Come scegliere le pitture antivegetative

Nautica Editrice
Scritto da Nautica Editrice

Ogni anno, circa a giugno, la nostra rivista propone ai lettori una rassegna delle antivegetative per consentire una scelta corretta in funzione delle esigenze di uso e dei problemi di carena: chi ci segue da sempre sa già come la rassegna è organizzata e quindi potrà servirsi direttamente della tabella, tralasciando in un certo senso le considerazioni tecniche, che dall’anno passato non hanno subito mutamenti sostanziali; chi invece ci legge per la prima volta non abbia però timori: a suo uso riassumeremo quanto detto nei precedenti articoli, in modo che, con la sola attenta lettura di questo, non sia possibile incappare in errori grossolani.

Punto di partenza, come sempre, è la tabella allegata, in cui sono riportate le case produttrici più conosciute e presenti sul mercato internazionale: le abbiamo interpellate tutte, queste ditte, e ci siamo fatti fornire da esse la lista dei prodotti in commercio e tutti i dati ad essi relativi. In ogni caso ci scusiamo per le omissioni o gli errori nei quali involontariamente possiamo essere incorsi.

Le case produttrici

A proposito delle case produttrici invitiamo ancora una volta i lettori a non fidarsi di prodotti anonimi o di ditte sconosciute: quello delle antivegetative è un campo dove la serietà e la ricerca, oltre alla tradizione, sono importanti, e dove le formulazioni devono essere fatte da persone competenti: ricette fatte in casa o consigli dati da rivenditori superficiali, più accorti ai loro guadagni che alle esigenze ed alle economie dell’utente, possono provocare conseguenze anche serie.

Occorre tener presente che, invece, le case produttrici di cui parliamo, hanno nella piccola utenza solo un guadagno marginale, essendo il loro grosso business legato alle flotte commerciali, ai militari, ai cantieri, cui le vernici vengono fornite sulla base di specifici capitolati tecnici e di precise garanzie di uso e di durata: ovviamente la piccola utenza non acquista in base a capitolati o specifiche perché , quand’anche ne avesse la competenza, non ha forza contrattuale per imporle ai fornitori.

I prodotti

Il fatto che il numero di prodotti sia sceso di circa venticinque unità non è, purtroppo, solo una adesione al nostro invito di semplificare la gamma per evitare di confondere le idee all’utenza: gioca pesantemente anche la crisi di cui parlavamo prima. Dobbiamo comunque osservare che un certo ordine nelle idee di chi produce comincia a farsi strada: forse perché l’utenza è diventata più accorta; oppure perché comincia ad essere chiaro l’orientamento sui biocidi (sono i veleni che uccidono gli organismi nocivi, o li scoraggiano dall’attaccarsi in carena). Noi non finiremo mai di consigliare alle case di fornire, persino nel nome, indicazioni all’utenza su cosa scegliere.

In sostanza, se si escludono i prodotti speciali, quelli cioè per i gommoni, o per le fasce di bagnasciuga, o per le eliche e i piedi dei motori, quasi sempre chi sceglie si trova davanti ad una serie di prodotti suddivisi per classe di navigazione e per durata, nella scelta dei quali contano molto le condizioni di uso e il tipo di matrice.

I colori

Rimaniamo della idea che i colori offerti sono troppi: pensiamo cioè che ci sono colori caratteristici del veleno usato o del tipo di matrice, che dovrebbero essere i più economici, i meno variabili, i più duraturi ed efficaci. La scelta della antivegetativa non deve essere un fatto frivolo, legato al gusto o alla moda. Forze ed economie delle aziende finiscono talvolta per essere impiegate in ricerche su colori “difficili”, con il risultato che è sempre l’utenza a pagare questi costi anche su prodotti più semplici.

Tanto per fare un esempio le vernici al rame sono da sempre rosse o nere; e le antivegetative bianche sono la dannazione dei laboratori, perché dopo un poco tenderanno al grigio, o al verde; è inutile poi prendersela con il prodotto, anche se ci è costato di più: ce la siamo chiamata noi!

Le confezioni

Salvo che per qualche ditta, e salvo particolari prodotti spray o venduti in piccole quantità per usi particolari, le confezioni sono da tre quarti e da due litri e mezzo: quasi tutte le ditte dispongono poi di confezioni maxi, che però sono destinate a clienti particolari e solo su richiesta possono essere fornite al pubblico.

La scelta della confezione va fatta con cautela e facendosi qualche conticino sulla superficie da trattare e sulla resa: basta cioè dividere la superficie della carena, calcolata grossolanamente come quella di un parallelepipedo (due volte l’altezza in metri dalla chiglia al bagnasciuga, più la

larghezza in metri della barca, tutto moltiplicato per due terzi della lunghezza in metri della barca), per la resa espressa in tabella, per avere una idea di quanta vernice occorre approvvigionare: conviene sempre comprarne un poco di più perché , come diremo a proposito delle rese, non ci si può fidare ciecamente; occorre anche tenere presente che le rese sono stimate per una sola mano e quindi se intendete dare più mani occorre calcolarlo.

Quando le quantità in gioco non sono indifferenti i calcoli devono essere più precisi, per evitare di ritrovarsi con esuberi che difficilmente riusciremo a ritrovare quando ne abbiamo bisogno; invece è meglio tenersi un poco abbondanti quando siete lontani dal rivenditore o quando il prodotto che avete scelto non è stoccato in negozio e deve essere riordinato: per un eccesso di zelo nel risparmio, potreste trovarvi con la carena non finita oppure trattata con prodotti differenti, cosa sempre da evitare per possibili incompatibilità chimiche o fisiche delle varie formulazioni.

I prezzi

Con i prezzi per confezione l’utenza potrà fare i conti e prevedere quello che deve tirar fuori di tasca all’atto dell’acquisto; più importante e, se volete, sconcertante, ai fini della scelta, è la colonna che indica i prezzi per litro.

Se togliamo i prodotti speciali (per fascia, per gommoni, per eliche o per piedi), tutti compresi entro una banda che va dalle ottanta alle centoventimila lire al litro, non può che impressionare negativamente, anche chi è più esperto, la variabilità dei prezzi. Perché , se è giustificabile una piccola variazione in più quando le confezioni sono più piccole, non riusciamo a spiegarci come mai i prezzi per litro variino da poco più di trentamila a poco meno che centotrentamila lire al litro: e se tiriamo in ballo la resa la differenza rischia di accrescersi.

È vero che ci sono prodotti particolari, formulazioni nuove, spese di ricerca e via dicendo, ma torniamo ad affermare che queste spese vanno riversate sul prodotto specifico e giustificate con la differenza e con la garanzia del risultato: in questo campo però è facile attribuire sempre tutte le colpe all’utenza (cattiva applicazione, condizioni estreme, incompatibilità col fondo ecc) e quindi il cliente non ha nessuna possibilità pratica di reclamo.

Allora, se avete già usato con soddisfazione un prodotto, non abbandonatelo per fare tentativi; ma se dovete fare tentativi, fateli con antivegetative che costano poco: potrete, nel caso di insuccesso, ripeterli con altri prodotti con una spesa complessivamente più ridotta.

La resa

Salvo che in un caso, le rese indicate sono quelle pratiche: questo però non deve farci abbandonare la prudenza prima di considerarle vangelo. La resa pratica presuppone condizioni “medie” di impiego, una mano “normale” applicata da una persona “mediamente” esperta su una superficie di “media” rugosità e “normalmente” preparata: restano da definire tutte queste “medie” e tutte queste “normalità”; questo significa che i valori citati sono solo indicativi per fare dei calcoli di massima, e seguono la politica commerciale delle case, alcune delle quali esprimono dati più cautelativi del risultato, a differenza di altre che “gonfiano” un poco il dato per invogliare il cliente alla scelta.

Noi, giusto per tenerci al di fuori da questo tipo di valutazione, che indubbiamente dipende dal modo di impiego e dalle superfici trattate, consigliamo ai lettori di accrescere di uno o due punti la resa indicata e di dividere per il numero delle mani da applicare. Attenzione comunque ai consigli della casa: perché ci sono alcune vernici che , quando si applichi più di una mano, non solo non migliorano il risultato, ma potrebbero peggiorarlo: ma questo è un discorso di matrici, che tratteremo più avanti.

Il rame attivo

In questa colonna ci siamo preoccupati di indicare la presenza, come biocida, di rame attivo ai fini della corrosione: questo significa che chi possiede uno scafo di alluminio, o ha sotto carena parti in lega leggera, rischia severe corrosioni usando antivegetative che contengono rame attivo, quindi la sua scelta deve primariamente orientarsi verso prodotti che in questa colonna espongono il “no”. Occorre anche tenere presente che per evitare corrosioni di parti non basta “non verniciare quelle parti” (Attenzione: gli anodi di zinco non vanno verniciati “mai”): deve invece essere impiegato un prodotto particolare del tipo per eliche o per piedi.

La matrice

Dal tipo di matrice l’utente può decidere che antivegetativa preferisce in funzione dell’uso che fa della barca e del periodo in cui la tiene in acqua: perché una matrice solubile è certamente più efficace di una dura o insolubile, ma sicuramente meno duratura per navigazioni intense. In altre parole se contate di sollevare spesso la barca per far carena o di tenerla solo una stagione con una prevalenza di “riposo”, una vernice ablativa (è un termine complicato per indicare una matrice solubile o autolevigante) può fare al caso vostro; se invece avete una barca planante, magari molto veloce, che fate camminare per tutto il tempo, vi conviene preferire una matrice insolubile. Se poi la navigazione è dislocante (vela, gozzi tradizionali) potete anche pensare ad utilizzare una vernice per lavoro, con grosso vantaggio nei costi.

Più di tanto non conviene approfondire il discorso delle matrici, che altrimenti rischia di diventare troppo tecnico e quindi poco sostenibile: la matrice prescelta va in ogni caso annotata perché quando sarà il momento di cambiare prodotto occorrerà considerare la compatibilità dei due prodotti, e quindi la necessità di una più attenta preparazione della carena, sia per ragioni di adesione che per ragioni di composizione e di rugosità. Per esempio quello che rimane in carena di una vernice a matrice dura esaurita va sempre accuratamente e completamente rimosso prima della applicazione di un nuovo strato, anche se di vernice uguale.

Il tipo di navigazione

Questa voce, che è, come abbiamo detto, legata al tipo di matrice usato, fornisce una indicazione di massima sui tipi di navigazione cui la vernice è più idonea, oppure specifica le applicazioni cui è destinata.

In funzione della tabella, come si procede alla scelta, ammesso che se ne debba fare una, che cioè sia la prima volta oppure non siate soddisfatti di quella usata in precedenza?

Nel caso si tratti di usi particolari, o il vostro scafo è in alluminio, si comincia dalle ultime colonne, selezionando le vernici che sono adatte allo scopo o, tra queste, eventualmente quelle che non contengono rame attivo. Se invece non ci sono indicazioni o controindicazioni particolari potete cominciare dalle ditte, scegliendo quelle che vi sono più simpatiche o conosciute, oppure dai prezzi, o ancora dai colori, se proprio ci tenete alla tinta. Oltre alla carena dovete fondamentalmente tenere presente due cose, in funzione delle quali scegliere leggendo attentamente le indicazioni in etichetta o negli appositi foglietti illustrativi che alcune ditte preparano:

  • il tipo di acqua nella quale la vostra barca è immersa all’ormeggio o in navigazione, se quest’ultima è prevalente: dolce o salata, fredda o calda, ferma o mossa, inquinata o pulita, biologicamente molto o poco aggressiva, sono dati che possono trovare riferimento nella formulazione e nelle indicazioni. Per esempio alcuni prodotti sono buoni per l’acqua dolce e non per quella salata, o viceversa.
  • il tipo di utilizzo le uscite sono brevi o lunghe, rare o frequenti; la barca sarà tirata in secco dopo ogni uscita (in questo caso l’antivegetativa non è necessaria se le uscite non durano settimane) o solo una volta l’anno, oppure ancora solo quando è necessario; la barca soggiornerà in acque libere, starà ferma in porto, o navigherà itinerando.

Dopo aver attentamente valutato tutto questo, potete, se ve la sentite, fare una scelta; se invece non ve la sentite, affidatevi ad un esperto: prima, però, assicuratevi che sia disinteressato.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.