L’appassionante rotta di Giancarlo Pedote, l’italiano impegnato nel giro del mondo, è tutta da seguire sulla cartografia del sito ufficiale della regata.

Continua la corsa intorno al mondo dei navigatori che, partiti lo scorso 8 novembre dal porto francese di Les Sables d’Olonne, hanno dovuto affrontare condizioni molto dure a causa di una profonda depressione nell’Oceano Indiano. Dopo un mese di fatica, hanno incontrato 35/55 nodi di vento e onde alte anche 7 metri, condizioni proibitive anche per le piccole riparazioni “di routine” da apportare.

Al momento in cui andiamo in stampa, su 33 navigatori partiti, 6 si sono ritirati, fra i quali colui che era dato per favorito: Alex Thompson ha abbandonato la regata a causa di un’avaria al timone di dritta, ma ha potuto raggiungere con il suo “Hugo Boss” il porto di Cape Town. “Sfortunatamente non è possibile effettuare una riparazione in mare, accettiamo quindi che questa sia per noi la fine della regata. Il mio team, i nostri partner e io stesso siamo naturalmente profondamente dispiaciuti” – ha dichiarato sconsolato il britannico che vede così sfumare i suoi sogni di gloria, lui che si era piazzato terzo e secondo nelle due ultime edizioni della regata e che questa volta puntava deciso alla vittoria, avendo, sulla carta, una barca velocissima, rivelatasi però fragile per le condizioni di regata.
Sembrano lontane anche le possibilità di battere il precedente record (74 giorni, 3 ore e 35 minuti) visto che, a 30 giorni dalla partenza, i leader si trovano ancora in mezzo all’Oceano Indiano, mentre quattro anni fa Armel Le Cléach aveva già superato Cape Leeuwin.
Si sapeva che questi nuovi IMOCA 60 sono sempre più performanti ed estremi ma anche complessi e difficili da gestire. Spingere troppo e rischiare di rompere può essere un errore.

Giancarlo Pedote su “Prysmian Group”

Oltre all’avaria su “Hugo Boss”, si sono registrati diversi problemi ai timoni, due disalberamenti, un caso di impianto elettronico totalmente fuori uso e il caso unico e “curioso” di Thomas Ruyant su “LinkedOut” che, quando era in seconda posizione, è stato costretto a tagliare il foil di sinistra, forse dopo aver urtato un oggetto non identificato. “Ero a circa 120° al vento, navigavo a 20 nodi quando ho sentito un grande rumore”, dice Thomas. “Ho subito rientrato il foil in modo che non si trascinasse in acqua. Alla luce del giorno ho potuto ispezionarlo da cima a fondo, in collaborazione con il mio team e gli architetti a terra. Non c’è nessuna via d’acqua. Ma il foil è davvero incrinato in molti punti. La struttura stessa ne risente.” Così ha dovuto tagliare l’appendice e, perciò, sta proseguendo con il solo foil di dritta, che è forse statisticamente il più importante per un giro del mondo.

L’interno dell’IMOCA 60 “Prysmian Group”

Il nostro Giancarlo Pedote, mantenendo la decima posizione, a metà strada tra le longitudini del Madagascar e delle isole Kerguelen, prosegue la sua navigazione su un Oceano Indiano caotico, fedele alla sua reputazione. Preservare l’imbarcazione resta la parola d’ordine dello skipper di “Prysmian Group”, che questo inizio settimana ha navigato con venti di oltre 40 nodi nel passaggio di un fronte, ma soprattutto in un mare complesso, pericoloso per la struttura delle imbarcazioni. Un mare che lo ha portato alla decisione di sollevare un po’ il piede dall’acceleratore sulla strada per Capo Leeuwin. L’atteggiamento di navigazione “da buon marinaio” che Pedote ha adottato nasconde in realtà una perfetta gestione dell’equipaggiamento e dell’uomo a bordo, ed è solo una fase di preparazione strategica che evolverà quando la situazione sarà più favorevole.

“In questi giorni ho visto gli strumenti segnare oltre 40 nodi di vento. Ho dovuto tenere duro, perché il mare è sempre molto corto e incrociato. Più volte la barca ha planato e si è piantata nell’onda davanti o, viceversa, in più occasioni è stata raggiunta da quella dietro”, ha commentato Giancarlo Pedote dopo aver trovato condizioni di vento più gestibili. “Davanti a noi c’è un flusso da Nord-Ovest ma abbiamo ancora a che fare con un vento da Sud-Ovest, sul dorso della depressione. Il vantaggio è che ci permette di impostare una rotta a 90°, cioè verso Est”, ha sottolineato lo skipper che naviga a oltre 15 nodi di velocità media.

Al momento, con 480 miglia di vantaggio sul Prysmiam Group, in testa alla gara troviamo il francese Charles Dalin su “Apivia”, inseguito da Thomas Ruyant, che è indietro di sole 73 miglia. Il terzo, Yannick Bestaven, è a 80 miglia. Poi, un bel distacco con il quarto, Damien Seguin, a 217 miglia e Jean le Cam a 221. Ma quest’ultimo ha dalla sua l’abbuono che gli sarà riconosciuto per il salvataggio di Kevin Escoffier.
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