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Altura mediterranea

La scorsa estate, a causa della cronica assenza dei tonni nel sotto costa, è letteralmente esplosa la traina d’altura mirata ai tonni di branco. Questa tecnica, già molto praticata in diverse aree d’Italia, ha visto un aumento esponenziale negli ultimi anni, culminando nell’ultima stagione come un vero e proprio fenomeno di massa

La scorsa estate, a causa della cronica assenza dei tonni nel sotto costa, è letteralmente esplosa la traina d’altura mirata ai tonni di branco. Questa tecnica, già molto praticata in diverse aree d’Italia, ha visto un aumento esponenziale negli ultimi anni, culminando nell’ultima stagione come un vero e proprio fenomeno di massa.

Nonostante le considerevoli distanze da coprire per arrivare a pescare nelle aree più proficue (spesso bisogna percorrere più di 30 miglia dalla costa), equipaggi anche alle prime armi si sono avventurati per vivere l’ultima moda della pesca sportiva. La pesca si effettua prevalentemente in mare aperto a notevole distanza dalla costa, indicativamente sulle batimetriche limitrofe ai 1.000 metri. La traina si inizia senza punti di riferimento, a meno che non si abbia la fortuna di scorgere mangianze in superficie. Per un’azione di pesca ottimale bisogna calare almeno 6 esche, disposte nel seguente modo: due grandi minnow (18 centimetri) a breve distanza da poppa (massimo 15 metri), due minnow più piccoli a 25-30 metri e due jet o kona head a 45-50 metri. Nel calare le esche bisogna considerare che durante le virate le esche più vicine a poppa devono passare sotto i fili di quelle più lontane, nel caso sarà necessario fermare le esche più corte con degli elastici alla base del mulinello. Per ottenere i risultati migliori è necessario procedere a una velocità non inferiore ai 7,5 nodi, pertanto bisognerà scegliere minnow che siano idonei ad essere trainati a tale velocità, senza tendere a fuoriuscire dall’acqua. Le esche che hanno dato i migliori risultati, in particolar modo nella scia della barca, sono stati i kona, con testa metallica o plastica, che presentano dei fori passanti sulla parte anteriore, denominate jet. Tali esche lasciano una scia di bollicine dietro di se che, probabilmente, ha un potere molto attirante per i tonni. I kona vanno montati con terminali di diametro non inferiore allo 0,70 e con ami dritti da tonno. La lunghezza del terminale è di circa due metri con canne di lunghezza tradizionale e di un metro e mezzo con canne corte.

Oltre ai jet, hanno dato ottimi risultati anche kona con testa piatta inclinata, con testa concava, ad ogiva pesante e ovviamente i minnow. Per questa tecnica si possono utilizzare attrezzature (lenza compresa) dalle 20 alle 50 libbre, in relazione alla taglia dei pesci che si possono incontrare e all’esperienza personale.

Nonostante questa tecnica in oceano nasca basandosi sugli avvistamenti delle mangianze e degli uccelli, nei nostri mari spesso si deve impostare sulle batimetriche da seguire. Prescelta l’area di pesca, si calano le esche e si inizia a pescare a una velocità di circa 7-8 nodi. Impostate le esche si comincia a procedere seguendo mediante il plotter, con la funzione “traccia” inserita, delle linee parallele che seguano le batimetriche, in modo da ispezionare un’ampia fascia d’acqua che copra l’area prescelta. In pratica, seguendo le linee che la traccia crea sulla carta elettronica si dovrebbe procedere a zig zag sulla batimetrica. Per individuare i pesci e le zone di mangianza è preferibile impostare l’ecoscandaglio sulla scala da 0 a 50 metri, in quanto scandagliare più a fondo è irrilevante ai fini di questa tecnica di pesca.

Spesso in traina non si dà la dovuta importanza al momento della ferrata, continuando a condurre la barca in linea retta e magari lasciando le altre lenze in acqua. Appena viene ferrato un pesce la barca deve proseguire senza levare la marcia. Il rallentamento va effettuato solo quando il pescatore è sicuro che il pesce sia ferrato e mai appena si sente la canna partire. Tutto il combattimento andrà condotto con il motore al minimo, con eventuali colpi di motore molto dolci per allontanare la lenza dalla poppa. Nella pesca in superficie la cosa migliore sarebbe quella di recuperare le altre lenze, ma questo potrebbe essere controproducente, in quanto durante il recupero di un pesce pelagico, altri esemplari lo potrebbero seguire e attaccare le altre esche in acqua. Nel caso la lenza che ha ferrato sia una di quelle esterne, si devono accorciare leggermente le due interne e compiere una virata molto larga dalla parte della canna che sta recuperando il pesce. Nel caso si tratti di una delle interne è necessario recuperare quella esterna dallo stesso lato, accorciare l’altra interna e compiere la solita virata dal lato del recupero.

In tutti i casi lo skipper, per agevolare il recupero, deve compiere una virata molto larga dalla parte del recupero, ma senza permettere alla lenza di andare mai in bando. In pratica l’imbarcazione deve compiere una larga virata dalla parte in cui si sta recuperando la preda, in modo che il pesce sia al centro di un ipotetico cerchio tracciato dalla barca in movimento.

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