I pesci della traina costiera

I diversi tipi di pesci che è possibile pescare praticando la traina costiera, le indicazioni e i consigli sulle attrezzature da utilizzare, su cosa fare e come comportarsi

Aguglia
Vive in branchi relativamente numerosi in tutti i mari italiani. La si incontra dalla primavera all’inizio dell’inverno in prossimità delle coste specie se rocciose, delle scogliere e delle opere portuali. Rarissimamente raggiunge il chilo di peso. Viene insidiata soprattutto per essere a sua volta impiegata come esca.

  • Attrezzatura: sono più che sufficienti le canne e i mulinelli adoperati per il bolentino ultra leggero.
  • Lenza madre: dalle 20 libbre in su.
  • Terminale: dallo 0,15 allo 0,25 lungo almeno 5 metri.
  • Esche: in passato si usavano piccoli cucchiaini fusiformi o, con una tecnica abbastanza complicata, gli anellidi o i filetti di pesce. Ma oggi vanno giustamente per la maggiore le “matassine” cui le aguglie restano attaccate senza riportare ferite per effetto del semplice aggrovigliamento del loro piccolo rostro nella trama tessile; nei rari casi in cui la matassina da sola non funziona, si suole collocare, immediatamente a tergo della stessa, un minuscolo amo (n. 9-10) innescato con un verme.
  • Zavorra: niente o al massimo 50 grammi.
  • Assetto: due o tre lenze filate ad almeno 40 metri da poppa.
  • Velocità: 4 nodi ridotti a 3 scarsi se la matassina è arricchita con il vermi.
  • Orari: le ore di luce fatta, con preferenza per quelle del primo mattino.
  • Recupero: facilissimo.

Dentice
Fa vita gregaria soprattutto allo stato giovanile ma è raro che i branchi siano molto numerosi. Accosta dalla primavera all’autunno ed è reperibile sugli alti fondali rocciosi o ghiaiosi preferibilmente cosparsi di vegetazione algacea. Ottime le secche al largo con profondità superiori ai 25 metri. Lo si può insidiare in tutte le acque della penisola e delle isole (il primato spetta alla Sardegna) ove si riscontrino caratteristiche subacquee del tipo appena accennato. Può superare abbondantemente il peso di 10 chili.

  • Attrezzatura: basterebbero le 12 libbre; ma, per via dei piombi e dei possibili attacchi da parte di grandi ricciole, è meglio non scendere sotto le 20 libbre.
  • Lenza madre: da 30 libbre in su.
  • Terminali: in nylon dallo 0,50 allo 0,70.
  • Esche: in primavera e in piena estate sono preferibili i pesci finti con paletta metallica da 13 a 18 centimetri; successivamente subentrano le esche naturali, specialmente la seppia e il calamaro.
  • Zavorra: da 500 grammi in su in quanto le esche debbono lavorare in prossimità del fondo.
  • Assetto: due lenze filate ad almeno 50 metri da poppa.
  • Velocità: uno-due nodi con esca viva, tre nodi con esca naturale morta, quattro nodi con gli artificiali.
  • Orari: dal mattino avanzato al pieno pomeriggio.
  • Recupero: ferrare subito con forza per impedire che il pesce vada ad intanarsi. Una volta staccato dal fondo il dentice non oppone eccessiva resistenza.

Dotto
Si tratta di un serranide, appartenente alla famiglia delle cernie, che è ancora abbastanza diffuso in alcune zone costiere rocciose delle Puglie, della Calabria e della Sicilia ove viene catturato a traina soprattutto nella buona stagione. Anche il dotto può agevolmente superare i 10 chili di peso. Valgono le indicazioni fornite per il dentice.

Leccia
Pesce pelagico di aspetto e abitudini molto simili a quelle della ricciola (vedi dopo) ma di presenza occasionale e limitata nelle nostre acque. Nelle sue puntate verso costa preferisce, a quanto risulta, i bacini dell’Arcipelago Toscano. Può superare i 30 chili di peso. Le modalità di traina sono identiche a quelle indicate per la ricciola.

Leccia stella
Le lecce stella sono abbastanza diffuse nei nostri mari ed accostano in estate-autunno trattenendosi in regime pressoché stanziale su fondali medio bassi di sabbia o roccia, generalmente in prossimità delle foci. I branchi non sono di solito eccessivamente numerosi; il peso supera raramente il chilo.

  • Attrezzatura: come per le aguglie.
  • Lenza madre: 20 libbre o oltre.
  • Terminale: almeno 5 metri dallo 0,20 allo 0,30.
  • Esche: cucchiaini argentei fusiformi di 4-5 centimetri, piumette semplici della stessa misura e piccoli pesci finti.
  • Zavorra: dai 50 ai 100 grammi; non serve con gli artificiali autoaffondanti.
  • Assetto: due o tre traine scaglionate dai 30 ai 40 metri.
  • Velocità: 4 nodi.
  • Recupero: le stelle combattono bene e non vanno quindi forzate troppo quando i terminali sono di spessore minimo.

Occhiata
L’occhiata, che è uno dei pesci da traina più diffusi nei mari italiani, vive in branchi in prossimità delle coste su fondali rocciosi medio bassi. Le stagioni migliori sono quelle calde. Raramente supera il mezzo chilo.

  • Attrezzatura: come per le aguglie.
  • Lenza madre: dalle 20 libbre in su.
  • Terminale: almeno 5 metri dello 0,18 – 0,20.
  • Esche: piumette semplici bianche di 2-4 centimetri montate su piccoli ami (n. 5-8), cucchiaini lunghi dai 3 ai 5 centimetri.
  • Zavorra: generalmente non è necessaria con le piume; 50 grammi al massimo per i cucchiaini.
  • Assetto: da due a quattro lenze filate dai 25 ai 40 metri.
  • Velocità: dai 2 ai 4 nodi.
  • Sono più redditizie le ore del primo mattino e, se c’è vento, anche quelle successive di luce piena.
  • Recupero: facile.

Palamita
Poderoso scomberoide, è presente in quasi tutte le acque italiane. Accosta dalla primavera a tutto l’autunno. Talvolta si stabilizza per lunghi periodi nei tratti di mare prossimi o insistenti su grandi formazioni rocciose. Raggiunge i 10 chili di peso.

  • Attrezzatura: 6-12 libbre.
  • Lenza madre: non meno di 20 libbre.
  • Terminali: 0,40-0,60 lungo 5 o più metri.
  • Piume con testina solida da 5 a 8 centimetri montate su ami del 2/0 – 3/0; cucchiaini di pari lunghezza, pesci finti in balsa con paletta lunghi da 9 a 14 centimetri.
  • Zavorra: niente per le piume e i pesci finti, 100-200 grammi per i cucchiaini.
  • Assetto: tre traine portate parecchio a lungo a partire dai 35 metri da poppa.
  • Velocità: dai 4 ai 5 nodi.
  • Orari: di mattino a luce abbastanza fatta e di pomeriggio inoltrato.
  • Recupero: caratterizzato da veloci fughe sul piano sia orizzontale che verticale ma, in definitiva, abbastanza agevole.

Ricciola
Pesce pelagico nei mesi freddi, costiero e catturabile a traina dall’estate inoltrata all’autunno anche esso inoltrato. In tali periodi preferisce le acque profonde in prossimità o a ridosso dei promontori rocciosi ovvero delle secche ubicate anche a diverse miglia da terra. Mangia volentieri a fondo ma soprattutto nella mezza acqua. Può superare il peso di mezzo quintale.

  • Attrezzatura: non si dovrebbe mai scendere sotto le 20 libbre salvo il caso di passo limitato ad esemplari di dimensioni ridotte.
  • Lenza madre: se si cerca il bestione e manca l’esperienza ci vogliono le 50 libbre.
  • Terminale: 10-15 metri dello 0,30-0,40 per gli esemplari di taglia modesta, dello 0,70-0,80 negli altri casi.
  • Esche: aguglia morta o, assai meglio, viva con ami dal 2/0 al 5/0; vanno bene anche la seppia, il totano e il calamaro. Per i soggetti medio piccoli (che danno anche agli artificiali) conviene provare con le piume, con i pesci finti da 7 a 13 centimetri o cucchiaini di 6-8 centimetri.
  • Zavorra: 100 – 200 grammi con gli artificiali; da mezzo chilo in su con l’esca naturale.
  • Assetto: due traine a 40-50 metri da poppa e oltre.
  • Velocità: 1-2 nodi con il vivo, 3 nodi con esca naturale morta, 4 nodi con gli artificiali.
  • Orari: assai redditizie le ore centrali della giornata.
  • Recupero: la ricciola è uno dei pesci più combattivi in senso assoluto; infatti, a parità di peso, oppone una resistenza addirittura superiore a quella del tonno rosso. Bisogna perciò lavorarla con attenzione cedendo filo quando occorre e facendo fare eventualmente dei giri concentrici alla barca.

Serra
E’ un pesce sportivamente superbo con diffusione purtroppo finora circoscritta ad alcuni bacini centromeridionali della penisola e nord occidentali della Sardegna, con rare ed occasionali apparizioni in Mar Ligure. E’ abbordabile dalla piena estate alla fine dell’autunno, periodi in cui si stabilisce in acque poco profonde su sabbia o fango ovvero su o in prossimità di roccia. Sono peraltro possibili accostamenti estemporanei anche durante la stagione fredda. Fa vita di branco, caratteristica che va attenuandosi con il crescere della stazza. I tratti di mare frequentati sono sempre gli stessi. Il peso massimo mediterraneo è di poco superiore ai 10 chili.

  • Attrezzatura: da 6 a 12 libbre.
  • Lenza madre: 20 o più libbre.
  • Esche: l’aguglia viva fa faville; ma anche la morta non scherza; per entrambe ami dall’1/10 al 3/0. Si può anche provare, specie nei confronti di elementi di taglia ridotta, con piume semplici biancheggianti, gialle o policrome lunghe circa 10 centimetri su ami dal n. 2 al n. 1/0. Indispensabile il cavetto metallico.
  • Terminali: lunghi almeno 6 metri dallo 0,35 allo 0,60.
  • Zavorra: niente per le piume, da 100 a 300 grammi per le aguglie.
  • Assetto: 2 sole canne (perché i serra saltano come i marlin) con esche portate ad almeno 30 metri da poppa).
  • Velocità: 2 nodi con l’aguglia viva, 3 nodi con l’aguglia morta, 3-4 nodi con gli artificiali.
  • Orari: di gran lunga più produttive le prime luci dell’alba e quelle intorno al tramonto. Con l’aguglia viva i serra, specie quelli di taglia, mangiano anche a luce piena.
  • Recupero: ci troviamo di fronte ad un antagonista dotato di grande combattività ed astuzia che spesso riesce a portarsi via l’aguglia o una parte di essa senza restare ferrato, ovvero a liberarsi dall’amo con spettacolari salti fuor d’acqua accompagnati da acrobatiche capriole. Recuperare il più rapidamente possibile. Fare attenzione ai micidiali denti del serra.

Sgombro
E’ un piccolo pesce pelagico più o meno presente in tutte le acque nostrane. Accosta dalla tarda primavera a tutta l’estate portandosi generalmente a 2-3 miglia da terra con preferenza per le rade e gli estuari. Le zone litoranee più frequentate sono di norma sempre le solite. Peso record: un chilo; peso medio corrente dai 2 ai 3 etti.

  • Attrezzatura: come per le aguglie.
  • Lenza madre: 20 libbre o più.
  • Terminali: 0,25-0,30 lunghi 5/6 metri o più.
  • Esche: cucchiaini da 3 a 5 centimetri, piume giapponesi di 5-6 centimetri armate con ami dei numeri dal 2 all’1/0.
  • Zavorra: da 100 a 300 grammi in quanto gli sgombri dimorano e mangiano abitualmente sotto la superficie.
  • Assetto: due o più traine a 30-40 metri.
  • Velocità: 3 nodi circa.
  • Recupero: agevole.
  • La misura minima legale è di 15 centimetri.

Spigola
La spigola è il predatore costiero più ambito dai pescatori sportivi (e non solo da essi!). E’ reperibile lungo i litorali ove ci siano scogliere sommerse medio basse alternate a tratti di fango o sabbia, praterie di posidonia, manufatti portuali e di contenimento vari. E’ catturabile a traina soprattutto nel pieno dell’inverno e a primavera. Nel primo periodo della sua vita (quando a malapena raggiunge i 2-3 etti) è fortemente gregaria. Successivamente i branchi, mai peraltro molto numerosi, tendono a dissociarsi. Può superare i 10 chili di peso. E’ incredibilmente capricciosa ed incostante.

  • Attrezzatura: 6 – 12 libbre.
  • Lenza madre: 20 libbre ed oltre.
  • Terminale: mai meno di 10 metri dallo 0,25 allo 0,40.
  • Esche: pesci finti con paletta lunghi dai 5 ai 14 centimetri. Le piumette, i cucchiaini e le esche naturali ancora usate da molti rendono assai di meno.
  • Zavorra: 2 traine sui fondali fino a 4 metri; da 100 a 300 grammi in acque più profonde.
  • Assetto: 2 traine laterali dai 40 ai 50 metri ed, eventualmente, una traina centrale più a corto e più affondata.
  • Velocità: intorno ai 4 nodi.
  • Orari: di buon mattino e con il sole allo zenith; ogni altra ora di luce secondo il capriccio delle “Signore”.
  • Recupero: non è facile far abboccare la spigola che però, una volta ferrata, reagisce con forza soltanto al principio e quando vede la barca.

Sugarello
Si tratta di un modesto pescetto che nei mesi caldi si avvicina molto alle coste. Frequenta le scogliere sommerse e le acque adiacenti. Difficilmente supera il mezzo chilo.

  • Attrezzatura: come per le aguglie.
  • Terminali: almeno 5 metri dello 0,20 – 0,30.
  • Esche: piume semplici o con testina solida di 3-5 centimetri armate con ami dal n. 3 al n. 1/0; cucchiaini di pari lunghezza.
  • Zavorra: niente per le piume, fino a 100 grammi per i cucchiaini.
  • Assetto: 2 o 3 lenze a circa 30 metri.
  • Velocità: dai 2 ai 3 nodi.
  • Orari: di buon mattino.
  • Recupero: senza problemi.
  • La misura minima legale è cm 20.

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