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Come si pesca l’occhiata

L’occhiata è un bel pesce di colore argenteo con il dorso scuro e il corpo lateralmente compresso. Appartiene all’ordine dei Perciformi e alla famiglia degli Sparidi

Dal punto di vista gastronomico, è considerato un buon pesce, anche se la sua taglia media non oltrepassa i trecento grammi. E’ un pesce estremamente combattente e “tira” come un forsennato, nonostante le sue ridotte dimensioni; quindi si rileva un ottimo antagonista dal lato sportivo. Vediamo come lo si può insidiare, e quali attrezzature occorrono per pescarlo.

Le barche occorrenti
Per catturare le occhiate non sono necessarie barche di grande stazza, sono sufficienti dei gozzi, delle lance, dei piccoli fisherman o addirittura dei gommoni. Quello che magari risulta necessario, per svolgere correttamente l’azione di pesca, è lo spazio messo a disposizione per ogni pescatore.Colui che sta pescando deve essere libero ed esente da ogni ingombro. Per avere le idee chiare: una lancetta, un piccolo fisherman di circa cinque metri, non possono sopportare più di tre pescatori, in quanto ognuno di essi deve disporre di un proprio settore da riservare alle attrezzature per eventuali ricambi di lenza, per la raccolta delle minuterie varie, e per sistemare il pescato.

Le attrezzature con i relativi finali
Come attrezzature primarie, impiegheremo canne possibilmente in carbonio, lunghe circa quattro metri: ottime quelle all’inglese che si rivelano particolarmente adatte per i lanci di lenze sottili. Comunque, a prescindere dalla moda anglosassone, altre tipologie di canne come le bolognesi a lunghezza similare vanno ugualmente bene. A questi requisiti ne aggiungeremo altri, come, ad esempio, la possibilità di poter disporre di anelli o passanti in buon numero, equamente distribuiti e realizzati con ottimo materiale ad alta dispersione di calore. L’azione delle canne sarà quella di punta e media.
I mulinelli saranno quelli tipici della categoria 050, ossia a grandezza medio-piccola, a tamburo fisso. Il mercato attuale ne mette a disposizione una miriade: con leva da combattimento, con doppie frizioni, oppure supertrattati contro la corrosione o realizzaticon leghe speciali e frizioni in carbonio.
Indipendentemente dai requisiti “tecnologici” che può offrire un determinato mulinello, quello che effettivamente conta, e che occorre nella sostanza, è che sia funzionale, semplice, robusto e di conseguenza … longevo. Praticamente i mulinelli migliori devono essere dotati di organi meccanici interni in bronzo, in acciaio inox e con frizioni speciali per garantire le catture più qualificate. Insomma, mulinelli, il cui costo risulta sensibilmente più alto degli altri, ma giustificato per la loro affidabilità nella pesca e nel tempo.

Per quanto riguarda la lenza madre ed i finali, dovremo regolarci nel modo che segue per avere una buona garanzia di successo.Considerando che questa particolare tecnica di pesca la si può eseguire sia di notte che di giorno, potremo variare a nostra discrezione le selezioni dei monofili. Riguardo alla lenza madre, cioè quella da avvolgere in bobina, opteremo per uno 0,16/0,18 ad utilizzo notturno, e uno 0,14/0,16 per un impiego ordinario.
Per il finale, sceglieremo un monofilo con sezione variabile a seconda delle condizioni di trasparenza delle acque, e cioè dello 0,08/0,10 oppure dello 0,12. Naturalmente questa logica la si segue in condizioni ordinarie e diurne. Se la pesca si farà di notte e risulterà fruttuosa,magari con prede qualificate, a questo punto potremo tranquillamente usare un finale dello 0,16 oppure un monofilo unico dello 0,18.Prepariamoci al montaggio della lenza completa che deve essere effettuato con una certa metodologia. Tutto è necessariamente subordinato alla presenza delle nostre amiche pinnute che possono sostare in superficie, negli strati intermedi o nelle vicinanze del fondo del mare.

Un montaggio tipico da occhiate lo si ottiene facendo scorrere la madre lenza negli anelli e inserendoci un galleggiante porta starlight (uso notturno) piombato a grammatura variabile a seconda delle nostre esigenze riguardo ai lanci. Il galleggiante lo fisseremo in modo da far giungere l’esca alla distanza voluta di circa 2-3 metri dalla superficie, oppure lo renderemo scorrevole se ci accorgeremo che le occhiate sono presenti in profondità. Al capo della madre lenza genereremo un’asola, alla quale fisseremo il finale vero e proprio, costituito appunto da un monofilo dello 0,10/0,12 o 0,16.Il finale suddetto recherà un solo amo, ed anche questo varierà nelle misure dal n. 16 al n. 12. Se si rivelano presenze di occhiate di taglia cospicua, è necessario inserire il n.12. Tuttavia, di solito con il bigattino viene rigorosamente scelto il n. 16.La piombatura della lenza, indipendentemente dal galleggiante, se è il tipo all’inglese, normale o piombato, verrà eseguita inserendo una torpilla più un pallino oppure due pallini del n. 9-10. Uno di questi va distanziato dall’amo di circa 80 cm per far fluttuare meglio l’esca in corrente.

Le esche e le pasture
Esche ce ne sono molte appetite dalle occhiate, dalla polpa di sardina al fiocco di pane, dalla pasta per le occhiate commercializzata sotto forma di sfarinato (come quello tipo FIMA mare) ai bigattini, e poi vermi, crostacei e molluschi vari.Tra queste esche tipiche citate, ce n’è una molto appetita dalle nostre “amiche”, ed è quella che useremo: il bigattino. Il bigattino, chiamato anche bachino, cagnotto o con altri nomi dialettali, è la comune larva di mosca carnaria. Di importazione dulceacquicola, in quanto originariamente impiegato per la pesca in acque interne, il bigattino si rivela una della migliori esche in assoluto, non solo per questi Sparidi, ma anche per altre specie di pesce pregiato come il sarago e la spigola. E’ un’esca pratica e la si trova facilmente in commercio nei negozi specializzati in attrezzature e articoli di pesca. La pastura, che è un elemento attirante ed indispensabile per i buoni esiti nelle nostre avventure di pesca, può essere realizzata con formula casalinga o comprata confezionata sotto forma di sfarinati o impasti nei secchielli appositi. Per chi opta per la prima soluzione, è necessario comprare un certo quantitativo di sardine fresche (almeno 2-3 kg per ogni pescata), privarle di testa, coda ed interiora, macinarle ed impastarle con sfarinati da mare appositi e almeno un po’ di pane bagnato.
Chi desidera l’altra soluzione meno impegnativa, e cioè l’acquisto diretto delle confezioni già preparate, può orientarsi sempre sugli sfarinati da pastura da preparare al momento dell’uso e sui secchielli contenenti sarda macinata raccolti in rete, tipo quelli di Spagna Guerrino che si rivelano veramente eccezionali.

I luoghi di pesca, i periodi ed i momenti migliori
Come abbiamo già accennato, le zone migliori sono quelle situate nei luoghi con corrente dei punti cospicui della costa, o nelle vicinanze delle piccole isole o di scogli emergenti al largo.Anche le imboccature dei porti, i dintorni dei manufatti artificiali o delle scogliere, danno i loro buoni frutti. E poi, l’occhiata la si trova anche in prossimità delle vette dei sommi o delle secche dove si unisce a banchi di aguglie alla ricerca continua di cibo. Come periodo, quello migliore è quello autunnale per tutte le zone suddette. Comunque, questo dato non è sempre scontato e spesso dipende dalle condizioni meteoclimatiche dei nostri mari. Molto buone anche la primavera inoltrata e l’estate. Le ore diurne risultano spesso e volentieri un po’ pigre. Quelle migliori durante le quali si accentua l’attività trofica, si rilevano al tramonto, durante la notte, e alle prime luci dell’alba.

Come si svolge l’azione di pesca
Raggiungiamo con la nostra barca il punto desiderato, magari con l’aiuto di un ecoscandaglio se non si conosce bene il fondo, e ancoriamo la barca su un fondale oscillante da una decina fino a circa 25 metri, ad una distanza di pochi metri dalle rocce emergenti.Ancorata la barca, facciamo una cappiola, o asola, sulla cima dell’ancora, in un punto emerso ad un paio di metri dal trincarino di bordo. Fissiamo sulla cappiola un altro spezzone di cima di qualche metro, in modo tale da formare tre venti. Così facendo, la barca assume ben presto una posizione trasversale allo scarroccio e alla corrente di superficie. In questo modo, i pescatori potranno svolgere correttamente tutte le diverse operazioni richieste. Caliamo il sacchetto di pastura al centro della barca in modo tale da farlo affondare per circa tre metri; dopodiché prepariamo le canne e fissiamo i terminali. Appena le nostre amiche “bolleranno” in superficie, getteremo loro con la fionda piccoli quantitativi di pastura unita ai bigattini.
Questo è il momento di innescare un paio di bigattini sull’amo, calare le canne e di occhiare i galleggianti che, di solito, non tarderanno ad affondare sotto l’impeto delle occhiate eccitate al massimo. Per i grandi esemplari, un buon guadino risolverà i nostri problemi. Se le occhiate si dimostreranno poco sensibili alla pastura, affonderemo la nostra lenza con un galleggiante scorrevole esplorando i vari interstadi d’acqua e zavorreremo il sacchetto di pastura nelle vicinanze del fondo.

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