Storia della navigazione, Medioevo da marinai – Prima parte

Quanto era buio il Medioevo? In mare per qualcuno poteva essere notte fonda, per qualcun altro un po’ meno, ma tutto dipendeva, come spesso capita, dalla propria posizione gerarchica. Ciò non toglie che prima di aprirsi allo sviluppo tecnologico, anche marittimo, per la navigazione furono secoli poco felici.

Un po’ per convenzione, un po’ per la necessità di avere un riferimento temporale, lo si fa iniziare con la caduta del Sacro Romano Impero nel 476 d.C. e lo si fa terminare con la scoperta dell’America nel 1492.

l'importanza della bussola
Le galee a più ordini di remi furono le navi che per le loro caratteristiche di leggerezza e manovrabilità dominarono il Medioevo. Tuttavia, almeno fino alla comparsa della bussola, la vita dei loro timonieri non fu facile a causa della pessima visuale di cui potevano disporre.

Il Medioevo

È l’età di mezzo, il Medioevo, ovvero quello che viene chiamato per consuetudine il periodo buio della storia, vuoi per una sorta di oscurantismo religioso che limitò ogni forma di sviluppo tecnologico e di pensiero – per non parlare della cosiddetta Santa Inquisizione che di santo aveva ben poco – vuoi per il succedersi di oppressive dominazioni, vuoi per una certa scarsità di documentazione.

Ma se questo è vero per il cosiddetto Basso Medioevo, lo è assai meno per quello che seguì, cioè quell’Alto Medioevo che ci ha dato prima Dante Alighieri, Petrarca e Boccaccio, poi Marco Polo, Leonardo da Vinci  – il quale prestò il suo genio anche alla nautica – e, a seguire, Michelangelo, Lorenzo il Magnifico e la sua corte, Donatello e Botticelli, fino ai confini del Rinascimento, sviluppando in questo arco di tempo straordinarie invenzioni come la stampa, gli occhiali, l’orologio meccanico, la polvere da sparo, la bussola… e la forchetta.  

le galee a più ordini
Le galee a più ordini di remi furono le navi che per le loro caratteristiche di leggerezza e manovrabilità dominarono il Medioevo.

Così, tanto per dire che questo Medioevo così buio non era, almeno sulla terraferma, dove alternava luci ed ombre. Quello che rimase invece piuttosto buio fu ciò che avveniva in mare.

Non tanto a livello di tecnologia navale, che pure si prese i suoi tempi, quanto in riferimento alla vita che attendeva chiunque decidesse di navigare, fosse padrone o schiavo, poiché lo aspettavano situazioni che potevano essere un rigurgitante fastidio dovuto anche alle andature delle navi d’epoca – leggi mal di mare – ma molto più spesso, come vedremo, una profonda e crudele sofferenza a seconda della scala gerarchica.

galea romana

E navigar m’è duro…

Tutto ciò che sappiamo delle navi medievali, e soprattutto del loro comportamento in mare e delle manovre che consentivano le varie andature, deriva dalle illustrazioni d’epoca o da descrizioni che inevitabilmente possono essere fallaci o a dir poco scarsamente precise.

Se si prendono come eccezione le poche navi recuperate in stato riconoscibile sul fondo marino, inevitabilmente danneggiate dall’ambiente,  o quelle sepolte nella terraferma secondo antichi rituali come i drakkar dei vichinghi, solo disegni e dipinti d’epoca possono aiutarci a capirne l’architettura, e sicuramente ben poco possiamo sapere del loro reale comportamento in mare e delle procedure di manovra necessarie per condurle, se non per qualche rara descrizione di marinai dell’epoca.

galea armata con vela
Le galee, armate con vele per lo più latine, lunghi pennoni e alberi molto appruati, avevano scarsa abitabilità.

Le carene

Di certo alcune cose possiamo dedurle con l’esperienza dei giorni nostri, perché ad esempio è facile immaginare come potessero rollare delle navi a carena tonda prive di deriva, o quali possibilità potessero avere navi armate unicamente di vele quadre, per non parlare di quali fossero le difficoltà di adattarle alle condizioni del vento soprattutto in caso di emergenza, causa poi di tanti naufragi.

Tra le molteplici particolarità che rendevano queste navi decisamente poco governabili, basterebbe pensare al timone, per lungo tempo costituito da due remi con pala maggiorata e difficilmente governabile, e soprattutto alla posizione del timoniere che, pur dovendo governare la nave, non aveva alcuna visuale in avanti, in quanto la direzione era coperta sia dalle vele sia dal castello di prua.

Le indicazioni venivano quindi fornite da un marinaio posto in alto, sul cassero di poppa, o addirittura da un secondo pilota posto sulla coffa di vedetta, il tutto naturalmente a voce e quindi non sempre facilmente percepibile considerando quale poteva essere il rumore  delle vele e degli scricchiolii del legno in caso di mare formato.  Le cose divennero più semplici con l’arrivo della bussola, ovviamente ben diversa e meno precisa di quelle che conosciamo oggi, ma che offriva comunque un considerevole aiuto.

nave vichinga
Superiore comunque a quella dei drakkar, le famose navi vichinghe che, nonostante la loro singolare tecnica di costruzione, non dominarono solo i mari nordici ma arrivarono fino al Mediterraneo facendone terra di conquista.

Dai drakkar alle galee

Se già queste premesse potevano rendere dura la vita del marinaio, si può dire che c’era ben di peggio. I pur numerosi film che hanno documentato in modo fantasioso la vita a bordo delle navi medievali non si sono mai soffermati sugli aspetti più intimi ma anche ineluttabili del quotidiano, un po’ forse per pudore un po’ perché ritenuti di scarsa importanza.

In ogni caso, poiché il Medioevo coincide più o meno con l’epopea dei Vichinghi, potremmo cominciare a parlare proprio delle loro navi, quei drakkar piatti, bassi di bordo, privi di chiglia e di madieri, ma soprattutto privi di coperta.

Proprio per questa particolare struttura, che tuttavia non impedì a questo popolo straordinarie navigazioni, si tratta di  navi sulle quali bastava un minimo di mare formato per imbarcare una grande quantità d’acqua, tanto che l’equipaggio si divideva fra chi remava e chi era impegnato a sgottare di continuo.

La stessa mancanza di una coperta apre un imbarazzante spiraglio non tanto sul fatto di lavarsi, di cui i Vichinghi facevano volentieri a meno, quanto su quello dei  bisogni corporali che si presuppone venissero soddisfatti senza la minima privacy (se è per questo gli antichi Romani avevano fatto delle latrine un felice luogo di riunione dotato in qualche modo anche di bidet), e probabilmente in un bugliolo che veniva poi scaricato fuori bordo.

Se consideriamo la durezza dei climi nordici, la mancanza della coperta e di un minimo di infrastruttura interna allo scafo, se ne deduce che anche durante navigazioni lunghe e impegnative i Vichinghi dormissero su pagliericci stesi sul fondo della nave, ovvero sul bagnato. Non si può quindi negare che fossero decisamente tosti, anche se dell’aspettativa di vita in quelle condizioni sappiamo purtroppo poco.

stiva di galea
Le stive delle galee, qui in una riproduzione visibile al Galata Museo del Mare di Genova, erano un luogo infernale in cui spesso schiavi, animali, prigionieri, scorte alimentari e occasionali passeggeri convivevano con un onnipresente popolazione di topi.

La vita di bordo

Se la vita di bordo sui drakkar doveva essere ben dura, la situazione era di poco migliore sulle navi mediterranee, fin quando non furono dotate di coperta, cosa che per altri versi non migliorò molto la situazione, anzi a dirla tutta forse la peggiorò.

Sotto il ponte delle galee, ad esempio, la stiva era un ambiente chiuso e privo di ventilazione in cui il caldo o il freddo potevano raggiungere a seconda della stagione situazioni pesantissime, senza contare che erano ambienti totalmente privi di luce.

In questi spazi, generalmente destinati alle merci, finivano anche gli schiavi, spesso merce abituale delle navi d’epoca, e a volte anche occasionali passeggeri che forse rimpiangevano amaramente di essersi imbarcati.

Facile immaginare quale fosse l’atmosfera in un simile ambiente, peraltro ben frequentato dai topi e con la compagnia di merci che spesso andavano a male innalzando oltre il sopportabile il coefficiente di fetore, dovuto anche alla presenza di tanti animali che servivano da cibo durante il viaggio, cui si aggiungevano spesso i cavalli utili per muoversi sulla terraferma, tutti animali che ovviamente non avevano problemi a soddisfare i propri bisogni, tant’è che spesso i marinai preferivano dormire in coperta riparati alla meglio dalle intemperie.

In proposito, narrano le cronache d’epoca che, con venti “favorevoli”, l’attacco di una galea fosse preceduto da una terrificante puzza che metteva in allarme la nave presa di mira.

Se aggiungiamo che i poveri disgraziati che venivano rinchiusi in queste stive non erano certo uomini o donne avvezzi ai movimenti della nave, né esistevano sotto coperta toilette con acqua corrente, si può ben dire che quelle stive erano l’inferno più totale.

Eppure per secoli queste navi hanno fatto il loro lavoro commerciale, senza che nessuno si lamentasse più di tanto, o forse perché chi si lamentava troppo era destinato a un poco salutare “giro di chiglia”.

i bagni nel medioevo
Nelle case delle classi più elevate la scarsa igiene personale diventava a volte occasione di piacere

La situazione igienica

Come già accennato, probabilmente per una questione di pudore, la problematica dell’igiene a bordo della antiche navi – e su quelle medievali in particolare – non è mai stata approfondita. In fondo anche perché a nessuno è mai venuto in mente di annotare certi dettagli, non tanto perché fossero scabrosi, quanto perché ritenuti banali e di nessun interesse.

Chi però anche al giorno d’oggi ama navigare per una pur breve crociera, sa quanto sia importante questo aspetto della navigazione, e se sulle più banali abitudini di bordo delle navi medievali sappiamo poco, possiamo però rifarci a quelle della terraferma, magari pensando che le cose in mare potessero solo peggiorare.

Possiamo ad esempio cominciare col dire che, con la caduta dell’Impero Romano, si perse anche quel culto delle terme e del benessere personale che, almeno i più ricchi, potevano permettersi. Con l’accentramento urbano, nel Medioevo cambiarono pesantemente anche le più usuali abitudini igieniche.

Spesso nelle case più povere, piccole e poco accoglienti, si conviveva con animali come galline e maiali, la spazzatura si buttava regolarmente in strada o, bene che andasse, nel più vicino corso d’acqua, dove finivano anche i cadaveri di animali ed eventualmente di esseri umani non degni di sepoltura. 

latrine romane
Paradossalmente, le necessità igieniche erano più curate al tempo dei Romani i cui bagni pubblici, come le latrine della foto in alto a sinistra, consentivano anche una sorta di bidet.

Il Cristianesimo

E possiamo aggiungere che il Cristianesimo, diffondendo l’idea che il benessere corporale è nemico dello spirito, non fece all’epoca che peggiorare la situazione. Che se poi volessimo parlare di benessere del corpo, si potrebbe notare che sulle navi, mancando spesso il medico di bordo, ad effettuare eventuali interventi chirurgici era…il barbiere.

il bagno nel medioevo
Il bagno, poi, per quanto occasionale, nel Medioevo era un lusso riservato ai ricchi.

Per tornare al benessere e all’igiene di un bagno caldo e sanificatore bisognò aspettare le Crociate, che riportarono dall’Oriente l’abitudine del bagno di vapore oggi noto anche come hamam o bagno turco, per altro assai diffuso in epoca romana.

Infine, come nota di colore in questa breve sintesi di abitudini igieniche, possiamo ricordare che al tempo si usava mangiare con le mani: i più raffinati usavano solo tre dita, magari con qualche difficoltà per zuppe e minestre per le quali era preferibile usare un cucchiaio, mentre la forchetta fu introdotta in Occidente solo verso la fine del Quattrocento.

sapone
Il sapone, nella versione più simile a quella attuale, fu introdotto dagli Arabi nel VII secolo.

In compenso esisteva un manuale di bon ton che, riservato ai ceti alti, raccomandava di non soffiarsi il naso con la tovaglia, di non grattarsi o se proprio indispensabile di non farlo a mano nuda, di non mettersi le dita nelle orecchie, nel naso o negli occhi, di non pulirsi le mani con il vestito o leccandole, ma di lasciarle asciugare.

Sempre per la cronaca e per curiosità, ricordiamo anche che il sapone fu introdotto dagli Arabi nel VII secolo, sostituendo il grasso animale con l’olio d’oliva, dall’odore certo più gradevole.

Poco da dire infine sul sesso, se non altro perché anche volendo auto-soddisfarsi o compiacersi della disponibilità di un compagno di voga, mancava la situazione ideale per praticarlo.

Facile quindi immaginarsi cosa succedesse quelle rare volte che in qualche porto erano ammesse a bordo delle prostitute, tanto più che l’unico spazio disponibile erano i banchi di voga e al massimo, a difesa della privacy, si poteva approfittare di un grosso cencio.

 

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