precario. E potete inoltre cercare un altro ridosso. Mentre siete alla fonda ricordate che bisogna esporre il segnale relativo a tale condizione. A questo proposito ci sembra già di sentire il coro di ironici commenti circa la prescrizione («ma chi l’ha mai visto?) del pallone nero che segnala la fonda di una nave, piccola o grande che sia.

La fonda

È vero, ci siamo divertiti a osservare quante imbarcazioni avessero tale segnale in parecchie zone di abituale fonda. Forse il 3-4{2e3577d2bd6aebaa150c85c33fcd353783f1aa6c690283591e00ef60b3336fc8} da parte di grandi imbarcazioni, generalmente di bandiera inglese. Peraltro di notte il fanale bianco ce l’hanno tutti. E allora, perchè la differenza tra giorno e notte? È abbastanza semplice. Di notte è il caso di farsi notare, mentre di giorno, secondo il ragionare comune, bisognerebbe essere ciechi per non vedere una barca ferma all’ancora. Ma è anche il caso di ricordare che le cose evidenti non sempre sono anche legali e qualche zelante tutore dell’ordine potrebbe obiettare (e avrebbe ragione). Per non parlare poi di qualche altrettanto zelante, ma soprattutto interessato, assicuratore che, in caso di incidente, si attaccasse al mancato pallone per non pagare i danni.

È un pò un discorso analogo a quello del cono nero rovesciato che il veliero dovrebbe esporre quando, pur con le vele al vento, ha messo il motore. Chi l’ha mai visto? Ancora due parole per il controllo di fonda. Non diciamo di fare addirittura un punto con le differenze d’azimut del punto di fonda, ma un controllo con la bussola da rilevamento su alcuni oggetti facili a riconoscersi sulla costa è sempre consigliabile, giusto per vedere se l’ancora fa il suo dovere.

E un’altra cosa: se potete, usate la grippia e il grippiale. Non si sa mai, se l’ancora si è incattivata o addirittura se l’avete dovuta «filare per occhio» (termine espressivo indicante che avete dovuto tagliare il cavo per emergenza o altra necessità) potete sempre cercare di «trafficarla» (come si suol dire per darsi da fare per liberarla) o di recuperarla in un secondo tempo. E veniamo all’operazione inversa: salpare.

C’è poco da dire: evitate di alarvi sull’ancora. Infatti in questo caso si rischia di danneggiare l’argano elettrico (chi ce l’ha) o di farsi male alando a mano e naturalmente faticare senza ragione, o di far avere degli strattoni al cavo, che possono danneggiare il cavo stesso o qualche struttura di bordo (bocche di rancio, bitte e simili) soprattutto a causa degli inevitabili movimenti della barca dovuti al mare anche quasi calmo. E allora venite piano avanti con leggeri colpi di motore in modo da recuperare semplicemente l’imbando fino a quando l’ancora lascia e viene a picco (cavo verticale). Allora si può mettere in moto regolarmente.