Si può combattere e vincere anche senza avversari. Proprio come Genova, che ha saputo restare in piedi nel deserto generale. Con grande sollievo per il mondo
del diporto che, tirando un sospiro di sollievo, ha potuto avere la sua vetrina internazionale. Tutte le novità per la stagione 2020-2021.

Un successo niente affatto scontato.

Ma pieno e fortemente voluto, questo bisogna proprio riconoscerlo. E grazie a questa ferrea determinazione, la 60a edizione del Nautico di Genova, svoltasi dall’1 al 6 ottobre, si è stagliata prepotentemente sullo sfondo di un anno fieristico paurosamente desolato a livello mondiale, essendo stati cancellati – solo per fare qualche esempio in ordine sparso – i saloni di Palm Beach, Newport, Palma, La Rochelle, Parigi, Amsterdam, Monaco e, soprattutto, quello dell’eterna rivale Cannes.

Se a ciò si aggiunge l’alone di incertezza che già avvolge le manifestazioni del 2021, a partire da quella di Düsseldorf (23-31 gennaio) per la quale si prevedono complicatissimi protocolli sanitari, la fotografia che ne scaturisce inquadra – in primissimo piano – un unico soggetto di consolidata levatura internazionale: Genova appunto. Va pur detto che, in questa sua sofferta salita verso la vetta, Confindustria Nautica ha trovato nelle persone del sindaco Marco Bucci e del presidente della Regione Giovanni Toti due partner estremamente determinati nel non farsi ostacolare dalla pandemia e nel cogliere l’occasione di riaffermare quell’orgoglio ligure che già avevano manifestato – ampiamente e comprensibilmente – in occasione della ricostruzione del ponte sul Polcevera.

Il salone che ne è risultato non ha precedenti. Vuoi per questa strana condizione monopolistica, vuoi per la pressione psicologica che la pandemia ha esercitato su espositori e pubblico, vuoi per i protocolli di sicurezza rigidamente applicati al ticketing (ma assai meno all’interno della mostra), questa sessantesima edizione va guardata con occhi diversi rispetto al passato. Alessandro Campagna, direttore generale della società I Saloni Nautici, emanazione organizzativa di Confindustria Nautica, l’ha definita “espressione di un cambio di paradigma che ha portato a una forte presenza di pubblico qualificato, specializzato e orientato al business”. E gli fanno eco le dichiarazioni di tanti espositori che, proprio grazie a quella parziale rarefazione di visitatori, hanno potuto lavorare con maggiore concentrazione e – a quanto si dice – con insperato profitto.

Non potendo calcolare la percentuale delle persone che hanno acquistato o che perfezioneranno l’acquisto entro la fine dell’anno, possiamo dunque solo dire che questa positiva scrematura ha in buona parte compensato il netto calo di presenze rispetto allo scorso anno: 71.168 contro 188.404. Stessa tendenza al ribasso per quanto riguarda le imbarcazioni esposte: cosa prevista, in quanto molti dei cantieri assenti avevano annunciato la loro rinuncia per il pericolo di contagio; altri avevano dato per scontato che il Nautico sarebbe stato cancellato all’ultimo momento.

Leggermente diverso il motivo più diffusamente dichiarato per spiegare il calo delle novità: in questo caso, infatti, è stato il lockdown di primavera a rallentare drasticamente – se non addirittura a fermare del tutto – l’attività produttiva dei cantieri che, perciò, in molti, si sono trovati irrimediabilmente in grave ritardo su tutti i loro programmi. Chi invece, per fortuna o per bravura, è riuscito comunque a rimettersi in carreggiata, costituisce l’oggetto delle pagine che seguono: settore per settore, le novità per la prossima stagione.