Olbia, a cavallo tra passato e futuro

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Scritto da Nautica Editrice

L’estate, si sta avvicinando e dunque è tempo di pensare alla meta perfetta per le nostre vacanze. Mare o montagna? Città o campagna? Vacanze all’insegna della cultura o del divertimento? Le scelte sono innumerevoli, ma c’è una terra, la Sardegna, che nel giro di tutto sommato pochi chilometri può darvi davvero molto.

Olbia, la felice

Venendo dal continente, prendete uno dei numerosi traghetti per la Sardegna (sul sito di Direct Ferries potrete trovare varie offerte al riguardo) e fate una tappa nella città di Olbia, testa di ponte per molteplici itinerari in giro per l’isola adatti davvero a tutti i gusti. Situata sulla costa nord-est della Gallura, al centro dell’omonimo golfo che vi condurrà fino in Costa Smeralda, questa località dal clima mite e dalla natura rigogliosa vi conquisterà facilmente, tanto quanto conquistò nel VI secolo a.C. i Greci che fondarono qui il primo insediamento stabile chiamandolo, come in altri casi conosciuti nel Mediterraneo, proprio Olbia, dall’aggettivo olbiòs, felice.

Olbia

E’ vero che la dominazione greca durò solo pochi decenni, soppiantata prima dai Cartaginesi e poi dai Romani, che resero questa città, la più vicina della Sardegna alla penisola, un importante centro sia militare che mercantile, ma la storia di Olbia è ben più antica: le prime tracce umane in territorio olbiese risalgono al IV millennio a.C. per diventare ben più importanti in epoca nuragica (circa II millennio a.C. – II secolo d.C.). Ad oggi si contano più di 50 siti sparsi nelle campagne intorno alla città (parliamo di villaggi, torri singole, menhir, dolmen, pozzi sacri come quello di Sa Teresa e sepolture megalitiche come la tomba di Giganti Su mont’e s’Abe).

La città che osserverete dopo aver attraccato nel porto è il risultato del trascorrere dei secoli: che sia chiamata Olbia, o Phausania (nel periodo bizantino) o Terranova (dal Medioevo fino all’epoca moderna), questo territorio non ha mai smesso di essere abitato e, dopo fortune vicendevoli, ha conosciuto un importante rinascita a partire dagli anni ‘60.

Cosa vedere ad Olbia

Fermo restando che la campagna gallurese è il migliore museo a cielo aperto se vi interessano le antichità nuragiche e i resti di epoca medievale (come il castello di Pedres, costruito intorno al XII secolo ad opera probabilmente dei Visconti di Pisa, che regnarono sull’area fino a tutto il secolo seguente), anche la città moderna offre notevoli attrazioni da visitare, specialmente nel suo centro storico che attraversa un arco temporale ampissimo, dall’epoca punica a quella Liberty.

La basilica di San Simplicio, edificio ecclesiastico in semplice stile romanico più antico della città e simbolo della penetrazione del cristianesimo nella Sardegna nord-orientale, nasce nell’XI secolo su una collinetta, all’epoca fuori dal centro abitato, utilizzata sin dall’antichità. Proprio nel piazzale antistante la basilica, infatti, sono state scoperte una necropoli con più di 400 tombe di età romana (risalenti a un periodo che va dal II secolo a.C. al III d.C.) e la rampa di accesso al tempio di Cerere, di cui un architrave si trova oggi nel camposanto monumentale di Pisa.

Un’altra chiesa che vale la pena di visitare è quella di San Paolo, risalente probabilmente al 1747 (come testimonierebbe la data scolpita su uno degli archi della navata centrale). La sua caratteristica principale è la cupola che segna l’incontro tra i due bracci della pianta a croce latina, coperta esteriormente da centinaia di piastrelle in ceramica colorata. Come spesso accade, la stessa area è stata un luogo di culto anche in epoca antica: è stato scoperto un edificio sacro risalente al III – II secolo a.C., quindi alla fine dell’epoca punica o prima età romana, dedicato probabilmente al dio Melqart (l’Ercole romano), protettore di molte città fenicie e cartaginesi.

Sempre girovagando nella città moderna, tra scorci Liberty e palazzi barocchi, bagnando le famose cozze di Olbia con una bella bottiglia di Vermentino (vino tipico di queste terre), ci si può imbattere in un’altra traccia dei tempi antichi: un tratto di poco più di 60 metri delle mura di cinta puniche, le prime a circondare il centro abitato. Costruite con pietra granitica in opera quadrata, i blocchi sono appena sbozzati all’interno, ma ben levigati all’esterno.

Una visita la merita senza dubbio il museo archeologico della città, costruito come una nave ormeggiata, che raccoglie i resti provenienti tanto da Olbia quanto dal territorio circostante, mare compreso. Proprio questo elemento, infatti, ha riconsegnato resti di ventiquattro navi di epoca romana e medievale, alcuni esposti proprio nell’edificio (tra i pochi al mondo a poter vantare alberi e timoni originali all’interno della collezione museale), che testimoniano due eventi fondamentali per la storia di queste terre: la distruzione della città da parte dei Vandali, intorno al 450 d.C., e la ripresa delle rotte commerciali grazie all’intervento di Pisa nell’XI secolo.

Solo dopo aver esplorato questa bella città e assaporato l’ospitalità della sua gente potrete ritenervi pronti per proseguire il vostro viaggio, che sia verso la splendida Costa Smeralda, negli ultimi anni divenuta importante meta dei viaggi del jet set internazionale, o verso l’interno, tra le aspre e selvagge montagne del Gennargentu.

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