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Nautica - Prove 2012

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Pesca all'orata dalla barca

Fra i pesci che più raramente possono essere catturati nella pesca sportiva dobbiamo certamente annoverare l'orata. Eppure un sistema c'è ed è spiegato in questo servizio.

di Paolo Baldelli e Fabio Petrone


UNA PREDA DIFFICILE



E' indubbio che una delle prede più ambite per i pescatori sportivi, anche perché difficilmente catturabile, è certamente l'orata. E' un pesce essenzialmente costiero, che vive in mare nelle praterie litorali fino a una profondità che in genere non supera i 30 metri. Molto diffidente, questo sparide (dal latino "sparus", nome dato da Plinio a questo tipo di perciformi) ha abitudini gregarie e, quindi, si sposta in branchi generalmente comandati dall'esemplare o dagli esemplari più grandi, frequentando quei tratti di mare dove crescono copiose, colonie di bivalve come cozze o cannolicchi, dei quali è ghiotta divoratrice. Quindi, per insidiare questa regina del mare sarà necessario individuare un tratto di fondale che risponda ai suddetti requisiti. I periodi migliori per la pesca risultano essere quelli estivo e autunnale, quando la temperatura dell'acqua è più elevata e i branchi di orate si avvicinano sensibilmente alla costa, spingendosi in molti casi quasi a terra. Perciò, è una pesca che non richiede l'uso di imbarcazioni particolarmente grandi o attrezzate poiché si può svolgere anche a una distanza di 400/500 metri dalla riva e con una profondità spesso inferiore ai 5 metri. Anche gli orari più pescosi si sono dimostrati essere i più caldi e cioè dalle 10 della mattina fino alle 17,00 anche se non sono rare catture anche in altri momenti della giornata.

Fra le esche più adatte alla sua cattura dobbiamo certamente annoverare i mitili ma anche vermi fra i quali i più catturanti si sono dimostrati l'Americano e il Bibi. Questo tipo di pesca non è il classico bolentino ma, piuttosto, una pesca a fondo effettuata lanciando dalla barca, ben ancorata in prossimità di una scogliera appoggiata su un fondo sabbioso. Questo perché essendo l'orata un pesce particolarmente diffidente, può essere disturbata dall'ombra dello scafo durante la mangianza e, quindi, è meglio restarne a debita distanza. Bisognerà altresì fare molta attenzione all'ancoraggio che, per esperienza specifica, consigliamo parallelo alla scogliera, da effettuarsi con due ancore, una a poppa e una a prua. Questa precauzione eviterà allo scafo di spostarsi in avanti e indietro e alle lenze di perdere trazione, altrimenti risulterà impossibile percepire la toccata del pesce.

Per quel che riguarda l'attrezzatura, la canna deve essere sufficientemente alta per affrontare un lancio di 30/40 metri con un piombo da 50/70 grammi e, secondo la nostra esperienza, la lunghezza potrà essere di circa m 2,20/2,70. Il mulinello deve essere in grado di imbobinare circa 200 metri di filo dello 0,40 ed è importante che esso sia dotato di un'ottima frizione, considerando la combattività e la mole del pesce che può raggiungere il ragguardevole peso di 5/6 chili.
La montatura è abbastanza semplice da eseguire e quindi, facilmente realizzabile anche dai neofiti. Il piombo, che può essere indifferentemente a saponetta, a palla o a pera, deve essere di tipo scorrevole e con fori passanti sufficientemente ampi per accogliere il monofilo dello 0,40. Una volta inserito il piombo sulla madre lenza, su di essa va montata una girella in acciaio con moschettone della misura 8. E' opportuno inserire un salvanodo tra piombo e girella, cioè un tubetto di plastica passante, che impedisce al piombo lanciato di lesionare il nodo sulla girella. Il terminale, realizzato con del monofilo dello 0,25/0,30, dovrà avere una lunghezza di circa un metro, con a un'estremità una cappiola realizzata con doppio nodo, che successivamente dovrà essere agganciata al moschettone.

Molto importante è la scelta dell'amo poiché la poderosa dentatura dell'orata può facilmente piegarlo o addirittura romperlo. Infatti, la sua mascella superiore, spostata lievemente più avanti rispetto alla mandibola, porta 2 o tre paia di denti conici, seguiti da 4 o 5 file di denti molariformi tondeggianti di cui l'ultimo della terza serie è molto grande. Nella mandibola vi è anteriormente lo stesso numero di denti conici, seguiti però da 3 o 4 serie di molari di cui gli ultimi due molto grandi, simili a quelli della mascella superiore. In pratica la sua bocca è una specie di pinza appositamente sviluppata per frantumare i gusci delle sue prede e naturalmente... gli ami. Per ciò, le misure più adatte sono quelle del n. 1 o 2, preferibilmente a gambo corto, in acciaio oppure bruniti, specificamente realizzati da molte case per questo tipo di cattura. Per la legatura, gli ami possono avere la classica paletta oppure l'occhiello. Il primo tipo è certamente più indicato, per questioni di praticità, per l'innesco del verme, l'altro è invece più adatto per le montature con mitili.

Analizzando la pesca con il verme, questo deve essere innescato sano in modo che non copra solo l'amo ma che risalga sui primi 5 cm di lenza, restando così molto invitante nella sua integrità. Per questo motivo è necessario munirsi di un ferretto da innesco, il più sottile possibile, sul quale è necessario realizzare con una limetta, sull'estremità opposta alla punta, una piccola tacca dove successivamente deve essere inserita la cappiola del terminale. Il verme andrà innescato sul ferretto partendo dalla testa, ben centrato fino alla coda e, successivamente, dopo aver inserito la cappiola del terminale nella tacca, andrà fatto scorrere lungo tutto il terminale fino alla copertura integrale dell'amo. Dopo aver proceduto all'innesco, la cappiola andrà fissata al moschettone, dando inizio alla pesca. Lo stesso sistema è utilizzabile per l'innesco del cannolicchio, che non dovrà essere privato delle valve. Il ferretto andrà fatto passare dal pedone attraversando tutto il corpo dell'animale che quindi andrà calato lungo il terminale, fino all'amo. A questo punto il pedone dovrà coprire tutto l'amo fino all'ardiglione. Quindi, per una maggiore aderenza dell'esca sulla lenza e per evitare che i granchi aprano le valve per raggiungerne la polpa, il cannolicchio andrà avvolto con del filo di cotone elastico, acquistabile presso qualsiasi negozio di articoli di pesca. Un altro sistema usato per il serraggio delle valve del cannolicchio è dato dall'utilizzo di un paio di piccoli elastici beige o addirittura di pezzi di laccio emostatico, precedentemente tagliato ad anelli di qualche millimetro di altezza, che una volta inseriti sui gusci dell'animale risultano essere sufficientemente mimetizzati con la sua livrea chiara.

L'innesco dell'amo con la cozza, invece, prevede che il mitile venga venga aperto con una lama facendo ben attenzione a lasciare integre le sue valve. L'amo andrà innescato sulla parte più dura del muscolo, quella che per intenderci resta fissata ai due gusci. Successivamente, la cozza dovrà essere richiusa e a sua volta andrà avvolta con poche spire di cotone elastico. A questo punto diamo una serie di consigli pratici. Essendo questa una pesca d'attesa, consigliamo di controllare almeno ogni venti minuti/mezz'ora l'integrità dell'esca che, specie quando vengono innescati i vermi, può essere compromessa da granchi o piccoli pesci. Inoltre, per lo stesso motivo, in barca c'è tutto il tempo necessario per controllare più canne che, evidentemente, aumentano le possibilità di cattura.

Quando si pesca con più canne è necessario che esse vengano disposte a raggera, con i fili ben lontani fra di loro per evitare, soprattutto in caso di cattura, pericolosi intrecci delle lenze che quasi sempre portano alla perdita del pesce. Oltre alla necessità di mantenere una sufficiente trazione per i fili, consigliamo un'accorta taratura delle frizioni dei mulinelli, poiché ci si può imbattere in prede di dimensioni ragguardevoli e molto combattive, capaci di impegnare a fondo l'attrezzatura e soprattutto i terminali. E' importante disporre di un robusto guadino, magari dotato di manico telescopico, che raggiunga almeno 3 metri di lunghezza per facilitare l'imbarco del pesce nel pozzetto. Sarà opportuno preparare sempre qualche terminale di scorta poiché non è raro l'incaglio dell'esca sugli scogli o sui ciuffi di cozze. Prima di procedere al periodico controllo delle lenze in acqua, è consigliabile innescare già un paio dei terminali di ricambio, pronti all'uso, in modo da ridurre al minimo i tempi morti fra un lancio e l'altro, aumentando il periodo di pesca e le relative chance di cattura.
Buon divertimento!